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Spettacolo

la Lucarelli non perdona: “Chiara Ferragni? Influencer morta!”

La penna graffiante di Selvaggia Lucarelli non risparmia nessuno, e questa volta è Chiara Ferragni a finire nel mirino. Secondo Lucarelli, l’era della Ferragni come influencer di successo è giunta al termine.

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    Continua senza sosta la campagna di demolizione di Chiara Ferragni e Fedez da parte di Selvaggia Lucarelli. La giornalista, fresca di uscita con il suo libro ‘Il vaso di Pandoro’, non ha perso l’occasione per lanciare frecciate anche in TV. Durante il suo intervento su La7 a Piazzapulita, la penna graffiante ha sparato a zero sugli ormai “FerragnEX”.

    Selvaggia Lucarelli affonda Chiara Ferragni

    Nel corso della puntata, parlando con Corrado Formigli, la Lucarelli non ha fatto sconti ai Ferragnez. “Credi che Chiara Ferragni non tornerà a galla sui social, non potrà fare questo lavoro in futuro?”, ha chiesto il conduttore. La risposta di Selvaggia è stata tagliente: “Intanto mi verrebbe da dire… quale lavoro, Corrado? Io credo una cosa, che Chiara Ferragni non abbia ancora realizzato che Chiara Ferragni (inteso come personaggio dei social e influencer) è morta, nel senso che quella che esisteva prima non potrà esistere mai più. Lei dovrebbe ripartire da zero, non può pensare di recuperare, diciamo così, il suo ruolo sui social come era prima”.

    “Mai più come prima”

    Il concetto, espresso con forza in diretta TV, è stato poi dettagliato ulteriormente: “Io quando penso a lei, penso ad una sorta di prestigiatore, di mago che è sul palco. Sta facendo una magia, incanta tutti per due, quattro ore, tutti le credono, tutti credono a quello che sta facendo. Ad un certo punto si scopre la doppia cucitura della manica, il doppiofondo del cilindro e s’intravede la carta o il topolino”, ha proseguito la Lucarelli. “Non puoi più chiedere al tuo pubblico di continuare a crederti e andare avanti con il tuo numero come se niente fosse. Devi cambiare numero. Io credo che lei non possa più fare l’influencer come l’ha fatta prima, ma, naturalmente, non credo che non abbia una seconda opportunità. Tra l’altro credo che disponga di molti soldi, quindi possa gestirli in molti modi, può fare l’imprenditrice molto bene”.

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      Speciale Sanremo 2026

      Sanremo 2026, la FIPI celebra Luzzatto Fegiz, Tony Renis e Mario Volanti: un riconoscimento alla memoria della musica italiana

      In parallelo al Festival di Sanremo 2026, il Forum Internazionale della Proprietà Intellettuale annuncia un omaggio a Mario Luzzatto Fegiz, Tony Renis e Mario Volanti. Un’iniziativa voluta da Francesco Caroprese, vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti, con premi firmati dal maestro orafo Michele Affidato e consegna in forma riservata.

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        Sanremo 2026 non è soltanto una gara di canzoni, ma anche il luogo in cui la memoria della musica italiana torna a pretendere spazio. Durante la settimana sanremese, la FIPI, Forum Internazionale della Proprietà Intellettuale, annuncia una cerimonia parallela e volutamente lontana dalle dinamiche competitive: le Riconoscenze ufficiali a tre figure che, in modi diversi, hanno contribuito a costruire un pezzo di industria culturale italiana.

        Dalla critica alla produzione, fino alla radio che ha fatto scuola, l’idea è semplice e quasi controcorrente: fermarsi un momento, guardare indietro e dire grazie in modo pubblico, ma senza bisogno di palcoscenici urlati.

