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Negli occhi di Fido! Ecco come i cani vedono le cose rispetto a noi umani

Il cane ha un modo tutto suo di percepire e vedere le cose. Il suo apparato ottico è diverso da quello umano. Per prima cosa ha una visione binoculare estesa, con un campo visivo di circa 240 gradi, molto più largo rispetto al nostro.

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    L’autore americano Paul Auster, deceduto lo scorso 30 aprile a 77 anni, ritenuto uno dei principali autori del novecento americano – noto soprattutto per L’invenzione della solitudine, Citta di vetro e Trilogia di New York, nei suoi 34 libri ne ha scritto uno descrivendo la vita vista con gli occhi del suo cane Timbuctù. Auster descrive i sentimenti, la crescita e le trasformazioni di una vita trascorsa insieme. Non affronta il modo diverso con cui i cani vedono le cose rispetto a noi umani: oggetti, colori, cielo, prede, mare o una palla che rotola sul prato.

    Perché il cane vede diversamente rispetto agli umani

    Già perché il cane ha un modo tutto suo di percepire e vedere le cose. Il suo apparato ottico è diverso da quello umano. Per prima cosa ha una visione binoculare estesa, con un campo visivo di circa 240 gradi, molto più largo rispetto al nostro. Dal punto di vista fisiologico noi umani percepiamo i colori in modo tricromatico distinguendo principalmente i colori di base rosso, blu e verde e tutte le altre sfumature. I cani sono dicromatici , la loro capacità di percepire il rosso e il verde è limitata. Sono in grado di distinguere solo tra blu e giallo. I cani percepiscono i colori solo debolmente.

    E quindi come fanno a seguire una pallina?

    Si orientano attraverso la luminosità. Nella retina dispongono di un gran numero di bastoncelli, cellule fotosensibili, che sono i responsabili della percezione della luminosità, specialmente nelle fasi del giorno con poca luce (visione crepuscolare). Un altra differenza tra noi e il cane è determinata dalla posizione degli occhi che si trovano lateralmente rispetto al muso. In questo modo la loro visione periferica è migliore rispetto alla nostra. Viceversa percepiscono un oggetto solo se si trova a una distanza minima di 40 centimetri. Per il resto si affidano all’olfatto.

    In che modo percepiscono i movimenti?

    Il compito dei bastoncelli è quello di distinguere tra luce e buio e determinare la frequenza alla quale uno stimolo luminoso intermittente sembra essere completamente stabile. Nell’uomo questa frequenza è compresa tra 10 e 60 stimoli al secondo. Per i cani la frequenza è molto più alta e gli consente di percepire gli oggetti in movimento molto meglio di noi . Al contrario si perdono in un bicchiere d’acqua quando devono percepire un oggetto immobile. Quando ci nascondiamo dietro un albero o sotto una coperta è più probabile ci trovino attraverso l’olfatto, invece che individuarci visivamente.

    La vista è certamente meno sensibile rispetto a udito e olfatto

    Al buio il cane vede certamente meglio di noi. Soprattutto nella tenue luce della penombra in quanto è un parente stretto del lupo. I lupi si sa di notte cacciano e si muovono e sono quindi in grado di percepire visivamente le loro prede o i pericoli. La capacità di vedere al buio è dovuta al tapetum lucidum, ovvero uno strato riflettente a forma di mezzaluna ubicato subito dietro la retina che gli permette di ottimizzare la visione crepuscolare. Il tapetum lucidum riflettere la luce che penetra nell’occhio ed è la stessa che vediamo quando ci capita di inquadrare con i fari della nostra auto un cane o un animale selvatico che attraversa la strada. Nel suo sguardo ci appare quel luccichio tra il giallo e il blu-verde che riflette un senso di brillantezza.

    Pupille e iride quasi come i nostri

    L’occhio del cane ha fisiologicamente una struttura simile a quella dell’uomo. E’ suddiviso in tre sezioni: anteriore, centrale e posteriore con la particolarità che la forte curvatura della pupilla contribuisce alla capacità di rifrazione della luce dell’occhio stesso, un elemento che influenza notevolmente la visione. L’iride dona al cane il colore degli occhi. Grazie ai suoi componenti muscolari, può restringere o dilatare la pupilla, inoltre regola l’incidenza della luce negli occhi.

    Quando si ammalano

    Anche gli occhi dei nostri ‘pelosetti’ si ammalano. Occhi arrossati o vista improvvisamente ridotta ci devono consigliare una visita urgente dal veterinario. Come gli umani anche i cani possono soffrire di glaucoma, – un danno al nervo ottico causato dall’aumento della pressione intraoculare – ; cataratta, – annebbiamento del cristallino – ; uveite, ovvero l’infiammazione talvolta dolorosa dell’occhio interno; cherry-eye, definito come il prolasso della ghiandola lacrimale; lussazione del cristallino.

