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Rita De Crescenzo nei guai per il video contro il ristorante di Castel di Sangro: «Ho speso 1000 euro e ho mangiato male»

La multa di 258 euro non ferma Rita De Crescenzo: il prossimo 2 ottobre si terrà l’udienza a Sulmona. L’imprenditore Alessandro Coscia, titolare del locale, si è sentito diffamato dal video diventato virale.

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    Un conto da mille euro e una recensione al veleno. È questo il punto di partenza della nuova bufera social che ha travolto Rita De Crescenzo, la tiktoker napoletana seguita da centinaia di migliaia di follower. Il giudice Alessandra De Marco del Tribunale di Sulmona le ha inflitto una multa di 258 euro per diffamazione, dopo che la donna aveva pubblicato un video in cui criticava duramente un ristorante di Castel di Sangro, lamentando di aver mangiato male a fronte di una spesa salatissima.

    La destinataria del provvedimento, però, non ci sta e ha deciso di opporsi al decreto di condanna. «In tribunale dimostrerò che la mia era solo una critica legittima», ha dichiarato. Il procedimento entrerà nel vivo il prossimo 2 ottobre, con l’udienza predibattimentale fissata a Sulmona.

    Il bersaglio del video era Alessandro Coscia, imprenditore 45enne e titolare del ristorante finito nel mirino. Secondo l’accusa, le parole di Rita avrebbero travalicato i limiti della critica, danneggiando l’immagine e la reputazione del locale. In pochi giorni, infatti, il filmato aveva fatto il giro del web, generando una pioggia di commenti e dividendo l’opinione pubblica tra chi difendeva la tiktoker e chi invece le rimproverava toni eccessivi.

    La multa non ha però fermato la battagliera influencer, che da tempo cavalca l’onda dei social alternando dirette quotidiane, sketch e sfoghi personali. In questo caso, ha promesso battaglia legale: «Non mi faccio zittire, non ho insultato nessuno, ho solo raccontato la mia esperienza».

    Il caso, intanto, ha acceso i riflettori su un terreno sempre più delicato: quello delle recensioni online e del confine tra diritto di critica e diffamazione. Se da un lato la libertà di espressione è un principio fondamentale, dall’altro resta il rischio che un giudizio negativo espresso a milioni di follower possa trasformarsi in una condanna anticipata, ben più pesante di una sanzione pecuniaria.

    Ora toccherà al tribunale stabilire se quella frase – «Ho speso 1000 euro e ho mangiato male» – sia stata un’opinione lecita o un attacco gratuito.

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      Rita De Crescenzo e la scimmietta Mimì, Scanzi la massacra in tv: «Povera, deve stare tutta la vita con una come lei»

      «Ogni volta che la ascolto mi sembra di sentire Schopenhauer», ironizza il giornalista, che attacca anche il fenomeno social De Crescenzo: «È la prova che si può avere successo senza avere mezza dote». Lei reagisce: «Tu stai sempre contro di me». E sulla docuserie assicura: «Nessun finanziamento del ministero della Cultura».

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      de Crescenzo e Scanzi

        Rita De Crescenzo arriva in televisione per raccontare la sua nuova vita a Sharm el Sheikh, ma alla fine la vera protagonista diventa Mimì, la scimmietta che la regina napoletana di TikTok vorrebbe portare con sé in Italia.

        E soprattutto arriva Andrea Scanzi.

        Il giornalista ascolta per buona parte dell’intervista della De Crescenzo a È sempre Cartabianca, poi entra in scena e trasforma il salotto di Bianca Berlinguer in un ring. Prima ironizza sulla tiktoker, poi attacca frontalmente il fenomeno che rappresenta e infine si infuria quando vede le immagini della scimmietta.

        La De Crescenzo non resta naturalmente in silenzio. Mostra documenti, passaporto e libretto delle vaccinazioni di Mimì e accusa Scanzi di avercela sempre con lei.

        Il risultato è uno dei battibecchi televisivi più surreali degli ultimi tempi.

        Scanzi contro Rita De Crescenzo: «Mi sembra di sentire Schopenhauer»

        La tiktoker racconta la propria nuova vita egiziana e le attività commerciali avviate a Sharm el Sheikh. Nel frattempo Scanzi ascolta.

        E quando prende la parola parte subito in quarta.

        L’ironia è feroce: «Ogni volta che la ascolto mi sembra di sentire Schopenhauer».

