Cinema
Jeff Bezos vuole Lauren Sanchez come nuova Bond Girl? Il gossip che scuote Hollywood
Secondo fonti vicine a Rob Shuter, il fondatore di Amazon, ora proprietario della saga 007, sarebbe “ossessionato” dall’idea di far recitare sua moglie nel reboot in arrivo.
Dal superyacht alle passerelle, dalla luna di miele veneziana ai red carpet di Ibiza, la love story tra Jeff Bezos e Lauren Sanchez è più seguita di una saga Netflix. E oggi al gossip si aggiunge un colpo di scena: secondo Rob Shuter, insider del gossip con la sua newsletter #ShuterScoop, l’uomo più ricco del mondo vorrebbe trasformare la sua musa — ex conduttrice televisiva e pilota — nella protagonista femminile del nuovo James Bond 26. «È ossessionato», riferisce un anonimo addetto ai lavori: «Non è un casting di fantasia — Jeff vuole lei sullo schermo, punto e basta».
La notizia ha fatto il giro delle testate, dalla Hindustan Times, che sottolinea come Bezos stia cercando di catapultare la moglie al centro del franchise 007, sfruttando l’influenza derivante dall’acquisizione di MGM Studios, a Economic Times, che mette in guardia: la sua pressione rischia di compromettere le dinamiche creative di un marchio iconico. Anche OutKick non risparmia ironia: «Lei non è un’attrice, ma è la sua musa. Quando spendi 8 miliardi, ottieni quello che vuoi», ha commentato un esperto di Hollywood.
Il reboot, al momento noto come Bond 26, sarà diretto da Denis Villeneuve (Dune) e scritto da Steven Knight (Peaky Blinders). Il nome di Sanchez, però, è solo uno dei tanti rumor. Sydney Sweeney, ad esempio, viene citata da altre fonti come favorita per incarnare la nuova Bond girl, grazie al suo appeal e al rapporto con il regista.
Un po’ di contesto — e scetticismo
L’idea può sembrare l’ennesimo capitolo di una soap firmata Bezos: si sono parlati di pistolotto spaziale, matrimonio da favola con star omaggio e flirt paparazzati. Ma trasformare l’altra metà del tuo cuore in protagonista Bond? Forse troppo perfetto. La situazione ricorda troppo il romanzo Quarto Potere (Citizen Kane), dove un magnate tenta di trasformare la sua amante in attrice di successo — con effetti disastrosi.
Lauren Sanchez, 55 anni, ex giornalista di Alburquerque diventata filantropa, pilota e co-proprietaria del Bezos Earth Fund, non ha alcuna esperienza cinematografica rilevante — se non una comparsata nello spazio a bordo del volo Blue Origin. Nonostante ciò, le voci in merito persistono: la sua figura diventa un elemento di narrazione perfetta per un’industria in cui il potere economico si fonde sempre più spesso con la creazione dei contenuti.
In sintesi
Per ora si tratta solo di voci. Nessuno ha confermato ufficialmente la partecipazione di Lauren Sanchez al prossimo film di 007. Ma la copertura mediatica è già globale, alimentando dibattiti sul potere, il merito e il confine tra amore e interesse nel cinema. Dietro ogni rumor c’è un mondo che osserva: e, in fondo, un po’ ci piace sognare che nel futuro di Bond possa esserci anche un cameo… o qualcosa in più.
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Cinema
Brigitte Nielsen travolge Belve e tira in ballo Stallone: l’intervista bomba che ora potrebbe finire in tribunale
Dalla frase sugli steroidi di Sylvester Stallone alle accuse all’ex marito violento, Brigitte Nielsen si prende la scena da Francesca Fagnani con un’intervista incendiaria, piena di confessioni, ferite e battute al veleno
Brigitte Nielsen non entra nello studio di Belve: lo attraversa come una tempesta. Francesca Fagnani le mette davanti il passato, e lei non fa troppo per scansarlo. Anzi. Lo guarda, lo punzecchia, lo prende a schiaffi verbali e poi lo lascia lì, mezzo ammaccato, mentre il pubblico prova a capire se ha appena assistito a un’intervista o a un piccolo terremoto televisivo. Il nome più pesante è quello di Sylvester Stallone, che secondo la stessa Nielsen potrebbe persino farle causa dopo alcune dichiarazioni. E già qui, diciamolo, il gossip smette di bussare e sfonda direttamente la porta.
Stallone, il matrimonio lampo e quella frase al veleno
Nielsen chiarisce subito di non voler vivere eternamente all’ombra dell’ex marito: “Lui è vecchissimo, io sono matura come un buon vinello”. Poi però su Stallone ci torna, eccome. Racconta un matrimonio durato diciannove mesi, una prima notte di nozze definita “una tragedia”, un uomo descritto come ossessivo, circondato da statue col proprio volto e oggetti personalizzati fino al delirio. La frase più esplosiva arriva sugli steroidi: “Più che uno stallone era un coniglio”. Una stilettata che ha già fatto il giro del web e che potrebbe non restare senza conseguenze. Lei sostiene anche che, dopo la separazione, Stallone l’avrebbe messa ai margini di Hollywood: niente agente, niente lavoro, porte chiuse. E le scuse? “Me le deve”, dice. Ma non se le aspetta.