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      Zampe sul tavolo durante la cena: la guida pratica per insegnare al cane a rispettare gli spazi della casa

      Perché il cane mette le zampe sul tavolo mentre mangiate e qual è la strategia efficace secondo gli esperti di comportamento animale

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      Zampe sul tavolo durante la cena: la guida pratica per insegnare al cane a rispettare gli spazi della casa

        Condividere la casa con un cane regala momenti straordinari, ma la gestione dei pasti familiari rappresenta spesso una prova di pazienza. Tra le abitudini più frequenti ed estenuanti spicca quella del cane che appoggia le zampe sul bordo della tavola o sul banco della cucina mentre i proprietari mangiano. Non si tratta di un semplice dispetto o di un tentativo di dominanza, come erroneamente si credeva in passato. La ricerca comportamentale e i moderni istruttori cinofili confermano che questo gesto nasce da una spinta olfattiva irresistibile, unita al rafforzamento involontario che gli umani forniscono giorno dopo giorno.

        Perché la tentazione del tavolo diventa irresistibile per il cane

        La tavola imbandita si trova esattamente all’altezza del muso della maggior parte dei cani di taglia media e grande, trasformandosi in una vetrina di odori stimolanti. Quando il cane appoggia le zampe sul bordo, sta mettendo in atto un comportamento esplorativo e di richiesta. Se in passato questo gesto ha portato anche solo un piccolo pezzetto di cibo “caduto per caso” o offerto da un commensale, il cervello dell’animale ha registrato l’azione come vincente. Gli esperti definiscono questo fenomeno “rinforzo intermittente”: proprio la casualità del premio rende la condotta ancora più persistente e difficile da estinguere.

        Gli errori da evitare assolutamente durante i pasti

        Per correggere questa abitudine è fondamentale analizzare la reazione dei proprietari. Parlare al cane, spingerlo via con delicatezza, guardarlo negli occhi o persino sgridarlo sono risposte che il cane interpreta come attenzione nei suoi confronti. Per l’animale, una reazione emotiva dell’umano è sempre preferibile all’essere ignorato. Dare cibo dal piatto per farlo stare calmo garantisce il risultato opposto: convalida l’idea che la perseveranza paga.

        Le strategie pratiche per ritrovare la serenità a tavola

        La soluzione passa attraverso la coerenza di tutta la famiglia e la gestione preventiva dell’ambiente:

        • Ignorare del tutto il comportamento: al primo segnale di avvicinamento o di zampe sul tavolo, girate la schiena o distogliete lo sguardo, annullando ogni interazione visiva e vocale.
        • Insegnare un comportamento alternativo: addestrate il cane a stare su un tappetino o nella sua cuccia durante l’orario del pasto, premiandolo solo quando rimane rilassato nel suo spazio dedicato.
        • Offrire un’occupazione al cane: prima di sedervi a tavola, proponete un gioco d’attivazione mentale o un kong riempito con cibo umido per distrarlo e appagarlo cognitivamente.
        • Pulire accuratamente le superfici: non lasciate mai residui di cibo sul tavolo dopo aver mangiato, per non incentivare l’esplorazione solitaria a fine pasto.
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          Come il cambio di stagione influenza i nostri animali: dalla muta del pelo al calo di energie, ecco a cosa prestare attenzione

          Cambio di stagione e animali domestici: cosa succede ai nostri amici a quattro zampe e a cosa occorre prestare attenzione

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          Come il cambio di stagione influenza i nostri animali: dalla muta del pelo al calo di energie, ecco a cosa prestare attenzione

            Il passaggio da una stagione all’altra rappresenta un momento di profonda transizione per gli animali domestici. Con la variazione delle temperature e delle ore di luce giornaliere, l’organismo dei cani e dei gatti si attiva per adattarsi alle nuove condizioni ambientali. Comprendere questi meccanismi fisiologici permette ai proprietari di accompagnare i propri amici a quattro zampe in questa fase, prevenendo possibili disturbi legati al cambio di stagione.

            La muta del pelo e la cura del mantello

            Uno dei segnali più evidenti del cambio stagionale è il fenomeno della muta. Durante questa fase, i nostri animali rinnovano il mantello per prepararsi al caldo o al freddo in arrivo. Il processo comporta una perdita diffusa di pelo, che richiede una costante cura da parte del proprietario. Spazzolare quotidianamente il cane o il gatto aiuta a rimuovere il pelo morto, stimola la circolazione cutanea e riduce il rischio che i gatti ingeriscano troppi boli di pelo durante la pulizia.

            Un mantello sano dipende anche dalla salute della cute, la quale necessita di un’adeguata idratazione per evitare secchezza, prurito o irritazioni dovute ai primi freddi o al caldo improvviso.