        Un premio fuori dal Festival, ma dentro la storia
        I destinatari sono tre nomi che, pronunciati insieme, disegnano una mappa precisa. Mario Luzzatto Fegiz, critico musicale storico e firma illustre del giornalismo culturale; Tony Renis, icona della canzone, autore e produttore di fama internazionale; Mario Volanti, fondatore di Radio Italia solomusicaitaliana, che ha trasformato un’idea editoriale in un’abitudine nazionale: ascoltare l’Italia, ogni giorno.

        La scelta di consegnare il riconoscimento durante la settimana di Sanremo rafforza il valore simbolico dell’operazione: mentre tutto corre tra performance, polemiche e classifiche, qualcuno decide di mettere un punto fermo.

        L’iniziativa voluta da Francesco Caroprese
        A spingere l’iniziativa, secondo quanto comunicato, è la volontà di Francesco Caroprese, vicepresidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, che parla di un ringraziamento “viscerale”. Tradotto: un omaggio non di facciata, ma pensato per riconoscere il lavoro di chi ha dato forma al racconto musicale italiano e lo ha reso credibile, esportabile, durevole.

        Qui la parola chiave è “patrimonio”: non solo canzoni, ma memoria, diritti, intelligenza creativa, visione. Tutto ciò che resta quando la hit del momento smette di essere “del momento”.

        I premi di Michele Affidato e la cerimonia riservata
        A rendere concreto il riconoscimento saranno premi realizzati appositamente dal Maestro Orafo Michele Affidato, già legato ai premi speciali del Festival come il “Premio della Critica Mia Martini”. La consegna avverrà in una cerimonia intima, scelta coerente con lo spirito dell’operazione: niente passerelle, piuttosto un gesto di rispetto, quasi una stretta di mano istituzionale.

        In un’epoca in cui la musica viene consumata a scatti e la memoria dura lo spazio di uno scroll, l’iniziativa della FIPI prova a rimettere al centro il valore della costruzione: quella fatta di parole, note, intuizioni e scelte imprenditoriali. Non un premio alla moda del momento, ma un riconoscimento a ciò che, di solito, si nota solo quando manca.

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          Speciale Sanremo 2026

          Arisa: “A 30 anni dicevano ‘che bella voce’, ora cerco pace. Maria De Filippi mi ha rimessa in piedi. Eurovision? Ci andrei”

          Arisa si racconta tra passato e presente: dagli elogi per la voce alla ricerca di equilibrio personale. Ringrazia Maria De Filippi per averla “rimessa in piedi” e chiarisce le parole su Giorgia Meloni: “Non parlavo di politica”. Ricorda il GayPride perso e guarda avanti: “Eurovision? Me lo devo”.

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            “A 30 anni dicevano ‘che bella voce’, ora cerco pace”. Arisa riassume così un percorso che non è stato solo musicale. È il passaggio da talento celebrato a persona che prova a rimettere insieme i pezzi, dopo scosse pubbliche e private.

            Negli anni la sua voce è diventata marchio, ma anche scudo. Perché dietro il timbro riconoscibile c’è una donna che ha attraversato entusiasmi e polemiche, applausi e cadute. Oggi la parola chiave è equilibrio.

            Maria De Filippi e la ripartenza

            “Maria De Filippi mi ha rimessa in piedi”. Il ringraziamento non è formale. Arisa riconosce in Maria una figura decisiva in un momento delicato della sua carriera. La televisione come luogo di rinascita, non solo di esposizione.

            Non è la prima artista a raccontare quanto certi passaggi televisivi possano rappresentare una seconda occasione. Per Arisa è stato un punto di ricostruzione, un modo per ritrovare fiducia quando il rumore attorno rischiava di coprire la musica.

            Le parole su Giorgia Meloni e il prezzo pagato

            Poi il capitolo più spinoso. “Su Giorgia Meloni parlavo di carattere, non di politica”. Una precisazione che arriva dopo una stagione di polemiche. Arisa spiega di aver voluto esprimere un giudizio personale, non una presa di posizione partitica.

            Le conseguenze però sono state concrete: “Dopo quelle parole persi il GayPride e mi fece male”. Una ferita che non nasconde. Perché quando l’opinione pubblica reagisce, il prezzo può essere professionale e simbolico insieme.