Le violenze, l’alcol e la pace cercata nel buio
Il racconto si fa molto più duro quando Brigitte parla di un altro ex marito, che non vuole nominare direttamente. Fagnani fa il nome di Raoul Meyer e lei racconta anni di isolamento, violenza fisica e psicologica, mani alzate persino contro sua madre. Da lì arriva il messaggio più netto alle donne: quando un uomo alza le mani, bisogna scappare. La prima volta basta. Poi l’alcol, dieci anni di dipendenza vissuti come una cura sbagliata, “un bicchiere o due” per tentare di stare meglio. Nel 2003 troppe pastiglie di ansiolitici e troppo whisky. Voleva morire? “Volevo pace”, risponde. Poche parole, ma pesantissime.
Madonna, Sanremo e il figlio Killian: il caos resta servito
Non manca il lato più pop, quasi surreale: la lite con Madonna in un club, con pestoni, offese e uno schiaffo ammesso senza troppi giri di parole. Poi la casa dalle “strane vibrazioni”, il Diavolo evocato tra le mura domestiche, e Sanremo vissuto senza mutandine perché, dice, le piaceva l’idea che tutto potesse essere pericoloso. Ma quando si arriva al figlio Killian, Nielsen si ferma. Lui ha parlato in tv dei loro problemi e lei sceglie di non rispondere davvero: “È una delle cose che preferisco non raccontare”. Dopo tante bombe, è proprio quel silenzio a fare più rumore.
Cinema
Il Diavolo veste Prada, Milano resta a bocca asciutta: niente star alla prima, mentre Seul e New York fanno il pieno
Meryl Streep e Anne Hathaway brillano a Seul e New York, ma alla première milanese grande assente il cast: delusione dopo giorni di attesa.
Il Diavolo veste Prada torna sotto i riflettori con un giro di première che accende l’attenzione globale, ma Milano – città simbolo del film – resta sorprendentemente fuori dalla festa. Se a Seul e a New York il tappeto rosso ha visto sfilare tutto il cast, a partire da Meryl Streep e Anne Hathaway, nel capoluogo lombardo l’assenza è stata totale. E il contrasto non è passato inosservato.
Seul e New York, show a cinque stelle
Nelle due città internazionali l’evento è stato costruito come un vero spettacolo. Le protagoniste hanno catalizzato l’attenzione, tra flash, outfit studiati e un pubblico pronto a celebrare uno dei titoli più iconici degli ultimi anni. Un copione perfetto, che ha confermato il peso globale del film e la forza del suo immaginario.
Milano esclusa dal grande gioco
Il problema nasce quando lo sguardo si sposta su Milano. Qui, dove il film è stato girato e dove il mondo della moda trova una delle sue capitali, l’aspettativa era altissima. Invece, alla prima, niente star. Nessuna presenza di rilievo, nessun volto del cast a dare corpo a giorni di attesa e indiscrezioni. Un vuoto che pesa, soprattutto per il valore simbolico della città nel racconto cinematografico.
Tra attese e realtà
Il “can can” mediatico dei giorni precedenti aveva alimentato l’idea di una grande serata milanese. La realtà, però, è stata diversa: un evento senza i protagonisti principali, che ha lasciato spazio a commenti e delusione. Il risultato è un corto circuito tra aspettativa e realtà, che in un contesto come quello delle première internazionali difficilmente passa sotto silenzio.
Milano resta così spettatrice di un successo celebrato altrove, in una storia che, almeno per una sera, ha dimenticato le sue origini.
Cinema
Achille Costacurta debutta al cinema a Riccione: sul set con Roncato e Eva Robins per “Piove col sole”
Achille Costacurta sbarca sul grande schermo con “Piove col sole”, diretto da Kristian Gianfreda: nel cast anche Andrea Roncato ed Eva Robins.
Dal cognome pesante al primo vero banco di prova: Achille Costacurta sceglie Riccione per il suo debutto sul grande schermo. Il figlio di Martina Colombari e Alessandro Costacurta è infatti impegnato nelle riprese della commedia “Piove col sole”, diretta da Kristian Gianfreda. Un progetto che lo porta direttamente sotto i riflettori, in un ambiente dove i paragoni sono inevitabili ma dove, questa volta, conta soprattutto quello che saprà dimostrare davanti alla macchina da presa.
Il debutto tra curiosità e aspettative
Il passaggio al cinema non è mai banale, soprattutto quando si arriva da una famiglia così esposta mediaticamente. Achille si trova a muovere i primi passi in un contesto che osserva e giudica con attenzione, tra curiosità e aspettative. La scelta di una commedia leggera sembra puntare proprio a questo: rompere il ghiaccio senza eccessive pressioni, lasciando spazio alla naturalezza.
Un cast tra esperienza e personalità
Accanto a lui ci sono nomi che garantiscono esperienza e presenza scenica. Andrea Roncato porta in dote la sua lunga carriera tra cinema e televisione, mentre Eva Robins aggiunge una componente forte e riconoscibile al progetto. Un mix che potrebbe aiutare il giovane esordiente a trovare il suo spazio, senza restare schiacciato dal contesto.
Riccione diventa set
La città romagnola si trasforma così in un set a cielo aperto, confermando ancora una volta il suo legame con il mondo dello spettacolo. Tra ciak e curiosi, l’atmosfera è quella tipica delle produzioni estive, dove il lavoro si intreccia con l’energia del luogo. Per Achille Costacurta, però, è molto più di una semplice esperienza: è l’inizio di un percorso tutto da costruire.
E mentre le riprese continuano, resta una domanda sospesa: sarà solo un debutto o l’inizio di qualcosa di più?
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