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Televisione

Incredibile ma vero: Rita De Crescenzo a “Carta Bianca” parla di povertà, mentre annuncia una nuova invasione social a Roccaraso

Rita De Crescenzo approda a Carta Bianca per dire la sua sulla povertà, nonostante video e contenuti che raccontano l’esatto opposto. E rilancia: il 29 gennaio nuova trasferta a Roccaraso, già teatro di caos, rifiuti e polemiche

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    A volte la televisione riesce ancora a sorprendere. Succede quando, nel salotto di Carta Bianca, ospite di Bianca Berlinguer, arriva Rita De Crescenzo per dirci cosa pensa della povertà. Proprio lei, la tiktoker che sui social costruisce il suo personaggio sull’ostentazione continua, sul lusso esibito e su uno stile che, nei fatti, sembra spesso mortificare qualsiasi idea di sobrietà.

    Il cortocircuito è evidente e non è sfuggito a chi ha seguito la trasmissione. De Crescenzo, diventata popolare su TikTok per video sopra le righe e per un linguaggio volutamente provocatorio, si è ritrovata improvvisamente in un contesto che fa della riflessione sociale e politica il suo marchio di fabbrica. Un incontro che ha lasciato molti spettatori perplessi, più per la scelta editoriale che per le parole pronunciate.

    Dal lusso social alla povertà in tv
    Il punto non è tanto cosa abbia detto, quanto chi lo abbia detto. Rita De Crescenzo è nota per un immaginario che ruota intorno all’eccesso, alla ricchezza mostrata come status e al disprezzo implicito per tutto ciò che non rientra in quella narrazione. Vederla discutere di povertà in prima serata ha avuto l’effetto di uno schiaffo narrativo, di quelli che fanno rumore.

    Sui social, infatti, il personaggio costruito dalla tiktoker va in direzione opposta: abiti vistosi, viaggi raccontati come trofei, toni che spesso scivolano nella caricatura. Ed è proprio questo scarto che ha alimentato critiche e commenti ironici nelle ore successive alla messa in onda.

    Il ritorno dell’“evento” Roccaraso
    Come se non bastasse, De Crescenzo ha anche rilanciato uno dei temi più controversi che la riguardano. La tiktoker ha annunciato una nuova “spedizione turistica” in direzione Roccaraso, località finita al centro delle polemiche lo scorso anno proprio a causa di un afflusso incontrollato di visitatori, spesso maleducati, con disguidi, rifiuti abbandonati e una gestione dell’emergenza che aveva messo in difficoltà il territorio.

    L’evento è previsto per il prossimo 29 gennaio. Secondo De Crescenzo, questa volta “andrà meglio”. Una promessa che suona familiare e che, inevitabilmente, riaccende le preoccupazioni di chi vive e lavora nella zona, già provata da un turismo mordi e fuggi trasformato in assalto.

    Una “spedizione da unni” che divide
    La definizione di “spedizione da unni” non è casuale ed è tornata a circolare proprio in queste ore. L’idea di un evento organizzato e promosso via social, capace di spostare masse senza una reale struttura alle spalle, resta uno dei nodi principali della polemica. Non è il turismo in sé a essere messo in discussione, ma il modo in cui viene incentivato e raccontato.

    Lo scorso anno Roccaraso aveva pagato un prezzo alto in termini di immagine e di gestione del territorio. L’annuncio di una nuova data ha quindi l’effetto di riaprire una ferita che non si è mai del tutto rimarginata.

    Tv, social e responsabilità
    Il caso De Crescenzo mette insieme due piani che sempre più spesso si sovrappongono: quello televisivo e quello dei social. Da un lato, un programma che invita a riflettere su temi complessi come la povertà. Dall’altro, una creator che costruisce consenso e visibilità attraverso l’eccesso e la provocazione.

    La domanda che resta sospesa è semplice: ha senso questo incrocio? E soprattutto, quale responsabilità hanno i media tradizionali nel legittimare personaggi che, nel quotidiano, veicolano messaggi opposti a quelli di cui si discute in studio?

