Speciale Sanremo 2026
Sanremo 2026, Calabria protagonista nella serata delle cover: Brunori Sas con Maria Antonietta e Colombre, Aiello duetta con Leo Gassmann
Due cantautori legati a Cosenza salgono stasera all’Ariston: Brunori Sas su “Il mondo”, Aiello su “Era già tutto previsto”. Nella quarta serata del Festival dedicata ai duetti, Brunori Sas si esibisce con Maria Antonietta & Colombre reinterpretando “Il mondo” di Jimmy Fontana. Aiello canta con Leo Gassmann “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante.
Stasera, nella quarta serata del Festival di Sanremo 2026 dedicata alle cover e ai duetti, l’Ariston parla anche calabrese. E lo fa con due nomi che, per percorsi diversi ma con una sensibilità simile, hanno portato la provincia di Cosenza dentro il mainstream senza smussarne gli angoli: Brunori Sas e Aiello. Due cantautori legati alla stessa terra, alla stessa città, e a un’idea di musica che tiene insieme scrittura e interpretazione, radici e presente.
Dario Brunori, in arte Brunori Sas, nato a Cosenza nel 1977, è uno dei cantautori più apprezzati degli ultimi anni e non è certo un esordiente sanremese. La sua storia con il Festival è fatta di ritorni e snodi importanti: nel 2019 era già salito sul palco nella serata dei duetti con gli Zen Circus, poi nel 2025 è tornato in gara con “L’albero delle noci”, brano intenso dedicato alla figlia. Quella partecipazione lo ha portato al terzo posto finale e al premio per il miglior testo, certificando un passaggio ormai compiuto: dalla scena “underground” che lui stesso ha contribuito a sdoganare, fino al pubblico più ampio, senza perdere l’identità da cantautore puro.
Nella serata delle cover, Brunori si esibirà accanto a Maria Antonietta & Colombre con una reinterpretazione de “Il mondo” di Jimmy Fontana. Coppia nella vita e sul palco, Maria Antonietta e Colombre rappresentano la “quota indie” di questo Sanremo 2026, e la loro scelta di condividere la scena con Brunori costruisce un triangolo interessante: tre artisti che hanno una grammatica contemporanea ma che, stasera, si misurano con un classico assoluto. “Il mondo” è un brano che appartiene a quella categoria rara di canzoni che non si limitano a essere ricordate: tornano a galla ogni volta con un significato nuovo, perché la melodia e il testo le tengono in vita, come un oggetto che non perde valore.
Pubblicata nel 1965, “Il mondo” fu uno dei successi di quell’estate: un testo struggente, una melodia da classico istantaneo e un arrangiamento etereo ed elegante firmato da Ennio Morricone, con richiami ai giganti del jazz orchestrale. Non è un dettaglio: è parte del fascino e del peso specifico del brano. Nel tempo le versioni si sono moltiplicate, dalle interpretazioni degli anni Sessanta con Milva e Gianni Morandi fino a letture più recenti come quelle di Gianna Nannini e dei Kolors. Sceglierla, oggi, manda un segnale preciso: uno dei movimenti più interessanti dei nuovi cantautori italiani è proprio la riscoperta della melodia “classica” della canzone italiana, rivestita però di suoni e sensibilità contemporanee. È una strategia, certo, ma quando funziona diventa un gesto di stile: non un omaggio polveroso, bensì un dialogo vivo con il repertorio.
Accanto a Brunori, stasera ci sarà anche Aiello, altro artista originario di Cosenza, che duetterà con Leo Gassmann su “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante. Qui il registro cambia: si entra in un brano del 1973 che è un capolavoro sulla consapevolezza, sul destino, su quella sensazione amara di aver già intravisto la fine prima ancora di cominciare. Aiello porta sul palco una vocalità che si presta bene a questo tipo di intensità: un approccio intimo alla musica, capace di stare dentro il testo senza “spiegarlo”, ma facendolo sentire. E il duetto con Gassmann promette un confronto di timbri e di sguardi, perché in una cover non conta solo la fedeltà alla canzone: conta la tensione che riesci a creare tra ciò che era e ciò che diventa.
