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Musica

Lucio Corsi: “I talent show sono solo spettacolo, l’artista si costruisce su un palco, concerto dopo concerto”

Per Lucio Corsi, la vera anomalia non è il suo stile, ma la coerenza. E in un mondo che cambia forma ogni settimana, è già una rivoluzione.

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    Da Sanremo all’Eurovision, Lucio Corsi è passato in pochi mesi da nome di nicchia a sorpresa pop del 2024. Ma guai a chiamarlo “meteora”: la sua voce, la sua estetica e la sua storia hanno radici profonde e un’identità solida, forgiata da anni di gavetta e da una visione del mondo che rifiuta le scorciatoie. «Sto vivendo un bel periodo, sono molto felice. Mi fa piacere questa nuova situazione che era inaspettata perché Sanremo rappresentava un salto nel vuoto», racconta nel podcast Passa dal BSMT con Gianluca Gazzoli.

    Sanremo, appunto. «Sono contento che ci sono altre orecchie pronte ad ascoltare le mie canzoni. L’ultimo disco mi ha convinto a candidarmi. Le canzoni mi hanno fatto dire: “Ok, è il momento per provare a percorrere questa strada”. Ho vissuto una battaglia interiore prima di scegliere di andarci. Tanti cantautori che amo ci sono stati senza farsi cambiare, come Vasco, Dalla, Graziani, Rino Gaetano. Altri, come Conte, De Gregori, Venditti, no. Io mi sono divertito molto, ero già felice dopo la seconda sera. La musica per me non è una competizione. Il mio sogno è stare sempre in tour, tutta la vita».

    Il look eccentricamente teatrale non è un’invenzione da palcoscenico. È la sua cifra da sempre. «Le spalline le uso da una vita, e anche le patatine per reggere la struttura. Lo faccio sempre in concerto. A volte mi sono pure cascate. La canzone e l’esibizione potevano anche non essere capite, ma ho fatto quello che faccio da tanti anni. Intorno avevo le cose che mi facevano sentire a casa».

    Sulla retorica della normalità oggi tanto di moda dice la sua con la consueta schiettezza: «Se resti te stesso è più facile piacere. Quelli che mi sono rimasti nel cuore sotto al palco sono persone normali. Ma oggi vedo il contrario: sul palco si racconta più possibile la normalità. A me piace quando sotto si è normali, ma quando si sale non si racconta il mondo com’è. Ripetere ciò che vedi fuori dalla finestra è una noia mortale».

    Ma è sui talent show che Corsi è più tranchant. «Non mi è mai piaciuta quella strada. Non riesco a vedere quei momenti troppo da show televisivo: il giudice che piace, il cantante che si commuove, tutto troppo forzato. Non puoi costruire un artista in pochi mesi, ci vogliono anni di concerti, tentativi e questioni personali. Non può stare a un giudice dirti che panni metterti. Richiede tempo, e non mi piace che sia tutto spettacolarizzato. Anche se riconosco che ci sono diversi approcci alla musica».

    Il suo, invece, parte da lontano. Dalla Maremma, che descrive come «una sorta di Far West». «Mi reputo fortunato ad aver conosciuto la noia. Al liceo ero già uguale, con capelli lunghi e look particolari. Ho imparato che si può essere amici di persone che vedono il mondo diversamente da te». A Milano, agli inizi, suonava per strada. «Ti insegna a far fermare la gente, a tenerla lì. Alcune canzoni non riesco più a suonarle: sono rimaste all’età in cui le ho scritte. Tu vai avanti, loro restano uguali».

    Dieci anni di gavetta hanno fatto la differenza: «Magari 10 anni fa non sarei stato pronto, non avrei avuto le fondamenta sotto i piedi».

    Poi ci sono le amicizie nel mondo della musica. «Jovanotti lo conosco da anni. Lo incontrai con Tommaso Ottomano, che gli aveva fatto un video. Gli abbiamo regalato le gnacchere maremmane. Di recente siamo andati a un concerto con Franco Morbidelli e i ragazzi dell’Academy di Valentino Rossi». Cesare Cremonini? «Venne a un nostro concerto a Bologna e stette con noi dalle sei del pomeriggio alle due di notte. Riprese tutto, stava in camerino con i nostri vestiti in giro, gli strumenti, un grande casino».

    E poi Pieraccioni, che ha partecipato al videoclip di Tu sei il mattino. «Ci aveva scritto un anno fa, gli piacevano i pezzi. Avevamo pensato a lui come padre di famiglia e a Ceccherini come prete. Ma ci ha proposto l’inverso: lui prete, Ceccherini padre. Sono stati gentilissimi».

    Tra gli amici c’è anche Olly, con cui ha condiviso l’esperienza sanremese. «Ci siamo sentiti anche il giorno della sua decisione sull’Eurovision. È un bravo ragazzo e un bravo musicista. Ha 10 anni in meno di me, sta vivendo un altro momento del suo percorso. Io e Tommaso abbiamo detto subito che se Olly avesse rinunciato, noi saremmo andati. Siamo in ballo e balliamo».

