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Speciale Sanremo 2026

Cristina D’Avena è sbarcata a Sanremo, avvisate Giorgia Meloni: tra cartoon, ex che si ignorano e chat segrete il gossip esplode all’Ariston

Cristina D’Avena duetta con le Bambole di Pezza e si scopre che la premier è una sua grande fan

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    Il Festival non è solo palco, luci e orchestra. È soprattutto corridoi, camerini, scale strette e sguardi che si incrociano per un secondo di troppo. All’Ariston il vero spettacolo vive nei sussurri e nelle grida soffocate dietro le quinte, nei saluti freddi e nelle reunion mancate, nelle dediche improbabili e nei video che riemergono dal passato come fantasmi digitali. È lì che Sanremo 2026 trova la sua temperatura più alta.

    E allora partiamo dalla notizia che ha mandato in tilt la generazione cresciuta a cartoni animati: Cristina D’Avena è sbarcata in Riviera. Ha duettato con Le Bambole di Pezza sulle note di “Occhi di gatto” e già questo basterebbe a far tremare i nostalgici. Ma il dettaglio che rende tutto irresistibile è un altro: Giorgia Meloni è una grande fan della cantante. E qualche tempo fa, a Radio Rock, la Premier aveva stonato sulle note di “Memole dolce Memole” con tanto di dedica a Silvio Berlusconi. Video alla mano, la scena è rimasta scolpita nella memoria collettiva. Vedere per credere. Ora che Cristina è arrivata all’Ariston, qualcuno scherza: avvisate Palazzo Chigi.

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      Speciale Sanremo 2026

      Levante e Gaia si baciano sulle note di “I maschi”, la regia stacca e i social gridano alla censura

      Duetto intenso sul classico di Gianna Nannini, sguardi e complicità fino al bacio finale. Ma l’inquadratura larga nel momento clou accende i sospetti dei social: per molti è censura Rai, per altri solo un errore di regia.

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        Un classico del 1987, due artiste che non hanno mai amato stare al centro del palco in punta di piedi e un Festival che, quando meno te lo aspetti, torna a far discutere più per un’inquadratura che per una nota. Nella serata delle cover Levante ha scelto Gaia per duettare in “I maschi”, il successo firmato da Gianna Nannini che ha attraversato generazioni e ribaltato stereotipi. Una scelta non neutra, né nostalgica: un brano che parla di ruoli, di desiderio, di libertà. E loro lo hanno cantato così, senza freni.

        Per tutta la durata dell’esibizione la tensione è rimasta sospesa tra le due. Sguardi ammiccanti, mani che si sfiorano, passi studiati ma mai rigidi. Non una coreografia forzata, piuttosto un gioco dichiarato, consapevole. L’Ariston ha seguito in silenzio, poi con applausi sempre più convinti, mentre il duetto prendeva corpo e diventava qualcosa di più di una semplice cover. Al termine del brano, come naturale conclusione di quella complicità costruita nota dopo nota, Levante e Gaia si sono baciate sulle labbra.

        Ed è lì che la regia ha scelto – o ha sbagliato – di allontanarsi. Campo largo, distanza improvvisa, poi un primissimo piano quando l’attimo era già passato. Un secondo, forse meno. Abbastanza però per scatenare la miccia. Perché in un Festival dove ogni dettaglio viene passato al microscopio, un bacio non inquadrato diventa immediatamente un caso.

        Gli applausi in teatro sono stati scroscianti. “C’è dell’amore qui”, ha commentato Laura Pausini, cogliendo lo spirito della performance più che la polemica. Ma sui social la musica è cambiata. “Sono state pazzesche, naturalmente mamma Rai c’ha messo lo zampino e ha staccato su un campo larghissimo per non far vedere che si sono baciate”, scrive un utente. “Credo lo sapessero e hanno fatto l’inquadratura da 1 km”, replica un altro. In poche ore l’hashtag legato al duetto è salito tra i più commentati, tra accuse di censura e ironie sull’ennesima regia poco brillante di questa edizione.

        La verità, come spesso accade a Sanremo, è che il Festival vive anche di questi cortocircuiti. Un gesto artistico che diventa gesto politico, una scelta di camera che si trasforma in sospetto. Levante e Gaia, dal canto loro, hanno portato sul palco una versione intensa, giocata sull’ambiguità e sull’energia femminile. Hanno preso “I maschi” e l’hanno piegata alla contemporaneità, ribaltando ancora una volta il punto di vista.

        Se sia stata censura o semplice disattenzione lo diranno – forse – i retroscena di queste ore. Intanto resta l’immagine che molti giurano di aver visto, anche senza primo piano: due artiste che si baciano nel cuore del Festival di Sanremo e un Paese che, nel 2026, riesce ancora a dividersi per un’inquadratura mancata.

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          Le Bambole di Pezza con Cristina D’Avena accendono “Occhi di gatto”. L’Ariston diventa punk e sfocia nei Led Zeppelin

          Cristina D’Avena in pelle e catene guida “Occhi di gatto” nella versione “bambolizzata” delle Bambole di Pezza. Il brano si intreccia con una strofa di “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin e l’Ariston si alza in piedi.