Antonio Aiello, classe 1985, nato e cresciuto a Cosenza prima di trasferirsi a Roma, ha costruito il suo percorso partendo da una formazione musicale solida, con lo studio di pianoforte e violino, e poi evolvendo verso un sound che mescola indie, pop e r&b. La sua partecipazione a Sanremo risale al 2021, quando era tra i Big con “Ora”, la sua prima presenza ufficiale in gara. Anche qui, un passaggio chiaro: l’identità personale come centro del racconto, e una scrittura che non ha paura di stare sul confine tra confessione e canzone pop.
La serata delle cover, storicamente, è uno dei momenti più rivelatori del Festival. È lo spazio in cui gli artisti si mettono alla prova senza rete, perché la canzone non è “nuova”: è già dentro la memoria collettiva, e proprio per questo ti giudicano su un dettaglio, su una scelta d’arrangiamento, su una parola tenuta più a lungo, su un silenzio. Per il pubblico calabrese, la presenza di Brunori Sas e Aiello aggiunge un elemento emotivo e identitario: due carriere solide partite dalla stessa provincia e arrivate su un palco nazionale con credibilità, senza bisogno di maschere.
E nel caso di Brunori, il legame con la sua terra resta un tratto quasi narrativo. Il suo studio prove è ancora nei pressi dell’Università della Calabria, che nel 2026 gli conferirà una laurea honoris causa. C’è un verso, “sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele”, diventato nel tempo un riferimento identitario per molti calabresi, quasi una frase-simbolo capace di contenere contraddizioni e orgoglio. Un legame che Brunori ha mostrato anche in modo concreto, esibendosi gratuitamente a Capodanno 2026 in Piazza dei Bruzi davanti a migliaia di persone.
Stasera, però, tutto questo entra in una cornice precisa: l’Ariston, la serata delle cover, il rito collettivo del Festival. “Il mondo” e “Era già tutto previsto” sono due scelte diverse, due epoche diverse, due energie diverse. Ma raccontano la stessa cosa: che per portare davvero una canzone sul palco non basta cantarla, bisogna abitarla. E Brunori Sas e Aiello, da quel palco, portano anche un pezzo di Cosenza, senza doverlo spiegare. Basta sentirlo.
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Speciale Sanremo 2026
Sanremo 2026 flop in classifica: metà dei Big sparita e Carlo Conti finisce nel mirino
Rispetto al 2025, quando i Big dominavano la Top 10, quest’anno restano solo in sette. Un segnale che riaccende il dibattito sul peso reale del Festival.
Sanremo 2026 accende le luci, fa ascolti, domina i social… e poi si spegne in classifica. A un mese dalla finale, i dati FIMI raccontano una realtà meno brillante del previsto: circa la metà dei Big in gara è già uscita dalla Top 200 dei singoli più venduti. Un segnale chiaro, che riporta subito Carlo Conti al centro delle critiche. Perché il Festival può anche funzionare in tv, ma se le canzoni non restano, qualcosa si inceppa.
I numeri che fanno discutere
Il confronto con il 2025 è impietoso. L’anno scorso i Big occupavano tutte le prime dieci posizioni della classifica, monopolizzando il mercato per settimane. Oggi, invece, nella Top 10 ne restano solo sette. Una differenza che pesa, soprattutto per un evento che dovrebbe essere il motore della musica italiana. Il problema non è solo chi manca, ma la velocità con cui alcuni brani sono scomparsi.
Successo televisivo, ma le canzoni non reggono
Sanremo continua a essere una macchina perfetta dal punto di vista televisivo. Share alti, attenzione mediatica, dibattito costante. Ma il vero banco di prova, come sempre, è la durata delle canzoni nel tempo. E qui emergono le crepe. Se i brani non entrano davvero nelle playlist del pubblico, il Festival rischia di diventare un evento effimero, più legato al momento che alla musica.
