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Musica

David Gilmour live a Roma? Roba da ricconi…

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    Il grande David Gilmour, la leggendaria chitarra dei Pink Floyd, ha pubblicato un breve video registrato nella sua casa durante le prove del tour che lo riporteranno in in concerto (anche in Italia) nel corso del 2024.

    Provando un classico floydiano

    Il filmato, registrato in qualità amatoriale, vede protagonista il leggendario chitarrista dei Pink Floyd mentre mette a punto l’arrangiamento dell’intramontabile Wish You Were Here insieme al collega chitarrista Ben Worsley. Sotto la supervisione del cane Wesley, già conosciuto dai fan di Gilmour all’interno del video di The Piper’s Call diffuso il mese scorso.

    Si inizia a Roma, unica venue italiana

    La band scelta da Gilmour per il tour, che inizierà al Circo Massimo di Roma il prossimo 27 settembre e includerà date a Londra, Los Angeles e New York, vedrà il chitarrista affiancato da Ben Worsley, Guy Pratt al basso (collabora con Gilmour e i Pink Floyd dal lontano 1987), Greg Phillinganes e Rob Gentry alle tastiere, Adam Betts alla batteria e Louise Marshall con le Webb Sisters Hattie e Charley ai cori.

    Nota dolente: i prezzi

    C’è un “però” che pesa come un macigno su questi concerti, che faranno tappa a Roma per ben 6 serate: il costo del biglietto! All’interno del Circo Massimo verrà allestita un’arena con tutti posti a sedere, ripartita in vari settori e varie tipologie di biglietti. La platea gold (colore rosa nella cartina qui sotto) costa 230 euro più diritti vari. Per amore di precisione, il biglietto di per sé costa 200 euro più la presale fee di 30 euro (invece di premiarti perchè compri prima il biglietto, ti ci mettono una tassa!), a cui va aggiunto il service fee di 15,43 euro, per un totale di 245,43 euro.

    La beffa della visibilità ridotta

    I cosiddetti stalls che, in questo caso, indicano i biglietti in platea dietro alla gold, costano 195,50 euro più vari diritti di prevendita e servizi (che vanno aggiunti a tutti i prezzi che seguono). La platea numerata settore 2 costa 149,50 euro. A destra e sinistra della platea ci saranno le tribune numerate. La tribuna numerata settore 1 costa 195,50 euro, la tribuna numerata settore 2 è a 149,50 euro, la tribuna numerata settore 3 a 115 euro. Su Ticketone sono previste anche due tipologie di biglietti per la platea a visibilità ridotta. Altra assurdità: costano meno ma non prevedono la visione integrale del palco. Ergo… i poveracci – che magari di rock ne capiscono più dei ricconi delle prime file, che vanno al concerto giusto per darsi un tono – si dovranno accontentare di veder spuntare ogni tanto la sua chitarra da un angolino.

    Tutte le date del tour Luck And Strange di David Gilmour

    Settembre

    27: Rome Circus Maximus, Italy
    28: Rome Circus Maximus, Italy
    29: Rome Circus Maximus, Italy

    Ottobre

    01: Rome Circus Maximus, Italy
    02: Rome Circus Maximus, Italy
    03: Rome Circus Maximus, Italy

    09: London Royal Albert Hall, UK
    10: London Royal Albert Hall, UK
    11: London Royal Albert Hall, UK
    12: London Royal Albert Hall, UK
    14: London Royal Albert Hall, UK

    25: Los Angeles Intuit Dome, CA
    29: Los Angeles Hollywood Bowl, CA
    30: Los Angeles Hollywood Bowl, CA
    31: Los Angeles Hollywood Bowl, CA

    Novembre

    04: New York Madison Square Garden, NY
    05: New York Madison Square Garden, NY
    06: New York Madison Square Garden, NY
    09: New York Madison Square Garden, NY
    10: New York Madison Square Garden, NY

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      Musica

      Paul McCartney si guarda dentro e torna ragazzo: il nuovo album è un viaggio nella Liverpool prima dei Beatles

      Il 29 maggio esce il diciottesimo album solista di Paul McCartney. Dentro ci sono Liverpool, John Lennon, George Harrison, i ricordi dell’infanzia e nuove canzoni d’amore nate lontano dalla fretta e dalle regole del mercato.

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        Paul McCartney torna, ma stavolta non con il passo del monumento vivente del pop. Torna da ragazzo, quasi da bambino, con un disco che sembra voler spogliare il mito per lasciare parlare l’uomo. The Boys of Dungeon Lane, in uscita il 29 maggio, è il suo diciottesimo album da solista e forse anche il più scopertamente introspettivo: un lavoro che invece di inseguire il presente si volta indietro e va a cercare la materia viva da cui tutto è cominciato.