    Sulla scena dell’Eurovision, Lucio ci va con la solita ironia: «Tommy Cash? Abbiamo gli stessi capelli, lui forse più lisci».

    In chiusura, riflessioni sul tempo: «Assolutamente ci fa paura. Mio padre quando compì 10 anni si mise a piangere perché era già in doppia cifra. Io non sopporto nemmeno chi resta eterno fanciullo. Crescere, cambiare, diventare più saggi e invecchiare è una cosa sacrosanta. E importantissima».

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      Musica

      Shakira tagliata da Rai1 durante l’inno dei Mondiali 2026: il passaggio al Tg1 scatena la rabbia dei telespettatori

      La cerimonia inaugurale dei Mondiali 2026 si trasforma in un caso televisivo. Rai1 interrompe l’esibizione di Shakira e Burna Boy per collegarsi con il Tg1. Dopo i problemi audio delle prime fasi della diretta, la scelta della rete scatena le polemiche del pubblico.

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        Doveva essere uno dei momenti più spettacolari dell’apertura dei Mondiali 2026. E invece, per molti telespettatori italiani, si è trasformato in una clamorosa occasione mancata. La cerimonia inaugurale in scena allo Stadio Azteca di Città del Messico ha infatti regalato musica, scenografie imponenti e il ritorno di Shakira su un palcoscenico planetario. Ma proprio quando la cantante colombiana stava eseguendo “Dai Dai”, l’inno ufficiale del torneo insieme a Burna Boy, Rai1 ha improvvisamente cambiato programma.

        Il Tg1 interrompe Shakira nel momento più atteso

        L’atmosfera era quella delle grandi occasioni. Dopo l’esibizione dei Manà, l’ingresso di Shakira rappresentava uno dei momenti più attesi della serata. Milioni di spettatori stavano seguendo la performance della star colombiana quando la diretta è stata improvvisamente interrotta.

        La linea è infatti passata allo studio del Tg1, andato in onda con qualche minuto di anticipo rispetto all’appuntamento delle 20. Una scelta editoriale che ha colto di sorpresa il pubblico e che ha privato gli spettatori italiani del finale della performance più attesa della cerimonia inaugurale.

        Problemi audio e social infuriati

        Già nelle prime fasi della trasmissione diversi utenti avevano segnalato una qualità audio non impeccabile, giudicata da molti non all’altezza di un evento seguito in tutto il mondo. L’interruzione dell’esibizione di Shakira ha quindi rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

        Sui social si sono moltiplicati i commenti polemici contro la gestione della diretta da parte della tv di Stato. In tanti hanno criticato la scelta di sacrificare uno dei momenti simbolo della cerimonia d’apertura per dare spazio al telegiornale.

        Un altro caso per la tv di Stato

        L’episodio ha immediatamente alimentato un nuovo dibattito sulla gestione dei grandi eventi da parte di Rai1. Da una parte la necessità di rispettare gli appuntamenti dell’informazione, dall’altra le aspettative di milioni di spettatori che attendevano il ritorno di Shakira sul palco mondiale.

        Il risultato è stato un cortocircuito televisivo tutto interno a Viale Mazzini, che ha finito per trasformare una serata di festa e spettacolo in un nuovo terreno di scontro tra telespettatori e servizio pubblico.

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          Musica

          Machine Gun Kelly choc, il tatuaggio total black rischiava di ucciderlo: «La pelle diventava gialla, non riuscivo più a muovere il corpo»

          Colson Baker, in arte Machine Gun Kelly, rivela che il gigantesco tatuaggio nero realizzato nel 2024 gli provocò gravi conseguenze. «Vedevo morte e droga sulla mia pelle», ha raccontato, spiegando perché decise di cambiare completamente aspetto dopo aver lasciato alcol e sostanze.

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            Dietro quel look completamente nuovo si nasconde una storia molto più drammatica di quanto i fan immaginassero. Machine Gun Kelly ha confessato di aver rischiato grosso durante la realizzazione del gigantesco tatuaggio nero che nel 2024 ha coperto gran parte del suo corpo. Un cambiamento radicale che, nelle intenzioni del cantante americano, doveva rappresentare una rinascita personale. Ma che si è trasformato in un vero calvario.

            In una lunga intervista a Billboard Canada, il rapper, il cui vero nome è Colson Baker, ha spiegato che la decisione di ricoprire petto, stomaco e braccia con un unico disegno total black era legata alla volontà di lasciarsi alle spalle un periodo buio della sua vita.

            «Vedevo morte e droga in quei tatuaggi»

            Guardando i vecchi disegni sulla sua pelle, Machine Gun Kelly non si riconosceva più. «Vedevo morte e droga in tutti quei disegni. C’erano tatuaggi felici, tatuaggi tristi, tatuaggi sacri e tatuaggi infernali. Era come se il mio disturbo bipolare stesse urlando dalla mia pelle», ha raccontato.