Carlo Conti nel mirino del dibattito
I numeri inevitabilmente riportano il focus sulla direzione artistica. Carlo Conti finisce sotto osservazione, anche se il discorso è più ampio e riguarda scelte musicali, tendenze e gusti del pubblico. Il punto, però, resta uno: Sanremo non può permettersi di essere solo uno spettacolo televisivo. Deve continuare a lanciare canzoni che restano. E quest’anno, almeno per ora, il segnale sembra andare in un’altra direzione.
Speciale Sanremo 2026
Grignani, Pausini e la canzone più famosa degli anni ’90: il gossip su Destinazione Paradiso riaccende una vecchia storia
Il settimanale Diva e Donna riporta la voce di una persona che avrebbe lavorato in una casa discografica milanese: tra Gianluca Grignani e Laura Pausini, negli anni Novanta, non ci sarebbe stata soltanto amicizia. E la canzone Destinazione Paradiso, diventata un classico della musica italiana, sarebbe stata scritta pensando proprio a lei.
Ci sono canzoni che segnano un’epoca e diventano quasi parte della memoria collettiva. Destinazione Paradiso, pubblicata da Gianluca Grignani nel 1995, è una di queste. Il brano è diventato uno dei simboli della musica italiana degli anni Novanta e ancora oggi continua a essere cantato da generazioni diverse.
Ora però quella canzone torna a far parlare di sé per un motivo completamente diverso dalla musica. Il settimanale Diva e Donna ha rilanciato infatti un’indiscrezione che riguarda proprio l’origine del brano e un possibile legame con Laura Pausini.
Il gossip su Grignani e Laura Pausini
Secondo quanto riportato dal settimanale, Gianluca Grignani avrebbe scritto Destinazione Paradiso pensando a Laura Pausini. Non si tratterebbe soltanto di un’ispirazione artistica, ma di un sentimento personale.
L’indiscrezione nasce dal racconto di una persona che sostiene di aver lavorato in una casa discografica milanese negli anni Novanta. Secondo questa testimonianza, tra i due artisti non ci sarebbe stata soltanto una conoscenza professionale o una semplice amicizia.
La fonte, rimasta anonima, parla infatti di “una storia vissuta lontano dai riflettori”, un rapporto che sarebbe rimasto sempre lontano dall’attenzione del pubblico e dei media.
Gli anni Novanta della musica italiana
Negli anni in cui Destinazione Paradiso diventava una hit, la scena musicale italiana stava vivendo una fase di grande fermento. Gianluca Grignani era uno dei cantautori più promettenti della sua generazione, mentre Laura Pausini stava costruendo una carriera internazionale che l’avrebbe portata a diventare una delle artiste italiane più conosciute nel mondo.
Entrambi erano protagonisti di una stagione musicale che mescolava pop e cantautorato, con un pubblico sempre più vasto anche fuori dai confini italiani.
In quel contesto non sarebbe sorprendente che i due artisti si siano incrociati più volte negli ambienti discografici e televisivi dell’epoca.
Tra musica e leggenda
Al momento si tratta soltanto di un gossip, senza conferme ufficiali da parte dei diretti interessati. Né Gianluca Grignani né Laura Pausini hanno mai parlato pubblicamente di una relazione tra loro.
Eppure l’idea che Destinazione Paradiso possa essere nata da una storia d’amore segreta aggiunge un nuovo livello di fascino a una canzone che, per molti fan, rappresenta già una colonna sonora sentimentale degli anni Novanta.
Nel mondo della musica succede spesso: le canzoni diventano leggenda, e attorno a loro nascono racconti che finiscono per mescolare realtà, ricordi e suggestioni.
Speciale Sanremo 2026
Parla Levante: “Quel bacio sulle labbra con Gaia sul palco di Sanremo era solo un gesto di affetto, non certo un manifesto ideale”
L’artista chiarisce il gesto condiviso con Gaia nella serata cover e racconta un Festival vissuto con leggerezza e maturità.