        Il cuore del progetto è Days We Left Behind, il brano già disponibile che dà il tono emotivo all’intero album. È una canzone essenziale, intima, quasi sussurrata, da cui nasce anche il titolo del disco. McCartney non racconta la Beatlemania, non rimette in scena la gloria, non si rifugia nella nostalgia da cartolina. Fa qualcosa di più difficile: riapre i cassetti della memoria e ci mette dentro la Liverpool del dopoguerra, i genitori tenaci, i pomeriggi sul Mersey, i sogni ancora informi e gli incontri con John Lennon e George Harrison quando nessuno poteva immaginare cosa sarebbe arrivato dopo.

        Liverpool prima della leggenda
        Dungeon Lane non è solo un luogo. Diventa una soglia simbolica, il passaggio verso un tempo in cui Paul era soltanto un ragazzo di Speke, un quartiere popolare dove non c’era quasi nulla, ma dove, come racconta lui stesso, non mancava davvero niente perché “le persone erano fantastiche”. Ed è proprio questo che rende il progetto così potente: McCartney non si mette a mitizzare il passato, lo restituisce in forma umana, concreta, fatta di bar pieni di fumo, chitarre economiche, libri di birdwatching e strade che ancora oggi gli parlano quando torna a casa.

        Il disco, da questo punto di vista, promette di essere molto più di una semplice uscita discografica. Sembra quasi una confessione in musica, un modo per spiegare che prima della Storia con la maiuscola c’è sempre una storia minuscola, privata, fragile. E che persino uno come Paul McCartney, una delle figure più influenti della cultura popolare moderna, alla fine torna sempre lì: ai giorni lasciati indietro.

        Cinque anni di lavoro senza fretta
        C’è anche un dettaglio che rende The Boys of Dungeon Lane ancora più interessante. Il disco non nasce da una corsa contro il tempo né da una strategia commerciale. Ha cominciato a prendere forma cinque anni fa, quando Paul ha incontrato il produttore Andrew Watt per un tè e qualche idea buttata lì con la chitarra in mano. Da un accordo misterioso, che nemmeno lui riusciva a riconoscere subito, è nato As You Lie There, il brano d’apertura dell’album. E da lì è partito tutto.

        Le registrazioni sono andate avanti a blocchi, tra Los Angeles e il Sussex, incastrate tra le date di un tour mondiale durato cinque anni. Nessuna pressione, nessuna scadenza imposta, nessun fiatone da industria discografica. Solo due musicisti che si prendono il tempo necessario per fare un disco come volevano farlo. E si sente già, almeno sulla carta.

        Un disco che rimette al centro Paul
        Musicalmente l’album si annuncia eclettico, proprio come tutta la carriera di McCartney. C’è il rock che riporta ai Wings, ci sono armonie che richiamano i Beatles, c’è l’intimità scarna del suo primo McCartney del 1970, ci sono nuove canzoni d’amore e c’è soprattutto lui, che suona gran parte degli strumenti e tiene insieme tutto con quella naturalezza che solo i fuoriclasse riescono a far sembrare semplice.

        In fondo il punto è proprio questo. The Boys of Dungeon Lane non prova a dimostrare che Paul McCartney sia ancora grande. Quello non ha più bisogno di dimostrarlo da decenni. Prova piuttosto a fare una cosa più rara: raccontare che dietro il gigante c’è ancora il ragazzo che guardava il mondo da Liverpool e non sapeva ancora di stare per cambiarlo.

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          Musica

          Gino Paoli e il mistero del “quinto figlio”: la verità che il cantautore ha sempre smentito

          Da anni circola la storia di un quinto figlio mai riconosciuto. Gino Paoli aveva chiarito tutto: “Ho quattro figli, non so perché me ne attribuiscano un altro”.

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            Attorno a Gino Paoli non ci sono mai state solo canzoni. La sua vita privata, intensa e spesso raccontata, ha alimentato curiosità e voci che nel tempo si sono intrecciate fino a diventare quasi verità parallele. Una di queste riguarda un presunto quinto figlio, una storia che ciclicamente torna a galla e che, proprio nel giorno della sua scomparsa, ha ripreso forza.

            Il cantautore genovese, morto nella notte tra il 23 e il 24 marzo, è stato spesso al centro di racconti legati ai suoi amori e alla sua famiglia. Ma su questo punto è sempre stato chiaro. E anche ironico.

            La voce del quinto figlio mai esistito
            Secondo una narrazione diffusa da anni, Gino Paoli avrebbe avuto un quinto figlio, Francesco, nato nel 2000 dal matrimonio con Paola Penzo. Una notizia mai confermata, ma che ha continuato a circolare con insistenza, fino a finire anche in contesti ufficiali.

