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Bonus natalizio per i dipendenti Ferrari: rendiamo grazie a… Leclerc e Sainz!

La prestigiosa aziends di Maranello premia i suoi lavoratori con un bonus di 14.000 euro grazie al secondo posto nel Campionato Costruttori di Formula 1 raggiunto quest’anno.

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    Che “signor” regalo di Natale quello che l’azienda Ferrari dedica ai suoi dipendenti! In occasione del Natale distribuisce un bonus di 14mila euro a ognuno di loro. L’iniziativa è dovuta al piazzamento della Scuderia di Maranello al secondo posto nella classifica mondiale del campionato di Formula 1. Nonostante la vittoria del titolo sia stata rimandata ancora una volta (la Rossa non festeggia ormai dal 2008), l’ottimo piazzamento vale un dividendo decisamente alto tra i lavoratori.

    Grazie alle vittorie dei due piloti

    I soldi destinati a ogni squadra si dividono in base al piazzamento nella classifica costruttori. La Ferrari ha perso nella sfida con McLaren, che ha vinto il mondiale nell’ultima gara ad Abu Dhabi. Ma è riuscita a battere la Red Bull. Così, le imprese su pista di Leclerc e Sainz, capaci di vincere 5 gare insieme (tre il monegasco e due per lo spagnolo), si sono trasformate in un bonus maggiore e un premio più alto per tutti i lavoratori.

    Oltre le iniziali aspettative

    La somma bonus copre il periodo 2020-2023 e contiene anche un premio extra relativo ai risultati raggiunti nel primo semestre di quest’anno, che hanno superato le aspettative del cavallino rampante.

    Un’azienda modello

    L’accordo siglato di recente dall’azienda Ferrari contiene anche nuove regole e sostegni per le assenze dovute a malattie lunghe e per lutti familiari. Con migliori condizioni anche per i congedi di maternità e paternità. In questo modo l’azienda si conferma davvero un fiore all’occhiello del made in Italy… e non solo per le vittorie in pista.

    Un palmares da vincente assoluta

    Ferrari S.p.A. è stata fondata da Enzo Ferrari nel 1947, con sede a Maranello. È controllata dalla Ferrari N.V. dal 2013. E’ la più titolata nel campionato del mondo di Formula Uno, dove ha conquistato quindici titoli piloti e sedici costruttori, nonché una delle più vincenti nelle competizioni per vetture Sport Prototipo e Gran Turismo. Si è affermata più volte in classiche gare endurance quali la 24 Ore di Le Mans, la 24 Ore di Daytona e la 12 Ore di Sebring e in gare su tracciato stradale come la Targa Florio, la Mille Miglia e la Carrera Panamericana.

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      Sport

      Il mistero delle medaglie fragili: perché cadevano durante i podi

      Una serie di medaglie che si staccano durante le cerimonie ha attirato l’attenzione internazionale. Tra analisi tecniche, controlli qualità e responsabilità nella fornitura, ecco cosa è emerso finora e come gli organizzatori intendono rimediare.

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      Il mistero delle medaglie fragili: perché cadevano durante i podi

        Una scena che avrebbe dovuto celebrare l’eccellenza atletica è diventata oggetto di ironia e dibattito: medaglie che si staccano dal collo degli atleti durante le cerimonie di premiazione. È successo in diverse competizioni recenti – dai giochi nazionali alle gare internazionali – e ha sollevato interrogativi sulla qualità delle forniture e sui controlli effettuati prima delle gare.

        Per capire l’origine del problema è intervenuto il Comitato Organizzatore, che ha definito la vicenda un “caso di difetto tecnico” e ha avviato un’indagine interna con l’aiuto di esperti di materiali e ingegneria meccanica. Secondo quanto reso noto, il cuore della questione non risiederebbe nella moneta metallica delle medaglie in sé, bensì nei cordini di sostegno utilizzati per indossarle.

        I fatti che hanno allarmato

        La prima segnalazione di una medaglia che si stacca è emersa durante una cerimonia di podio molto seguita in televisione, dove un atleta di punta ha visto la propria medaglia scivolare via proprio mentre saliva sul podio. Dopo quell’episodio, altri casi simili sono stati registrati in manifestazioni di rilievo minore, confermando che non si trattava di un evento isolato.