Nella sala stampa del Festival di Sanremo, Levante sceglie la via della chiarezza. Dopo la serata delle cover, il bacio scambiato sul palco con Gaia ha acceso il dibattito sui social e nei media. Ma per la cantautrice non c’è alcuna strategia dietro quel gesto: solo spontaneità.
Tra bilanci artistici, nuovi progetti discografici e uno sguardo più ampio sul sistema musicale, Levante racconta un’edizione che definisce la più luminosa delle sue tre partecipazioni.
Il “bacio non ripreso”: nessuna provocazione
L’episodio che ha fatto discutere riguarda il mancato primo piano televisivo del bacio durante l’esibizione. La spiegazione, precisa l’artista, è tecnica: il sistema automatizzato di regia – programmato sulle prove – non è stato in grado di intercettare un momento nato sul momento.
Levante ridimensiona subito la questione: nessun messaggio cifrato, nessuna intenzione polemica. “È stato un gesto naturale, come quello che si darebbe a un’amica o a una sorella”, lascia intendere. Più che sorpresa per l’inquadratura mancata, ha confessato di essere rimasta colpita dal clamore suscitato da un atto così semplice. Il suo auspicio? Poter vivere certe espressioni d’affetto senza sovrastrutture.
Autrice unica: una scelta identitaria
Sul fronte creativo, Levante sottolinea di essere l’unica firmataria – testo e musica – del brano presentato in gara. Non un vessillo da sbandierare, ma una condizione coerente con il suo percorso.
L’artista apre anche una riflessione più ampia sui crediti nel panorama musicale contemporaneo, evidenziando quanto il tema della paternità delle opere sia spesso complesso, specie quando entrano in gioco produttori e team di scrittura.
Quanto alla presenza femminile sul palco dell’Ariston, non punta il dito contro il Festival in sé, ma contro una questione più radicata: la sottorappresentazione delle donne in vari ambiti professionali. E cita con entusiasmo alcune colleghe che le piacerebbe vedere in futuro a Sanremo, da Emma Nolde a Ginevra.
Il nuovo album e il ritorno dal vivo
Archiviata l’esperienza sanremese, Levante guarda avanti. In programma un tour primaverile nei club, che anticiperà una stagione estiva e autunnale più estesa.
Il nuovo disco, dal titolo evocativo Dell’amore e il fallimento d’altri passi di danza, è pronto ma non ha ancora una data ufficiale. La scelta, spiega, è strategica: in un mercato che consuma musica a ritmo rapidissimo, preferisce pubblicare i brani con gradualità.
Il filo conduttore del progetto è l’amore quando si interrompe o resta inespresso, come nel caso di “Sei tu”, la canzone portata in gara, che racconta un sentimento mai dichiarato. Musicalmente sarà un lavoro sfaccettato: dalle atmosfere intime e orchestrali a incursioni elettroniche e ritmi più danzerecci.
Una Sanremo più leggera
Rispetto alle precedenti partecipazioni, Levante descrive questa come la più serena. Parla di sorriso, di luce, di una centratura raggiunta nel tempo. Meno pressione, più consapevolezza.
Sente la responsabilità di salire su un palco così esposto, ma oggi la vive come un’opportunità per offrire un esempio positivo, prima ancora che artistico.
Voce, cinema e nuove consapevolezze
Nel dialogo con i giornalisti emerge anche un rapporto rinnovato con la propria voce. Per anni vissuta in modo istintivo, oggi è compresa meglio anche dal punto di vista tecnico: una particolarità delle corde vocali le conferisce quella timbrica ariosa e leggermente graffiata che la distingue. Una caratteristica che sta imparando ad accogliere come unicità.
Positiva anche l’esperienza da attrice nel film L’Invisibile, esperienza che non esclude di ripetere, magari con una preparazione ancora più approfondita.
Chiusura in musica
La conferenza si conclude come meglio non potrebbe: con qualche nota dal vivo. Il ritornello di “Sei tu” risuona nella sala stampa, accompagnato dal pianoforte di Alessandro Trabace e dal violoncello di Angelo Trabace.
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