            Dopo aver abbandonato droghe e alcol, l’artista ha deciso di voltare pagina e si è rivolto alla tatuatrice delle celebrità Roxx, che gli ha proposto un intervento destinato a cambiare completamente il suo aspetto.

            La corsa contro il tempo e il dolore insopportabile

            Secondo la tatuatrice, un lavoro tanto esteso avrebbe richiesto circa due anni, alternando le sedute ai necessari tempi di recupero. Ma Machine Gun Kelly voleva fare tutto in tempi rapidissimi.

            «Mi aveva avvertito che sarebbe stato quasi impossibile, anche dal punto di vista della tolleranza al dolore. Io le ho risposto: “Abbiamo due mesi”», ha ricordato.

            Da quel momento il cantante si è sottoposto quasi ogni giorno a lunghe sedute di tatuaggio, senza concedere al corpo il tempo necessario per recuperare.

            «La mia pelle diventava gialla»

            Le conseguenze non hanno tardato ad arrivare. «Dopo la prima settimana abbiamo iniziato a lavorare sui linfonodi nella zona delle ascelle e delle spalle e mi sono sentito davvero male», ha raccontato.

            I sintomi sono diventati sempre più preoccupanti. «La mia pelle stava diventando gialla. Non riuscivo a dormire. Ho smesso di riuscire a muovere alcune parti della parte superiore del corpo».

            Parole che raccontano quanto il desiderio di rinascita del cantante si sia trasformato in una prova estrema. Oggi, però, quel tatuaggio total black rappresenta per lui una nuova fase della sua vita, lontana dagli eccessi che per anni avevano accompagnato la sua carriera.

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              Musica

              Ditonellapiaga spiazza tutti: “Da bambina volevo fare la macellaia”. Altro che basket, ecco come è nata la sua carriera nella musica

              La cantante, oggi tra le voci più riconoscibili del pop italiano, racconta l’infanzia, il basket di famiglia e quel sogno insolito che aveva da bambina: diventare macellaia.

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                Oggi è una delle artiste più riconoscibili del panorama musicale italiano, ma da bambina il suo futuro sembrava destinato a prendere una strada completamente diversa. Prima dei palchi, delle hit e della notorietà, Margherita Carducci, conosciuta dal grande pubblico come Ditonellapiaga, aveva infatti un sogno decisamente insolito.

                Ospite del podcast Adesso capiamo di Lorenzo Luporini, la cantante ha raccontato alcuni episodi della sua infanzia, sorprendendo anche i fan più affezionati. “Da molto piccola volevo fare la macellaia”, ha confessato, rivelando una passione che oggi appare lontanissima dall’immagine sofisticata e artistica che la contraddistingue.

                Il basket era scritto nel destino di famiglia

                A rendere ancora più curioso il racconto c’è il fatto che nella famiglia di Ditonellapiaga sembrava esserci già una carriera pronta all’uso. I suoi genitori, infatti, sono entrambi allenatori di basket e tutto lasciava immaginare che anche lei avrebbe seguito la stessa strada.

                Le cose, però, non sono andate esattamente così. “I miei genitori sono entrambi allenatori, ma io ero negata. Così hanno abbracciato l’idea che fossi poco portata e incoraggiato le mie velleità artistiche”, ha raccontato con ironia.

                Una confessione che restituisce l’immagine di una famiglia capace di accettare con serenità le inclinazioni della figlia, senza costringerla a seguire un percorso già tracciato.

                Le prime canzoni nel coro della scuola

                Abbandonata l’ipotesi sportiva, il richiamo della musica ha iniziato a farsi sempre più forte. Le prime esperienze arrivano nel coro scolastico, dove la futura artista si confronta con repertori tutt’altro che semplici.

                Tra i brani che interpretava ci sono addirittura quelli di due giganti della musica internazionale come Aretha Franklin e Janis Joplin. Un’impresa che oggi ricorda con divertimento.

                “Che non è che mi venissero benissimo”, ha ammesso sorridendo.

                Eppure proprio da quelle esibizioni acerbe è cominciato un percorso che negli anni l’avrebbe portata a trasformare una passione in una professione.

                Da sogno infantile a protagonista delle classifiche

                Se il basket non era nelle sue corde e la macelleria è rimasta soltanto un ricordo dell’infanzia, la musica si è invece trasformata nel centro della sua vita. Con il passare degli anni Margherita Carducci ha costruito un’identità artistica originale, fino a imporsi tra le protagoniste della nuova scena pop italiana.

                Oggi Ditonellapiaga riempie i palchi, conquista le classifiche e continua a distinguersi per personalità e stile. Ma sapere che tutto è partito da una bambina che sognava di diventare macellaia rende la sua storia ancora più curiosa e, forse, anche più simpatica.

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