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            C’era una volta una sigla tutta zucchero, pomeriggi davanti alla tv e un ritornello che ancora oggi si canta a memoria. Poi arrivano Le Bambole di Pezza e decidono che a Sanremo 2026 le regole possono essere riscritte. Portano Cristina D’Avena sul palco e scelgono “Occhi di gatto”. Sembra un tuffo negli anni ’80, diventa un’esplosione rock.

            La quarta serata del Festival, quella delle cover, vive di intuizioni. Questa è una di quelle che non passano inosservate. Le cinque componenti della band, unica formazione tutta al femminile in gara, avevano promesso una versione “bambolizzata”. Tradotto: chitarre elettriche al massimo, batteria che spinge, attitudine punk. E così la sigla del celebre cartone animato cambia pelle. L’introduzione è riconoscibile, il pubblico sorride, poi arriva la sterzata. Il suono si fa sporco, graffiante, lontanissimo dall’originale.

            Cristina D’Avena entra in scena in abito di pelle con catene e maniche di pizzo. Non è la nostalgia rassicurante che qualcuno si aspettava. È una regina delle sigle che accetta la sfida e si mette al centro di una tempesta elettrica. Canta, si muove, si lascia trascinare dalla band. Il risultato è un duetto potente, che gioca con l’immaginario infantile e lo ribalta senza snaturarlo.

            La sorpresa vera arriva quando “Occhi di gatto” si innesta su una strofa di “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin. Il passaggio è netto, quasi sfacciato. Il riff iconico esplode e l’Ariston cambia atmosfera. Dal cartone animato al rock britannico il passo è breve, almeno per chi ha deciso di non avere paura dei cortocircuiti. Sul palco compare anche il maestro Enrico Melozzi, a dare ulteriore energia a un finale scatenato.

            Il pubblico capisce subito che non è un semplice omaggio. È una dichiarazione d’intenti. Le Bambole di Pezza prendono un simbolo popolare e lo trasformano in un manifesto identitario. La loro cifra è chiara: femminile, rumorosa, libera. Cristina D’Avena non resta ospite, ma diventa parte di questo gioco, dimostrando che la sua voce può abitare anche territori lontani dalle sigle televisive.

            La standing ovation arriva naturale, senza bisogno di effetti speciali. In un Festival dove spesso si cerca il colpo di scena studiato, qui l’effetto nasce dall’azzardo. Mischiare “Occhi di gatto” con i Led Zeppelin poteva sembrare un esercizio di stile. Invece funziona, perché tiene insieme memoria e presente, ironia e potenza.

            Sanremo 2026, almeno per una sera, dimostra che il cartone può diventare rock e che una sigla degli anni ’80 può trasformarsi in un inno da palco grande. E quando le luci si riaccendono, resta l’impressione di aver assistito a uno di quei momenti che non si archiviano come semplice cover, ma come piccola rivoluzione in tre minuti e qualche secondo.

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              Sospetta pubblicità occulta per Malika Ayane: Viale Mazzini apre un’istruttoria

              Il titolo del brano “Animali Notturni” coincide con il nome di un nuovo prodotto Veralab. La Rai valuta possibili violazioni contrattuali e danni d’immagine.

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              Sospetta pubblicità occulta per Malika Ayane: Viale Mazzini apre un’istruttoria

                La Rai ha ufficialmente acceso i riflettori su una potenziale operazione di product placement non autorizzato che coinvolge Malika Ayane. Al centro della controversia c’è il brano “Animali notturni”, il cui titolo ricalca esattamente il nome di una linea di bellezza lanciata sul mercato proprio in concomitanza con la kermesse dal brand Veralab.

                Il nodo dei social e della trasparenza

                A far scattare l’allarme sono state le attività digitali della cantante. Nei giorni scorsi, l’artista ha pubblicato diversi contenuti social in collaborazione con il marchio cosmetico, utilizzando correttamente l’hashtag #adv. Tuttavia, è proprio la sovrapposizione tra la campagna pubblicitaria — sintetizzata dallo slogan “Rimedi diurni per animali notturni” — e il titolo del pezzo in gara a insospettire i vertici di Viale Mazzini.

                Secondo fonti interne, la Rai non sarebbe stata informata di questa partnership commerciale. L’azienda sta ora procedendo a una rigorosa raccolta di prove per stabilire se vi siano state violazioni dei regolamenti interni o degli accordi sottoscritti con l’artista e la sua casa discografica.

                Regolamento ferreo e precedenti scottanti

                La prudenza di Viale Mazzini non è casuale. Dopo il discusso “caso scarpe” che ha coinvolto John Travolta — vicenda sfociata in una causa per risarcimento danni — la Rai ha blindato ogni spiraglio comunicativo.

                Le regole del Festival sono, del resto, perentorie:

                • Divieto assoluto: È proibita qualsiasi attività configurabile come pubblicità occulta.
                • Monito scritto: Ogni sabato precedente all’inizio della gara, i partecipanti ricevono un sollecito formale che vieta “improprie operazioni promo-pubblicitarie” volte a sfruttare la visibilità del palco.

                Prossimi passi

                Se le verifiche dovessero confermare un intento promozionale celato dietro la scelta artistica, la Rai si è detta pronta ad agire legalmente per tutelare i propri diritti. Resta da capire se la coincidenza tra musica e marketing sia frutto di una casualità o di una strategia studiata a tavolino che potrebbe costare cara alla cantante milanese.

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