        Ma la questione diventa rapidamente più seria. Per Scanzi il successo della De Crescenzo rappresenta perfettamente il meccanismo attraverso il quale funzionano oggi molte piattaforme social.

        «Rita è la prova che i social servono come evasione», sostiene, arrivando poi alla bordata: «È la prova vivente che si ha successo quando non si ha mezza dote. I social allo stato attuale premiano quelli che non sanno fare niente. Quelli estremi, buffi, eccessivi».

        Le riconosce però una capacità: quella di trasformare la propria popolarità in denaro. «È bravissima a fatturare», concede, aggiungendo subito di fare fatica a considerare il suo successo «un segnale positivo della società».

        Insomma, carezze poche.

        Rita De Crescenzo reagisce: «Alla gente piaccio»

        La tiktoker non sembra particolarmente impressionata.

        Quando Antonello Piroso sposta il discorso sul pubblico che segue personaggi come lei, sostenendo che tutto ruoti attorno a visualizzazioni e follower, la risposta arriva immediatamente: «A voi può non piacere, ma alla gente piaccio».

        Ed è difficile contestarle almeno il dato di partenza: il fenomeno Rita De Crescenzo esiste proprio perché centinaia di migliaia di persone guardano, commentano e condividono quello che fa.

        Savino Balzano prende parzialmente le sue difese: se ha successo sui social, osserva, non può certo essere considerata responsabile del fatto che il pubblico la segua. E nella vita serve anche leggerezza.

        Scanzi, però, non sembra esattamente conquistato dall’argomento.

        La scimmietta Mimì scatena il caos: «Quelle immagini sono raccapriccianti»

        Poi arriva lei: Mimì.

        Rita De Crescenzo ha preso con sé una scimmietta e vorrebbe riuscire a portarla in Italia. Quando in trasmissione compaiono le immagini dell’animale, Scanzi cambia immediatamente tono.

        «Ho trovato le immagini della scimmietta raccapriccianti», attacca.

        La De Crescenzo reagisce: «Tu stai sempre contro di me».

        «No, io sto dalla parte degli animali», replica lui.

        A quel punto Rita estrae quella che considera la prova definitiva: i documenti di Mimì. Mostra davanti alle telecamere il passaporto dell’animale e il libretto delle vaccinazioni.

        «Guarda che tengo, guarda», insiste.

        Ma il passaporto di Mimì non commuove minimamente Scanzi.

        «Ma quale vaccino, lasci la scimmia nel suo habitat»

        Il giornalista non discute soltanto delle carte. Contesta proprio l’idea di tenere una scimmia come animale da compagnia.

        «La scimmia non ci può stare in Italia, ma quale vaccino. La lasci nel suo habitat», sbotta.

        Poi la stoccata finale, quella destinata inevitabilmente a diventare virale: «Pensi che fortuna quella scimmia che deve stare tutta la vita con uno come lei».

        A quel punto passaporti, vaccinazioni e buone intenzioni finiscono quasi in secondo piano.

        Le norme italiane sulla detenzione dei primati rendono comunque molto complicato il progetto di portare Mimì nel nostro Paese. E quindi la tiktoker potrebbe scoprire che, al di là delle bordate di Scanzi, il problema più difficile da superare non si trova nello studio televisivo.

        Rita De Crescenzo, la docuserie e il mistero sul ministero

        Durante l’intervista si parla anche della docuserie dedicata alla vita della De Crescenzo, progetto sul quale la diretta interessata continua però a mantenere il mistero.

        «Non posso rispondere su questo. Ci sarà una sorpresa, ma più di questo io non so niente», dice.

        Molto più categorica quando entra in gioco la voce di possibili finanziamenti pubblici al progetto. Rita smentisce senza esitazioni: «Il ministero della Cultura? Non lo conosco nemmeno, non è vero niente che sono stata finanziata».

        Ma alla fine della serata persino la docuserie viene oscurata dalla piccola Mimì.

        Rita mostra il passaporto. Scanzi invoca la libertà della scimmia. Lei lo accusa di essere sempre contro di lei. Lui replica di essere soltanto dalla parte degli animali.

        E Mimì, inconsapevole protagonista dello scontro, riesce nell’impresa di mettere Rita De Crescenzo e Andrea Scanzi ancora più lontani di quanto fossero prima.

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          Eugenia Longo e l’alopecia, la scelta di mostrarsi senza parrucca: «La mia forza è essere me stessa, non mi sono mai vista brutta»

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            Eugenia Longo ha perso i capelli a tre anni per l’alopecia ereditaria. Oggi racconta sui social il proprio percorso di accettazione, il peso dello sguardo degli altri e l’importanza della terapia: «Chiedere aiuto per conoscersi è fondamentale».

