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Calcio

Conte fuori di sé al Maradona: “Valla a vedere, testa di ca**o”. Napoli eliminato dal Como ai rigori, ora la FIGC apre un’inchiesta

Il Napoli esce dalla Coppa Italia dopo i rigori contro il Como, ma il dopo-partita è dominato dalle polemiche arbitrali: nel bordocampo diffuso da Mediaset si sentono insulti e proteste di Antonio Conte verso Manganiello e il quarto uomo Ayroldi. L’episodio chiave è il contatto Ramon-Hojlund. La Procura FIGC apre un’inchiesta.

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    Il Napoli è fuori dalla Coppa Italia dopo la sconfitta contro il Como al Maradona, maturata ai calci di rigore e costata l’eliminazione ai quarti. Ma il risultato, in poche ore, è diventato quasi un dettaglio: a prendersi la scena è stata la rabbia di Antonio Conte, finita nero su bianco – e soprattutto nero su audio – grazie al bordocampo pubblicato online da Mediaset, che ha trasmesso la partita su Italia 1.

    La gara, già segnata da tensione e nervi corti, ha trascinato con sé una coda di polemiche per alcune decisioni del direttore di gara Gianluca Manganiello. Nel mirino, in particolare, un episodio nel finale del primo tempo: il contatto tra il difensore del Como Jacopo Ramon e l’attaccante del Napoli Rasmus Hojlund, situazione che avrebbe potuto portare a un rigore per i partenopei e, secondo le proteste azzurre, anche a un provvedimento disciplinare.

    Qui la partita cambia temperatura. Conte vede l’azione, non accetta l’immediata lettura dell’arbitro e comincia a protestare in modo sempre più acceso. Nelle immagini e nell’audio diffusi da Mediaset si sente il tecnico esplodere: “Ma almeno vai a vedere, testa di ca**o”, urla mentre Manganiello valuta il da farsi.

    Il contatto Ramon-Hojlund e il nodo del VAR
    La sequenza contestata, per Conte, è chiara: l’episodio avviene fuori dall’area del Como, ma la lamentela nasce da quello che viene percepito come un immobilismo iniziale dell’arbitro, con la decisione di riguardare al monitor arrivata solo in un secondo momento. “Non l’ha dato”, si lamenta Conte. E da lì la frustrazione diventa un’accusa al meccanismo, non solo al singolo fischio.

    Dopo l’insulto rivolto a Manganiello, Conte si sposta sul quarto uomo Ayroldi e insiste con un ragionamento che, nella sua testa, è persino “logico” dentro la furia: “Almeno la va a vedere, poi se non c’è non è rosso. Ma che ca**o, al VAR questo qui lo controlla e poi chiama”. Quindi torna a chiamare l’arbitro quasi a distanza ravvicinata: “Manganiello! A due metri stanno!”. Alla fine non viene assegnato il rigore e Ramon non riceve nemmeno un cartellino: l’episodio resta lì, come una pietra nella scarpa, e nelle ore successive diventa benzina per discussioni e ricostruzioni.

    La sfuriata in panchina e la scia di polemiche
    Il punto, però, non è solo l’azione. È il linguaggio, l’escalation, la forma della protesta. Conte non si limita al classico “non è fallo” o “valla a vedere”: la frase “testa di ca**o” pesa e inevitabilmente apre un fronte disciplinare, perché arriva in un contesto ufficiale, in campo, davanti alle telecamere. E quando certe parole finiscono in un audio pubblico, smettono di essere sfogo e diventano fatto.

    A rendere tutto più delicato è la cornice emotiva: il Napoli perde ai rigori ed esce dalla competizione, un’eliminazione che amplifica ogni dettaglio e rende ogni episodio arbitrale un detonatore. La partita, insomma, non finisce al triplice fischio: continua nella pancia del tifo, nei commenti, e adesso negli uffici federali.