            Il problema è che quel figlio non è mai esistito. Un equivoco diventato nel tempo una sorta di leggenda, alimentata da ripetizioni e rilanci continui.

            La smentita diretta di Gino Paoli
            A chiarire la situazione era stato lo stesso Paoli, più volte. “Ho quattro figli, non so perché me ne attribuiscano un quinto: un certo Francesco, mistero”, aveva detto con il suo tono disincantato, quasi divertito dall’assurdità della vicenda.

            Una smentita netta, senza ambiguità, che però non è bastata a spegnere del tutto la voce. Anzi, proprio la sua longevità dimostra quanto certe informazioni, una volta entrate nel circuito mediatico, siano difficili da eliminare.

            L’equivoco raccontato anche in autobiografia
            Il cantautore era tornato sull’argomento anche nella sua autobiografia, scritta con il giornalista Daniele Bresciani e pubblicata nel 2023, Cosa farò da grande. I miei primi 90 anni. Anche lì aveva ribadito l’inesistenza di questo figlio, cercando di mettere un punto definitivo a una storia che continuava a riemergere.

            Eppure, nonostante le smentite, l’equivoco ha continuato a vivere di vita propria. Un errore replicato nel tempo, fino a comparire perfino in voci enciclopediche, come se fosse un dato reale.

            Quando una voce diventa realtà
            La vicenda del “quinto figlio” racconta qualcosa di più ampio. Non solo un errore, ma il modo in cui una notizia non verificata può trasformarsi, con il passare degli anni, in una verità accettata.

            Nel caso di Gino Paoli, resta una certezza: i figli erano quattro. Tutto il resto è stato solo il frutto di un racconto nato chissà dove e mai davvero corretto. Anche quando lui stesso aveva già spiegato tutto.

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              Musica

              Studenti evitano l’interrogazione con Sayf: appello virale alla prof e risposta a sorpresa

              Gli studenti della IV B coinvolgono Sayf per rinviare l’interrogazione. Il cantante lancia l’appello social, ma la prof Teresa ribalta tutto con ironia.

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                Saltare un’interrogazione è un’arte antica. Ma farlo con un cantante di Sanremo come alleato è decisamente una versione aggiornata del copione. Succede a Modica, dove gli studenti della IV B di un liceo hanno deciso di giocare la carta più imprevedibile: chiedere aiuto a Sayf, diventato in pochi mesi uno degli idoli dei giovanissimi.

                Il risultato? Un video che in poche ore diventa virale. Il cantante, a bordo della sua auto, si presta al gioco e lancia un appello diretto alla professoressa: “Buonasera professoressa Teresa, io le mando questo messaggio in soccorso alla IV B di Modica che le chiede per favore in ginocchio di non interrogarli lunedì perché sono tutti esauriti”.

                L’appello social che conquista tutti
                Il tono è leggero, ironico, ma costruito con una certa astuzia. Sayf rincara la dose: “Per favore abbia pietà se vuole concedere questa grazia ai ragazzi di interrogarli la settimana prossima, due settimane dopo o di dare una sufficienza così, sulla fiducia”. Una richiesta che gioca sul filo tra scherzo e provocazione, ma che centra perfettamente l’obiettivo: attirare attenzione.

                Il video gira, viene condiviso, commentato, rilanciato. E in poco tempo diventa il classico caso social che mescola scuola, ironia e pop.

                La risposta della prof sorprende tutti
                Se qualcuno si aspettava una reazione severa, ha fatto male i conti. La professoressa Teresa decide di stare al gioco. Entra in classe fingendosi arrabbiata, ma è solo scena. Poi chiarisce: “Devo dire che ho apprezzato il loro spirito d’iniziativa: parlano sempre di problem solving, di competenze… E loro una soluzione l’hanno trovata eccome”.

                Una risposta che ribalta completamente il tono della vicenda. Nessuna punizione, nessuna rigidità, ma un riconoscimento intelligente di quello che, in fondo, è stato un esercizio creativo.

                Tra ironia e dialogo
                La parte più interessante arriva dopo. “Potevano chiedermelo direttamente, avrei detto di sì: non voglio vedere alunni ‘esauriti’, preferisco il dialogo e il confronto”. Una frase che chiude il cerchio e riporta tutto su un piano più concreto.

                Resta il sorriso per una scena fuori dall’ordinario: una classe, un cantante diventato portavoce e una prof che sceglie di rispondere con la stessa leggerezza. Non succede tutti i giorni. Ed è forse proprio per questo che ha funzionato.

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