            Eugenia Longo aveva appena tre anni quando l’alopecia ereditaria le ha fatto perdere i capelli. Da allora il rapporto con la propria immagine è diventato un percorso iniziato molto prima di quanto accada alla maggior parte delle bambine. Non perché si considerasse brutta, racconta, ma perché intorno a lei quasi ogni rappresentazione della femminilità sembrava raccontare un modello diverso: dalle principesse alle Barbie, i capelli erano sempre uno degli elementi centrali.

            «Ho iniziato a chiedermi cosa fosse bello, cosa fosse femminile, come apparissi agli occhi degli altri», racconta Longo. Domande che l’hanno accompagnata nella crescita e che, con il tempo, l’hanno portata a separare la femminilità da un particolare fisico: «Prima di come appaio, mi sento donna nel modo in cui mi pongo, in come mi relaziono e in quello che riesco a trasmettere».

            Eugenia Longo e l’alopecia: «Non mi sono mai vista brutta»

            Il passaggio più difficile non è stato quindi accettare la propria immagine, ma affrontare quella restituita dagli altri. «Non mi sono mai vista brutta. Gli occhi giudicanti degli altri sono stati la cosa più complessa da gestire», spiega.

            Le insicurezze hanno inevitabilmente attraversato anche le prime relazioni sentimentali. Mostrarsi completamente non era semplice, finché qualcosa ha cominciato a cambiare. Longo descrive quel processo come una trasformazione lenta, maturata senza forzature, fino alla necessità di abbandonare l’immagine dietro la quale si era protetta per anni.

            Oggi sui social conta oltre 60 mila follower e usa la propria esperienza anche per parlare alle ragazze che vivono situazioni simili. La bellezza, sostiene, non può esaurirsi nell’aspetto fisico: entrano in gioco portamento, ironia, gentilezza, sensibilità ed empatia.

            «Non ho mai indossato parrucche»

            Un ruolo importante lo ha avuto anche la famiglia. «I miei genitori non mi hanno mai imposto nulla: volevano vedere come avrei gestito questa diversità. Non ho mai indossato parrucche», racconta Longo.

            Durante l’adolescenza ha utilizzato fascette e foulard, trasformandoli anche in elementi del proprio look. Successivamente è arrivato il desiderio di eliminarli e mostrarsi senza più coprire la testa. Nessuna svolta improvvisa: «È stato un percorso lungo, ma naturale: non mi sono mai messa fretta».

            Una scelta che oggi è diventata parte della sua presenza pubblica, senza trasformare l’alopecia nell’unico elemento attraverso il quale definirsi.

            La terapia e il percorso di accettazione

            Nel cammino verso una maggiore sicurezza ha avuto un peso anche la terapia, che Eugenia Longo definisce «un catalizzatore». «Chiedere aiuto per conoscersi è fondamentale», sottolinea.

            Oggi esistono trattamenti sperimentali per l’alopecia, ma Longo racconta di aver costruito il proprio percorso di accettazione quando quelle possibilità non esistevano. Per questo invita a partire dalla consapevolezza di sé, senza pretendere risultati immediati.

            Il messaggio che porta sui social nasce dalla sua stessa esperienza: parlare delle proprie paure, informarsi e scegliere con attenzione le persone delle quali circondarsi. Perché, dopo una vita trascorsa a confrontarsi con modelli estetici nei quali non riusciva a riconoscersi, Eugenia Longo ha trovato il proprio punto di equilibrio proprio nella decisione di non nascondersi.

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              Nonna Adele, bufera su TikTok: «Sono una medium e faccio la cartomanzia». Poi l’avvertimento: «Mia figlia non si tocca, ho denunciato»

              La star di TikTok reagisce ai video e ai vocali diffusi online: «La cartomanzia esiste, la faccio. Sono una medium e una grande veggente». Ma esplode quando le polemiche coinvolgono Natascia, la figlia morta nel 2025: «Non dovete permettervi mai più di parlare di lei».

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                Dai casatielli giganti alle carte, dai video di cucina alle accuse di presunti rituali esoterici. Nonna Adele, al secolo Adele Sansò, è finita al centro di una bufera che sta incendiando TikTok. E questa volta la popolare cuoca social ha deciso di rispondere senza mezzi termini: ammette di praticare la cartomanzia e di considerarsi una medium, respinge invece le accuse di fare «fatture» e soprattutto annuncia di essersi rivolta a un avvocato dopo che nella polemica è stata coinvolta anche la figlia Natascia, morta nel febbraio 2025 a soli 45 anni.