    Le parole nel post gara e l’inchiesta della Procura FIGC
    Nel post gara Conte ha provato a spostare il discorso su un piano più generale, senza arretrare sul giudizio: “Non andiamo a parlare sempre di discorsi arbitrali perché in ogni partita c’è sempre qualcuno che si lamenta. Sicuramente non è una buona stagione per gli arbitri e il VAR, mi auguro che possano trovare qualcosa per migliorare la situazione perché si lamentano tutti. Come noi miglioriamo le nostre squadre, anche Rocchi deve migliorare i suoi arbitri e il VAR. Ci sono troppe lamentele, non va bene per il calcio”.

    Nel frattempo, viene riportato che la Procura FIGC ha aperto un’inchiesta. Tradotto: si entra nel terreno delle possibili sanzioni, con l’ipotesi di una giornata di squalifica per il tecnico, evitabile qualora si arrivasse a un patteggiamento con sanzione pecuniaria. E così Napoli-Como, partita chiusa ai rigori, rischia di restare in memoria soprattutto per quello scambio a bordocampo e per una domanda che, in Serie A, sta diventando una condanna ricorrente: chi controlla davvero il controllo?

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      Calcio

      Alisha Lehmann sbotta contro gli hater: “Non faccio TikTok, voglio solo essere la migliore” e lascia Como

      Alisha Lehmann si racconta alla BBC Sport e risponde alle accuse: tra social e calcio, chiarisce la sua scelta di lasciare Como e rilanciarsi in Inghilterra

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        Alisha Lehmann non ci sta più a farsi raccontare dagli altri. E lo dice senza filtri, mettendo fine a quell’immagine patinata che spesso le viene cucita addosso. In un’intervista a BBC Sport, la calciatrice del Como Women ha deciso di rispondere agli hater e di chiarire una volta per tutte cosa c’è dietro le sue scelte.

        “Non vivo per i social”

        “La gente non vede il lavoro che faccio. Non torno a casa a fare TikTok”. Parole nette, che smontano uno dei cliché più diffusi sul suo conto. Per molti è prima un volto social e poi una calciatrice, ma lei ribalta la prospettiva: il campo viene prima di tutto. Gli allenamenti, i sacrifici, la disciplina. Tutto ciò che non finisce nei video da pochi secondi.

        La scelta di lasciare Como

        Poi arriva la parte più diretta, quella che riguarda il suo futuro. “Dopo un mese mi sono resa conto che non mi piaceva restare a Como e volevo tornare in Inghilterra”. Nessun giro di parole, nessuna diplomazia. Una decisione maturata in fretta, ma evidentemente lucida. Perché dietro c’è anche una questione di ambiente, di stimoli, di sensazioni personali.

        “L’Inghilterra è casa mia”

        “Adoro stare qui, il calcio è migliore e l’Inghilterra mi sembra casa”. È qui che il discorso si chiude, con una dichiarazione che pesa più di qualsiasi polemica. Non è solo una scelta tecnica, è una questione di appartenenza. E soprattutto di ambizione: “Voglio diventare la miglior giocatrice possibile”.

        Un messaggio chiaro, che va oltre il gossip e i commenti social. Alisha Lehmann si riprende la scena, ma lo fa a modo suo: parlando di calcio, non di filtri.

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          Calcio

          CR7 e Georgina, cena da 18 milioni: tra Bugatti, diamanti e orologi da capogiro il lusso diventa spettacolo

          Tra sospetti, accuse e tensione alle stelle, Dario Cassini parla di pillole sparite e punta il dito contro Antonella Elia. Lei respinge tutto e lo attacca duramente, mentre nella Casa cresce il dubbio su cosa sia davvero successo

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            Quando Cristiano Ronaldo e Georgina Rodriguez escono a cena, non è mai una semplice serata. È un evento, una dichiarazione, un’esibizione di potere economico che sfiora il surreale. Stavolta, però, i numeri superano anche gli standard a cui hanno abituato il pubblico: il valore complessivo tra auto, gioielli e accessori sfiora i 18 milioni di euro.

            Una Bugatti che vale una fortuna

            Il pezzo più vistoso? La Bugatti Centodieci, un gioiello su quattro ruote dal valore di oltre 11 milioni e mezzo di euro. Non un’auto, ma un simbolo. Linee aggressive, produzione limitatissima, prezzo da collezionisti. E naturalmente, parcheggiata come se fosse la cosa più normale del mondo.