        I video delle cerimonie, condivisi sui social network, hanno rapidamente attirato commenti di spettatori e appassionati, trasformando il problema in un fenomeno virale. I meme e le battute non sono mancati, ma per gli atleti coinvolti la situazione è stata soprattutto fonte di imbarazzo e frustrazione.

        Le cause indicate dal Comitato Organizzatore

        Secondo quanto spiegato dal Comitato Organizzatore, durante le fasi preliminari di approvvigionamento e produzione sarebbe emerso un difetto nei cordini forniti dal partner incaricato. I materiali non avrebbero rispettato i requisiti di resistenza richiesti dalle specifiche tecniche, risultando più fragili del previsto sotto sollecitazione.

        “Il controllo qualità è uno dei pilastri delle nostre procedure – ha dichiarato un portavoce dell’organizzazione – e il fatto che alcune medaglie si siano staccate è inaccettabile. Abbiamo immediatamente sospeso l’uso dei cordini difettosi e ne abbiamo ordinati di nuovi, conformi agli standard più elevati.”

        Gli esperti coinvolti nell’analisi del problema hanno spiegato che anche piccoli difetti di fabbricazione o nella saldatura dei terminali dei cordini possono portare a rotture sotto il peso della medaglia, soprattutto durante i movimenti degli atleti. Questi difetti, invisibili a occhio nudo, possono diventare evidenti solo in condizioni d’uso reali.

        Le reazioni degli atleti e delle federazioni

        Atleti premiati con medaglie cadute durante la cerimonia hanno espresso solidarietà reciproca e, in alcuni casi, richiesto ufficialmente di ricevere un esemplare sostitutivo corretto. Diversi team e federazioni sportive hanno invitato gli organizzatori a rafforzare i controlli qualità, sottolineando l’importanza simbolica della medaglia come riconoscimento dell’impegno e della performance.

        In un comunicato congiunto, alcune associazioni di atleti hanno ribadito che “la medaglia non è solo un premio materiale, ma una testimonianza della dedizione e degli sforzi di anni di preparazione. Per questo deve essere consegnata con dignità e cura.”

        Le misure correttive

        Oltre alla sostituzione dei cordini, il Comitato Organizzatore ha annunciato un rafforzamento dei controlli di qualità sia sulle forniture che sui materiali di supporto. Sono state attivate nuove procedure di collaudo che includono test di resistenza meccanica e controlli casuali su campioni di produzione.

        In parallelo, gli organizzatori stanno lavorando con designer e tecnici per sviluppare soluzioni alternative ai cordini tradizionali, come nastri con meccanismi di sicurezza o supporti in tessuto più robusto, senza però rinunciare all’estetica delle cerimonie ufficiali.

        Uno sguardo oltre il problema tecnico

        La vicenda delle medaglie cadute ha messo in luce un aspetto spesso sottovalutato nell’organizzazione di eventi sportivi: l’importanza di ogni dettaglio, anche quelli che sembrano marginali, come i supporti per le medaglie. In un mondo in cui ogni cerimonia viene filmata, fotografata e condivisa istantaneamente, un piccolo difetto può assumere risonanza globale.

        Pur essendo nato da un difetto tecnico, il caso ha suscitato una riflessione più ampia sulla qualità delle forniture legate alle competizioni e sulla necessità di adottare standard sempre più rigorosi. Per gli atleti, le medaglie sono il culmine di mesi, se non anni, di sacrifici; per gli organizzatori, rappresentano l’immagine e la credibilità dell’evento.

        La promessa è che, dagli errori, si possano trarre insegnamenti per migliorare. E che la prossima volta che un atleta salirà sul podio, la medaglia resterà salda dove deve essere: intorno al collo.

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          Sport

          Terzo intervento per Lindsey Vonn: aggiornamento dall’ospedale dopo il terribile infortunio alle Olimpiadi

          Dopo la frattura alla tibia rimediata nella discesa libera di Milano-Cortina 2026, Vonn condivide un messaggio di speranza, ringrazia i medici, la sua famiglia e i fan di tutto il mondo.