                Tutto nasce da una serie di contenuti comparsi online, nei quali si parla di presunte pratiche esoteriche e vengono diffusi alcuni vocali attribuiti alla tiktoker. Materiale che, secondo Adele Sansò, sarebbe stato pubblicato senza la sua autorizzazione. Lei non nega però quella parte della propria vita che fino a oggi aveva scelto di tenere lontana dai social.

                Nonna Adele confessa: «Faccio la cartomanzia»

                «La cartomanzia esiste, faccio la cartomanzia. Ma perché dovevo dirvelo? Non ho problemi», spiega ai follower. Una confessione che sorprende chi la conosce soprattutto per le enormi quantità di pasta, i casatielli e le altre ricette diventate virali, ma sulla quale Nonna Adele rivendica il diritto alla propria privacy.

                «La mia vita privata non la voglio mettere sui social, qui voglio fare i maccheroni, i casatielli, non raccontarvi il privato. Questi non sono fatti vostri. Fare la cartomanzia non è un reato».

                La tiktoker va anche oltre e rivendica apertamente quelle che considera proprie capacità: «Io sono una medium, sono una grande veggente. La gente mi vuole bene, questo non è un problema vostro e non devo dare spiegazioni a voi».

                Le accuse sulle «fatture» e il misterioso vocale

                Ben diversa la sua posizione sulle accuse più pesanti circolate in rete. Nonna Adele nega infatti di praticare presunti malefici: «Voi dite che io faccio le fatture, ma questo lo dite voi. La mia coscienza è pulita».

                Al centro della polemica è finito anche un vocale nel quale si sentirebbe pronunciare la frase «metti le foto nell’acqua santa». Un passaggio che alcuni utenti avrebbero interpretato come riferito a pratiche esoteriche. La spiegazione della tiktoker è completamente diversa: «Questo per scongiurare le cattiverie, non per il contrario».

                Adele Sansò sostiene inoltre di aver conservato le prove di quanto pubblicato sul suo conto. «Sappiate che ho fatto tutti i video e gli screenshot di quello che avete detto e scritto», avverte, accusando alcune pagine di aver utilizzato il caso per aumentare visualizzazioni e interazioni: «Per fare hype state buttando fango su di me».

                La rabbia per la figlia Natascia: «Non si tocca»

                Il punto sul quale Nonna Adele non accetta alcuna discussione riguarda però la sua famiglia. Nei giorni scorsi aveva già annunciato di essersi rivolta all’avvocato penalista Giuseppe Gallo, spiegando: «Stiamo leggendo e vedendo tante cattiverie e molte falsità sulla mia persona, cose che a me poco interessano, ma la mia famiglia, i miei nipoti e soprattutto la buonanima di mia figlia Natascia non si toccano».

                Natascia è morta nel febbraio 2025, a 45 anni, dopo una malattia. Secondo quanto racconta la tiktoker, alcuni commenti avrebbero addirittura collegato quella tragedia alle sue attività di cartomante. Ed è proprio qui che la sua risposta diventa durissima.

                «Vi siete permessi di scrivere cose brutte, tipo che io ho pagato le conseguenze delle mie azioni con la morte di mia figlia. Ma come vi permettete?». Poi ribalta l’accusa con una domanda: «Allora tutti questi poveri bambini e ragazzi che stanno morendo con le stesse brutte malattie di mia figlia hanno le mamme che fanno le cartomanti?».

                Dalla guerra social alla battaglia legale

                La polemica continua a correre su TikTok, ma Nonna Adele sostiene di avere ormai deciso di spostare la questione fuori dai social. «Non dovete permettervi mai più di parlare di mia figlia. Mi sono mossa perché avete parlato di lei», ha spiegato.

                E agli account che l’hanno attaccata lascia un ultimo avvertimento: «Esiste il karma e il Signore, chi sbaglia paga. Se avete sbagliato pagherete». Dalle pentole alle carte, il personaggio che milioni di utenti hanno conosciuto attraverso ricette e video di vita quotidiana mostra così un volto finora rimasto privato. Ma sulle accuse più gravi la posizione è netta: la cartomanzia sì, le «fatture» no. E sulla figlia, promette, la risposta proseguirà attraverso il suo legale.

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