            Il punto, nel suo racconto, non è ritrattare ma chiarire. Distinguere tra ammirazione per un tratto umano e adesione politica. Un confine che nel dibattito pubblico spesso si assottiglia fino a sparire.

            Eurovision come riscatto

            Guardando avanti, Arisa non si sottrae a un sogno. “Eurovision? Ci andrei, me lo devo dopo tanta fatica”. Non è solo ambizione internazionale. È l’idea di una tappa che chiude un cerchio, che restituisce centralità dopo anni altalenanti.

            L’Eurovision, con la sua platea globale e il suo linguaggio spettacolare, rappresenterebbe una nuova prova. Una sfida diversa, lontana dalle polemiche domestiche.

            Arisa oggi parla di pace, ma non di ritiro. La voce resta lì, potente come sempre. Solo che adesso, prima degli applausi, chiede equilibrio. E forse proprio da questa consapevolezza può nascere il prossimo capitolo.

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              Speciale Sanremo 2026

              Sanremo, De Martino punta all’Ariston ma Conti guarda altrove: l’erede designato sarebbe Nicola Savino

              Il retroscena accende il dibattito sul futuro di Sanremo: Stefano De Martino sarebbe interessato alla conduzione. Ma Carlo Conti avrebbe individuato un possibile erede diverso dal volto di Affari Tuoi. Il nome che circola è quello di Nicola Savino, reduce da Tali e Quali Show e nuovo presentatore del Dopofestival.

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                Il Festival non è ancora finito che già si parla del prossimo. È la regola aurea di Sanremo: mentre sul palco si canta, dietro le quinte si prepara la successione. Stefano De Martino sarebbe interessato alla conduzione del Festival. Un’ambizione che, nel giro di poche ore, ha acceso commenti e pronostici.

                De Martino, oggi volto centrale dell’intrattenimento Rai, ha costruito un percorso solido tra varietà e prime time. La sua candidatura non suona azzardata. Ma il retroscena racconta altro.

                L’ambizione di De Martino

                Il nome del conduttore di Affari Tuoi circola da tempo come possibile volto del “dopo-Conti”. Giovane, popolare, trasversale. Con un linguaggio televisivo capace di intercettare pubblico adulto e generazione social. In un sistema che cerca equilibrio tra tradizione e rinnovamento, il suo profilo avrebbe una sua logica.

                Ma a quanto pare, la regia del futuro non passerebbe necessariamente da lì.

                Il nome che sorprende: Nicola Savino

                Sempre secondo quanto filtra, Carlo Conti avrebbe già individuato un erede. E non si tratterebbe di Stefano De Martino. Il nome che circola è quello di Nicola Savino.

                Savino arriva da una stagione intensa: la conduzione di Tali e Quali Show e il nuovo incarico al Dopofestival lo riportano stabilmente nel perimetro Rai. È un professionista navigato, abituato al ritmo serrato e al commento leggero ma puntuale.

                La sua cifra è l’ironia intelligente, la gestione fluida del gruppo, la capacità di tenere il palco senza sovraccaricarlo di protagonismo. Qualità che, in un Festival sempre più corale, potrebbero pesare.

                Il peso della successione

                Il nodo vero non è chi “vuole” Sanremo, ma chi può reggerlo. La conduzione del Festival non è solo spettacolo: è gestione politica, equilibrio editoriale, responsabilità industriale. È un incarico che pesa e che definisce una carriera.

                Carlo Conti ha più volte ribadito la sua autonomia nelle scelte. Se davvero avesse in mente Savino come possibile erede, sarebbe una scelta di continuità tecnica più che di rottura generazionale.

                Nel frattempo, i retroscena si moltiplicano. De Martino osserva, Savino lavora, Conti tace. E Sanremo, ancora una volta, si conferma non solo un festival della canzone, ma una partita di scacchi televisiva che inizia ben prima della prima nota.

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