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          Terzo intervento per Lindsey Vonn: aggiornamento dall’ospedale dopo il terribile infortunio alle Olimpiadi

            Una delle figure più iconiche della storia dello sci alpino, Lindsey Vonn, ha aggiornato i suoi fan sulle condizioni di salute dopo l’infortunio subito alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. La sciatrice americana, 41 anni, reduce da una caduta rovinosa nella prova di discesa libera femminile, ha reso noto di aver affrontato con successo un terzo intervento chirurgico alla gamba sinistra e di essere in fase di progressivo recupero.

            L’incidente, avvenuto a pochi secondi dalla partenza della discesa femminile – appena 12-13 secondi nel percorso – ha segnato un momento drammatico per la campionessa, che aveva deciso di competere nonostante un ACL (legamento crociato anteriore) completamente lacerato nove giorni prima durante una gara di Coppa del Mondo.

            Il post dall’ospedale e la reazione dei fan

            In una serie di post pubblicati dal suo profilo Instagram e rilanciati dai media, Vonn ha condiviso foto e parole dal letto dell’ospedale di Treviso, in Italia, dove si trova ricoverata con la famiglia al suo fianco. Nelle immagini apparse online si vede la sciatrice sorridere e mostrare un pollice in su, mentre la gamba è sostenuta da un’ingombrante struttura metallica prevista per stabilizzare la frattura.

            «Ho subito il mio terzo intervento oggi ed è stato un successo – scrive Vonn –. Il significato di “successo” oggi è completamente diverso rispetto a qualche giorno fa. Sto facendo progressi e, anche se sono lenti, so che starò bene». La campionessa ha poi voluto ringraziare pubblicamente «tutto l’incredibile staff medico, gli amici, la mia famiglia e tutte le persone nel mondo per il supporto e l’affetto».

            Sui social network migliaia di messaggi di incoraggiamento sono arrivati da tifosi di ogni parte del globo, molti dei quali hanno espresso ammirazione per il coraggio e la determinazione di Vonn. Tra i messaggi più significativi anche quello di alcuni colleghi atleti, che hanno voluto sottolineare quanto la leggenda dello sci abbia saputo ispirare generazioni di sportivi.

            Una carriera costellata di successi – e di sfide

            Lindsey Vonn non è nuova alle sfide fisiche: nella sua straordinaria carriera ha collezionato 84 vittorie in Coppa del Mondo, una medaglia d’oro olimpica a Vancouver 2010 e numerosi trofei, diventando una delle discesiste più vincenti di sempre. Dopo un ritiro durato quasi sei anni, Vonn aveva deciso di tornare sulle piste proprio per le Olimpiadi di Milano-Cortina, con l’obiettivo di diventare la sciatrice più anziana a medaglia in una prova di velocità olimpica. Purtroppo l’incidente ha interrotto bruscamente quel sogno, ma la stessa atleta ha più volte dichiarato di non avere rimpianti per aver accettato la sfida.

            Il percorso di recupero e le prospettive

            L’infortunio – diagnosticato come frattura complessa della tibia sinistra – ha richiesto più interventi per ricomporre e stabilizzare l’osso, un processo che i medici stessi avevano previsto fin dall’inizio. Le operazioni multiple sono considerate normali nei casi di fratture articolari complesse come quelle riportate da Vonn, soprattutto quando si punta a restituire al soggetto una funzionalità il più possibile completa.

            I prossimi giorni saranno cruciali per monitorare l’evoluzione clinica: fisioterapia, gestione del dolore, e osservazione dell’attecchimento delle riparazioni ossee saranno al centro delle cure. Anche se la strada per tornare alla piena mobilità sarà lunga e impegnativa, Vonn ha voluto mandare un messaggio positivo, sottolineando che il vero successo non è solo il trionfo in gara, ma la capacità di reagire e ripartire.

            Una storia di resilienza

            Al di là dell’impatto sportivo della caduta, il percorso di Vonn in queste Olimpiadi ha suscitato ammirazione per la sua determinazione: competere nonostante un grave infortunio e affrontare con dignità un recupero doloroso sono gesti che trascendono la mera performance atletica. La sua esperienza diventa così un esempio di resilienza e passione per lo sport, ricordando a tutti che, anche nei momenti più difficili, non bisogna perdere la speranza.