            Attenzione a parassiti e sbalzi di temperatura

            Il cambio di stagione non coincide con la scomparsa dei parassiti, anzi richiede un’attenzione costante. Zecche, pulci e pappataci continuano a rappresentare un rischio concreto anche durante i mesi d’inizio autunno o di primavera anticipata. Mantenere una copertura antiparassitaria regolare durante tutto l’anno previene malattie infettive e reazioni allergiche cutanee.

            Gli sbalzi termici tipici delle fasi di transizione influenzano inoltre il sistema immunitario degli animali. I passaggi frequenti da ambienti domestici riscaldati o climatizzati all’aria aperta possono favorire raffreddamenti e sintomi respiratori, specialmente nei soggetti più anziani o nei cuccioli.

            Variazioni di appetito e gestione delle energie

            In concomitanza con la variazione delle ore di luce, molti animali mostrano piccoli cambiamenti nel comportamento e nel livello di energia quotidiano. Può capitare di notare una maggiore sonnolenza o una leggera letargia. Anche l’appetito tende a modificarsi: l’organismo degli animali può richiedere un apporto calorico differente in base alle temperature esterne.

            Modificare gradualmente l’alimentazione, sempre dietro consiglio del medico veterinario, garantisce al cane o al gatto le giuste risorse energetiche senza affaticare l’apparato digerente. Mantenere routine stabili e assicurare un’adeguata attività fisica giornaliera aiuta infine a preservare l’equilibrio psicofisico dei nostri amici a quattro zampe.

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              Quando curare un animale costa troppo: la mappa del veterinario sociale e i servizi gratuiti previsti dai Comuni italiani

              Dagli ambulatori comunali dedicati alle categorie fragili alle convenzioni con i canili: ecco quali tutele esistono in Italia.

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              Quando curare un animale costa troppo: la mappa del veterinario sociale e i servizi gratuiti previsti dai Comuni italiani

                Di fronte a un’improvvisa malattia o a un infortunio del proprio animale domestico, la necessità di sottoporlo a visite specialistiche, ad analisi di laboratorio e all’acquisto di specifici farmaci può generare una spesa imprevista particolarmente consistente. Per molte famiglie o persone anziane che vivono con un assegno di pensione minimo, i costi della medicina veterinaria privata rischiano di trasformarsi in una barriera insormontabile, sollevando l’interrogativo sull’esistenza di un servizio pubblico o sociale garantito sul territorio.

                Che cos’è e come funziona l’ambulatorio veterinario sociale

                Nel panorama nazionale non esiste un Servizio Sanitario Veterinario universale e gratuito equiparabile a quello previsto per le cure umane. Tuttavia, in risposta alle crescenti esigenze del territorio, diverse Regioni e amministrazioni comunali hanno avviato progetti di “veterinario sociale”.

                Si tratta di strutture pubbliche o convenzionate nate con l’obiettivo di offrire prestazioni cliniche di base — quali visite di controllo, vaccinazioni, microchippatura e interventi di sterilizzazione — a titolo gratuito o a tariffe calmierate. L’accesso a questi servizi è regolato da requisiti specifici, legati solitamente all’attestazione dell’Isee del proprietario, alla condizione di invalidità o al monitoraggio da parte dei servizi sociali territoriali.

                Il ruolo delle associazioni e le convenzioni con la Sanità Pubblica

                Oltre alle strutture comunali, un contributo decisivo arriva dal settore no-profit e dalle principali associazioni di tutela animale. Organizzazioni come la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, la LAV o l’ENPA gestiscono in molte città ambulatori solidali aperti alle persone indigenti.

                A ciò si affiancano i servizi offerti dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL) attraverso i servizi veterinari pubblici che, pur essendo focalizzati prioritariamente sulla prevenzione della rabbia, sulla vigilanza igienica e sul controllo del randagismo nei canili e gattili sanitari, garantiscono in alcuni contesti interventi di emergenza per animali privi di padrone o segnalati sul territorio.

                Agevolazioni fiscali e detrazioni sulle spese sanitarie e i farmaci

                Per chi non rientra nei parametri previsti per l’accesso al veterinario sociale, la legislazione attuale mette a disposizione alcuni strumenti di alleggerimento economico. In sede di dichiarazione dei redditi è possibile beneficiare della detrazione Irpef sulle spese veterinarie sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia.

                Inoltre, sul fronte dei medicinali, le normative recenti consentono al medico veterinario di prescrivere, a parità di principio attivo e secondo valutazioni cliniche, un farmaco a uso umano qualora il corrispettivo medicinale per uso veterinario presenti costi sproporzionati, riducendo l’impatto economico complessivo della terapia.

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