            Diamanti e orologi da capogiro

            A brillare non è solo l’auto. Georgina sfoggia un anello di fidanzamento da oltre 5 milioni di euro, una cifra che da sola basterebbe a raccontare la portata del lusso. A completare il quadro ci sono gli orologi: un Patek Philippe 5719/10G da circa 640 mila euro e un modello femminile 7118/1450R da quasi 400 mila. Dettagli? No, veri e propri status symbol.

            Il lusso come linguaggio

            In questo mondo, il lusso non è un contorno, è il messaggio. Ogni scelta, ogni accessorio, ogni dettaglio racconta una storia precisa: quella di chi può permettersi tutto e sceglie di mostrarlo senza filtri. CR7 e Georgina non si limitano a vivere nel lusso, lo trasformano in narrazione, in spettacolo continuo.

            E così, anche una cena diventa qualcosa di più. Non solo un momento privato, ma un palcoscenico globale dove il valore non si misura in emozioni, ma in milioni.

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              Calcio

              Reginaldo svela tutto su Elisabetta Canalis: “Allora ci penso io”, il retroscena bollente tra calcio, vip e serate milanesi

              Reginaldo rompe il silenzio sulla relazione con Elisabetta Canalis: “Era lei che voleva conoscermi”. Dal ruolo di Bernardo Corradi alla serata decisiva a Milano, emerge un retroscena che riaccende il gossip.

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                Certe storie sembrano uscite da un copione già scritto, e invece nascono tra spogliatoi, telefonate mai fatte e serate improvvisate. Reginaldo, ex attaccante brasiliano passato per la Serie A, riapre un capitolo che aveva fatto impazzire il gossip: la relazione con Elisabetta Canalis. E lo fa senza filtri, raccontando un retroscena che oggi suona ancora più sorprendente.

                “Era lei che voleva conoscermi”
                Ospite del podcast Pro Football, Reginaldo ribalta la prospettiva di una storia che all’epoca aveva riempito i rotocalchi. “Per tre mesi lei voleva conoscermi, ma io non sapevo nulla”, racconta. Il motivo? Di mezzo c’era Bernardo Corradi, compagno di squadra al Parma e, a quanto pare, intermediario poco collaborativo. “Mi diceva sempre che c’era una sua amica famosissima che voleva conoscermi, ma non mi diceva chi fosse”. Un gioco di attesa che si trascina per settimane, tra curiosità e frustrazione.

                La serata decisiva e quel “ci penso io”
                Il momento chiave arriva il 30 marzo 2008, durante il compleanno di Corradi organizzato in un locale brasiliano a Milano. Reginaldo arriva tardi, dopo un’altra serata, e si trova davanti una scena che cambia tutto: Corradi, Elena Santarelli e, accanto a un posto vuoto, Elisabetta Canalis. “Quando Bernardo mi ha detto ‘è lei’, ho risposto: ‘Allora ci penso io’”. Da lì parte tutto. Una birra, qualche parola, il numero di telefono e un appuntamento già fissato per pochi giorni dopo.

                Sette mesi tra Parma e vita da copertina
                Il resto è una storia che, almeno per un periodo, ha fatto invidiare mezzo Paese. “Siamo stati insieme sette mesi, viveva anche con me a Parma”, racconta Reginaldo. Una relazione intensa, nata velocemente e vissuta sotto i riflettori, tra calcio e spettacolo. Lui giovane promessa del pallone, lei già all’apice della popolarità televisiva. Un incastro perfetto per il gossip, che infatti non si fece attendere.

                Oggi, a distanza di anni, il racconto assume un sapore diverso. Più leggero, più ironico, ma anche più umano. Perché dietro le copertine e i titoli, restano sempre le stesse dinamiche: incontri, coincidenze, qualcuno che fa da tramite e qualcun altro che, a un certo punto, decide di non aspettare più. “Allora ci penso io”. E il resto viene da sé.

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