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              Calcio

              Alvaro Morata rompe il silenzio sulla crisi con Alice Campello: “Ci amiamo, ma non riusciamo a capirci”

              La rottura tra Alvaro Morata e Alice Campello continua a far discutere. Dopo settimane di indiscrezioni e letture sbilanciate, il calciatore interviene per riequilibrare il racconto pubblico, parlando di dolore condiviso, incomprensioni profonde e di un legame che, nonostante tutto, non si è spento.

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                La telenovela continua, ma questa volta a parlare è uno dei protagonisti. Alvaro Morata ha deciso di intervenire in prima persona per chiarire il clima che accompagna la separazione da Alice Campello, mettendo un punto fermo su una narrazione che, negli ultimi giorni, si era fatta sempre più sbilanciata. L’attaccante spagnolo lo fa con parole misurate, senza accuse né recriminazioni, ma con un messaggio preciso: il dolore non ha una graduatoria.

                “Stiamo soffrendo perché siamo due persone che si amano, ma non si capiscono”, ha spiegato Morata, aggiungendo subito dopo un chiarimento che sembra rivolto più al pubblico che all’ex compagna: “Alice non sta passando un momento peggiore del mio, perché molti dicono che sia lei a soffrire di più. Voglio chiarire che stiamo male entrambi”.

                Una precisazione che pesa, perché arriva dopo settimane in cui la rottura è stata raccontata quasi come una storia a senso unico, con ruoli assegnati e una distribuzione automatica delle colpe e delle fragilità.

                Una crisi raccontata dall’esterno
                Da quando è emersa la fine della relazione tra Alvaro Morata e Alice Campello, il racconto mediatico si è nutrito soprattutto di silenzi, immagini social e interpretazioni. In assenza di dichiarazioni dirette, ogni gesto è diventato un indizio, ogni post un messaggio cifrato. In questo vuoto si è insinuata una lettura semplificata: lei fragile, lui distante. Una narrazione che Morata ha deciso di correggere.

                Le sue parole non negano il dolore, anzi lo mettono al centro. Ma rifiutano l’idea che uno dei due stia “soffrendo di più”, come se la fine di una relazione potesse essere misurata a colpi di empatia pubblica. “Stiamo male entrambi” è una frase che suona quasi banale, e proprio per questo è difficile da accettare in un contesto che chiede sempre un colpevole e una vittima.

                Amarsi senza capirsi
                Il passaggio più significativo del chiarimento di Morata è forse quello sull’incomprensione. “Ci amiamo, ma non ci capiamo” è una sintesi che racconta una crisi adulta, lontana dalle rotture rumorose o teatrali. Non c’è tradimento dichiarato, non c’è scandalo, ma un logoramento silenzioso che spesso è il più difficile da gestire.

                È anche il tipo di frattura che lascia spazio al rispetto reciproco, ma non offre soluzioni immediate. Perché quando l’amore c’è ancora, ma manca la capacità di parlarsi davvero, ogni tentativo di ricucitura rischia di diventare un’ulteriore fonte di dolore.

                Il peso del giudizio pubblico
                Nel suo intervento, Morata sembra voler mettere un argine anche a un altro aspetto: il giudizio esterno. Dire che “molti dicono che sia lei a soffrire di più” significa riconoscere che la crisi non è rimasta confinata alla sfera privata, ma è diventata un tema di discussione collettiva. E come spesso accade, la collettività ha sentito il bisogno di schierarsi.

                Il calciatore non lo fa per ribaltare i ruoli, ma per rifiutare l’idea stessa di una classifica del dolore. In una separazione, suggerisce, non ci sono vincitori né perdenti, e soprattutto non c’è un copione che possa essere recitato per soddisfare l’opinione pubblica.

                Una storia che non si chiude con una frase
                Le parole di Morata non chiudono la vicenda, ma ne cambiano il tono. Spostano l’attenzione dal gossip alla complessità emotiva di due persone che, pur non riuscendo più a stare insieme come prima, continuano a riconoscersi un legame. È un tentativo di riportare la storia su un piano umano, lontano dalle semplificazioni e dalle tifoserie.

                Per ora, non c’è un epilogo. C’è solo la consapevolezza di una sofferenza condivisa e di un rapporto che non si è trasformato in ostilità. In un panorama mediatico che vive di polarizzazioni, anche questo, paradossalmente, diventa una notizia.

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