    Il 29 gennaio come nuovo banco di prova
    Per ora, l’unica data certa è quella del 29 gennaio. Sarà il momento in cui si capirà se le promesse di una gestione più ordinata avranno un seguito concreto o se Roccaraso dovrà affrontare, ancora una volta, le conseguenze di un turismo social spinto senza filtri.

    Nel frattempo, l’immagine di Rita De Crescenzo a Carta Bianca resta lì, sospesa tra incredulità e polemica. Un simbolo perfetto di un’epoca in cui tutto può convivere con il suo contrario, almeno per una sera in prima serata.

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      Televisione

      Grande Fratello Vip 2026 al via il 17 marzo con Ilary Blasi: Lucarelli opinionista e cachet da rumors

      Dopo una stagione complicata, il Grande Fratello Vip torna il 17 marzo in prima serata su Canale 5. Alla guida Ilary Blasi, con Cesara Buonamici e Selvaggia Lucarelli opinioniste. Sul cachet della giornalista circolano cifre non confermate, mentre il contratto non prevederebbe vincoli di esclusiva.

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        Il Grande Fratello Vip 2026 ha una data ufficiale: si parte il 17 marzo, in prima serata su Canale 5. Mediaset prova il rilancio dopo una stagione segnata da polemiche e ascolti deludenti, affidando la nuova edizione a un volto che di reality se ne intende: Ilary Blasi.

        La scelta della conduttrice era nell’aria da settimane, ma ora è confermata. Blasi torna al timone di un format che punta a ritrovare centralità nel palinsesto, dopo un’annata complicata culminata con l’addio di Alfonso Signorini e un clima che aveva lasciato strascichi mediatici pesanti. L’obiettivo è chiaro: riportare il programma a essere evento televisivo e non semplice contenitore di dinamiche ripetitive.

        Tra le novità più rilevanti c’è il panel degli opinionisti. Accanto alla conduttrice siederanno Cesara Buonamici e Selvaggia Lucarelli, due personalità televisive dal profilo molto diverso ma potenzialmente complementare. Buonamici rappresenta un punto di vista più istituzionale e misurato, Lucarelli invece è sinonimo di giudizi taglienti e posizioni spesso controcorrente. Un’accoppiata che promette dibattiti accesi e una narrazione meno prevedibile rispetto al passato.

        Proprio l’arrivo di Lucarelli ha acceso i riflettori nelle ultime settimane. Convincere uno dei nomi più riconoscibili della tv italiana a entrare nel mondo del Grande Fratello Vip non sarebbe stato un passaggio semplice. Attorno al suo cachet si sono moltiplicati i rumor, con cifre circolate senza conferme ufficiali. Si è parlato di compensi molto elevati, ma nessun dato è stato formalizzato né dalla diretta interessata né dall’azienda. Resta il fatto che la presenza di Lucarelli rappresenta una mossa strategica forte, pensata per riportare attenzione e curiosità attorno al programma.

        Un altro punto chiave riguarda il futuro televisivo della giornalista. L’accordo con Mediaset, secondo quanto trapela, non prevederebbe vincoli di esclusiva. Questo significherebbe la possibilità di continuare a collaborare con la Rai e di tornare, il prossimo autunno, nel ruolo di giudice a Ballando con le Stelle accanto a Carolyn Smith, Guillermo Mariotto, Fabio Canino e Ivan Zazzaroni. Un equilibrio delicato, che conferma come i confini tra reti siano sempre più flessibili quando in gioco ci sono volti di richiamo.

        Sul fronte cast, i dettagli restano parziali. La linea dovrebbe ricalcare quella delle ultime edizioni, con un mix di vip e semi-vip, ma con l’inserimento di figure nuove capaci di generare dinamiche inedite. Dopo le critiche per una narrazione considerata stanca e autoreferenziale, la produzione sembra orientata a puntare su personalità più polarizzanti e meno prevedibili.

        Il Grande Fratello Vip si prepara dunque a una stagione che vale doppio. Non solo per la classifica degli ascolti, ma per la credibilità di un format che negli anni ha alternato picchi di successo a fasi di logoramento. Il 17 marzo sarà il primo test. Poi parleranno share, social e, come sempre, le dinamiche della Casa.

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          Televisione

          Lo Stato delle cose si ferma nonostante gli ascolti: “budget esaurito”, Rai e Giletti trattano per allungare e l’affaire Signorini resta sullo sfondo

          La decisione di interrompere Lo Stato delle cose a stagione in corso nasce, secondo quanto filtra, da una pianificazione economica sbagliata: soldi finiti, non pubblico finito. In corso un confronto tra l’ad Giampaolo Rossi e Massimo Giletti per strappare almeno due puntate in più fino al 15 aprile. Sul tavolo anche l’impatto occupazionale: molta produzione è esterna.

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            C’è un modo molto italiano di chiudere un programma che funziona: non perché perde spettatori, ma perché finiscono i soldi. Lo Stato delle cose, il talk di Massimo Giletti in onda su Rai 3 il lunedì sera, sarebbe destinato a fermarsi il 31 marzo. Fin qui sembrerebbe la classica notizia di palinsesto. Il punto, però, è il motivo: non c’entrano gli ascolti, che anzi – secondo quanto riportato – si sono assestati su una soglia tutt’altro che trascurabile, intorno al 6% di share, con una media di circa un milione di telespettatori a puntata. Il motivo sarebbe un altro, disarmante nella sua semplicità: budget esaurito.

            La scelta lascia perplessi proprio perché spezza la stagione nel mezzo e perché arriva dopo una fase iniziale di rodaggio che, sempre stando alle ricostruzioni, aveva portato il programma a trovare un suo equilibrio. Quando un titolo si stabilizza, di solito la macchina aziendale prova a capitalizzare. Qui invece accadrebbe il contrario: stop “tecnico”, come se qualcuno avesse costruito il ponte e poi si fosse accorto a metà percorso di non avere più materiale per finire.

            Dall’entourage di Giletti, viene raccontato, trapela delusione. Anche perché la discussione non sarebbe sulla “resa” del prodotto, ma sulla sua collocazione contabile: il programma, accusato dai detrattori di essere nato sotto l’ombrello di Rai Cultura e di aver poi privilegiato casi di cronaca e temi mediatici più scottanti rispetto a un’impostazione culturale, avrebbe finito per pagare pure questa ambiguità. In estrema sintesi: un talk che porta pubblico, ma che si trova addosso una doppia contestazione, editoriale e amministrativa. Troppo generalista per essere “cultura”, troppo identificabile per diventare intoccabile.

            In questo contesto si inserisce anche la coda polemica che ruota attorno all’“affaire Signorini”, evocato nel dibattito televisivo delle ultime settimane e diventato, per riflesso, un elemento di pressione su chi fa talk e su chi li governa. Non è necessariamente il motivo dello stop, ma è parte dell’aria che si respira: programmi che finiscono dentro un circuito di tensioni, reazioni, contraccolpi, con il rischio che la politica interna – quella fatta di equilibri, uffici, direzioni, catene di responsabilità – conti quanto e più del dato Auditel.

            Intanto, però, si tratta. La ricostruzione parla di una trattativa in corso tra l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, e Giletti per provare a strappare almeno due puntate aggiuntive e arrivare fino al 15 aprile. Il che significa una cosa molto concreta: si starebbero cercando spazi nel budget, magari con soluzioni tampone, per non chiudere con l’impressione di un taglio improvviso. Un’uscita ordinata, più che una frenata a mano tirato.

            C’è poi un aspetto che raramente diventa notizia finché non scoppia il caso: quello occupazionale. Gran parte della produzione del programma, viene sottolineato, è esterna. Dietro la sigla non ci sono solo volti e dibattiti, ma una filiera di giornalisti, autori, tecnici, professionisti della comunicazione. Se il programma si ferma prima del previsto, non si interrompe soltanto una narrazione televisiva: si interrompono contratti, settimane di lavoro, pianificazioni già impostate. E quando lo stop arriva “per budget”, senza che il pubblico abbia decretato la fine, il contraccolpo umano si fa più difficile da digerire.

            Il paradosso, insomma, è tutto qui: un talk che macina ascolti “da Rai 3” e che, proprio per questo, dovrebbe essere gestito come un investimento da proteggere, si ritrova ostaggio di un errore di pianificazione.

            La chiusura del 31 marzo diventerebbe un caso-scuola: il successo non basta contro le ragioni di bilancio. Se invece si riuscirà a “comprare” qualche puntata, resterà comunque una domanda imbarazzante: com’è possibile che un programma in prima serata arrivi a stagione in corso a scoprire che il carburante era contato male. In Rai, spesso, le trasmissioni finiscono per scelta editoriale. Qui rischiano di finire per ragioneria. E in televisione, quando succede, lo spettatore lo sente: perché la sensazione non è che si chiuda una stagione, ma che si spenga una luce mentre è ancora accesa.

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              Televisione

              Maria De Filippi, la trattativa che fa tremare Mediaset: cosa c’è dietro le voci di un addio storico

              Indiscrezioni parlano di una maxi-trattativa con Warner Bros. Discovery e di tensioni ai vertici di Cologno Monzese. Nessuna conferma ufficiale, ma l’ipotesi di un’uscita di Maria De Filippi riapre il dossier più delicato della TV italiana.

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                Perfetto, ora lo stesso per questo: Un nome che fa tremare la TV italiana: cosa c’è dietro le voci su Maria De Filippi Quando si parla di televisione italiana, pronunciare il nome di Maria De Filippi è un must have. Un personaggio che, da oltre trent’anni, per Mediaset è sinonimo di stabilità, ascolti record e format di successo.

                Proprio per questo, l’idea che possa cambiare casa televisiva ha il sapore di una svolta storica e di un brutto “declino” per l’azienda di Cologno Monzese. Nelle ultime ore, infatti, hanno iniziato a circolare indiscrezioni che ipotizzano un suo possibile allontanamento da Mediaset, aprendo scenari del tutto nuovi per il mercato televisivo.

                A riaccendere il dibattito è stato Mario Adinolfi, che sul suo blog ha descritto una trattativa in corso tra la conduttrice e Warner Bros, Discovery. Secondo questa ricostruzione, sul tavolo ci sarebbe un contratto quinquennale con proporzioni mai viste prima per la televisione italiana, capace di ridefinire il valore economico e strategico della figura di Maria De Filippi: un miliardo di euro.

                Tale situazione sembrerebbe aver gravato nei rapporti con i vertici Berlusconi, Marina e Piersilvio. Sempre secondo Adinolfi, a complicare ulteriormente il quadro ci sarebbe anche una vicenda giudiziaria delicata, la causa intentata da Mediaset contro Fabrizio Corona, nella quale il nome della conduttrice viene chiamato in causa indirettamente, aumentando il livello di tensione. Al di là delle dinamiche personali, Maria De Filippi rappresenta anche un asset industriale di primo piano.

                È infatti socia al 50% della Fascino PGT, la società di produzione fondata con Maurizio Costanzo, che negli anni ha creato alcuni dei format più longevi e redditizi della TV italiana. Programmi come Amici, C’è Posta per Te, Temptation Island, Tu si que vales e Uomini e Donne, continuano a garantire ascolti e raccolta pubblicitaria, ma secondo le indiscrezioni avrebbero perso progressivamente centralità nella programmazione di Canale 5. In questo contesto si inserisce l’interesse di Warner Bros.

                Discovery, che da tempo lavora a un rafforzamento strutturale della propria presenza nel panorama generalista italiano. Il gruppo ha già avviato una strategia chiara, puntando su volti storici della TV italiana, non di Mediaset ma anche della Rai: da Fabio Fazio ad Amadeus, passando per Luciana Littizzetto, Maurizio Crozza e Belen Rodriguez. Parallelamente, Discovery ha dato spazio a interpreti molto seguiti dal pubblico come Katia Follesa, I PanPers e altri protagonisti del mondo della comicità.

                In questo scenario, un eventuale approdo di Maria De Filippi sul canale Nove rappresenterebbe un’ulteriore accelerazione, capace di ridefinire gli equilibri del sistema televisivo italiano e di consolidare Discovery come polo sempre più centrale nel mercato. Al momento non esistono prese di posizione ufficiali da parte dei diretti interessati. Tuttavia, il peso di queste voci va oltre la semplice indiscrezione. Mettere in discussione la permanenza di Maria De Filippi a Mediaset significa interrogarsi sul futuro stesso della televisione italiana.

                Chiara Alviano

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