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Calcio

INCHIESTA SUL CALCIO (2° parte) rischio commissariamento per Inter e Milan: controlli e pressioni sottovalutate

Le due società non sono formalmente indagate, ma un procedimento di prevenzione avviato dalla Procura di Milano punta a evitare che il controllo delle curve ultras, che gestiscono biglietti e merchandising, sfoci in infiltrazioni criminali. Le pressioni su calciatori e allenatori sono al centro delle preoccupazioni.

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    L’inchiesta sulle società calcistiche milanesi, Inter e Milan, parte da quella sulle curve ultras delle due squadre, svelando un fitto intreccio tra la criminalità organizzata e il tifo violento. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Milano, le curve non rappresentano più solo un luogo di aggregazione e passione sportiva, ma sono diventate un terreno fertile per attività illecite gestite dalla malavita, in particolare dalla ‘ndrangheta. L’inchiesta ha portato ieri all’arresto di 19 esponenti di spicco delle tifoserie di entrambe le squadre.

    Le accuse contro le società: la nascita del “procedimento di prevenzione”

    Ma come era prevedibile, ora l’inchiesta non si ferma solo agli ultras, ma coinvolge indirettamente anche le società calcistiche. Il dubbio sollevato dagli inquirenti è che Inter e Milan abbiano tollerato o, in alcuni casi, assecondato le pressioni provenienti dalle curve, finendo per diventare in qualche modo complici o quantomeno facilitatori delle attività illecite. Le due squadre non risultano indagate sul piano penale, ma è stato avviato un “procedimento di prevenzione” per monitorare e verificare la gestione dei rapporti con il tifo organizzato.

    Questo istituto giuridico non ha scopo punitivo, ma preventivo, spingendo le società a bonificare internamente le loro strutture organizzative e a mettere in atto contromisure efficaci per recidere ogni legame con gruppi di tifosi violenti o con possibili infiltrazioni mafiose. In mancanza di un’azione convincente, la Procura potrebbe decidere di commissariare una parte delle attività delle due società, seguendo l’articolo 34 del decreto legislativo 159/2011, che consente l’amministrazione giudiziaria delle aziende coinvolte, anche in modo colposo, nell’agevolazione di reati.

    Il ruolo delle curve ultras: un sistema di potere consolidato

    L’indagine ha svelato un sistema ben radicato che coinvolge le tifoserie organizzate delle due squadre milanesi. Le curve sono diventate un centro nevralgico di affari illeciti, con gli ultras che gestiscono la vendita illegale di biglietti, il merchandising non ufficiale e persino il controllo di attività legate alla ristorazione e al parcheggio nei pressi dello stadio. Gli introiti di queste operazioni illecite finiscono spesso nelle casse della criminalità organizzata, in particolare della ‘ndrangheta, che ha piantato solide radici nelle curve della città.

    Un esempio lampante è quello della Curva Nord dell’Inter, dove alcuni esponenti della tifoseria, legati alla famiglia Bellocco di Rosarno, gestivano il commercio illegale dei biglietti e utilizzavano la violenza e le minacce per mantenere il controllo della curva. L’ordinanza del Gip ha evidenziato come questi gruppi fossero in grado di esercitare pressioni anche su calciatori e allenatori, come nel caso dell’incontro “quasi intimidatorio” con Milan Skriniar e dei messaggi minacciosi inviati a Simone Inzaghi.

    Dall’altra parte, la Curva Sud del Milan è stata dominata per anni da Luca Lucci, personaggio di spicco non solo per i suoi legami con la tifoseria, ma anche per le sue connessioni con esponenti della politica e del mondo dello spettacolo. Lucci è stato più volte arrestato per vicende legate al narcotraffico e alle attività illecite condotte dalla curva milanista.

    Le conseguenze per Inter e Milan

    L’inchiesta ha acceso i riflettori sulle carenze organizzative dei due club nella gestione delle tifoserie, portando alla luce una serie di relazioni ambigue che, se non risolte, potrebbero avere gravi conseguenze. Il rischio principale per le due società è il commissariamento, un provvedimento che, seppur temporaneo, metterebbe in discussione l’autonomia delle due squadre nella gestione delle proprie attività.

    Il “procedimento di prevenzione” avviato dalla Procura mira a far sì che Inter e Milan adottino misure stringenti per recidere qualsiasi legame con il mondo del tifo violento e della criminalità organizzata, evitando di diventare complici, anche solo indiretti, di queste attività.

    La minaccia del commissariamento

    Inter e Milan non sono al momento accusate di alcun crimine, ma la situazione è particolarmente delicata. Il “procedimento di prevenzione” non prevede sanzioni penali immediate, ma punta piuttosto a spingere le società a sanare eventuali falle organizzative che potrebbero favorire, anche solo indirettamente, attività illecite portate avanti dalle curve. Questa procedura, già applicata in settori come la logistica e la moda (con i casi Dhl ed Esselunga o Armani e Dior), prevede che, in caso di inerzia o carenze nella gestione interna, l’autorità giudiziaria possa disporre la messa in amministrazione giudiziaria di settori specifici delle aziende.

    In altre parole, se Inter e Milan non riusciranno a convincere la Procura di aver intrapreso azioni concrete per contrastare i fenomeni di infiltrazione, parte delle loro attività potrebbero essere sottoposte a controllo giudiziario. In particolare, i settori maggiormente sotto esame sono quelli legati alla gestione dei biglietti, una risorsa economica importante per gli ultras, che ne traggono profitti illeciti rivendendoli a prezzi maggiorati, oltre a ottenere una sorta di legittimazione agli occhi delle stesse società calcistiche.

    La gestione delle curve e il ruolo degli ultras

    La gestione delle curve rappresenta il vero nodo dell’inchiesta. I gruppi ultras, soprattutto quelli legati alla Curva Nord dell’Inter e alla Curva Sud del Milan, da anni esercitano un controllo significativo non solo sulle tifoserie ma anche su alcune attività economiche collegate al mondo del calcio, come il bagarinaggio e la vendita di merchandising non ufficiale. Queste attività, svolte spesso con la connivenza o la tolleranza delle società calcistiche, sono diventate un terreno fertile per le infiltrazioni della criminalità organizzata, in particolare della ‘ndrangheta.

    Un episodio emblematico riguarda l’incontro tra alcuni esponenti della Curva Nord interista e il calciatore Milan Skriniar, descritto come “quasi intimidatorio” dall’ordinanza del Gip Domenico Santoro. Il gruppo ultras, infatti, avrebbe cercato di esercitare pressioni sul difensore slovacco per ottenere favori, oltre a tentare di entrare in contatto con l’allenatore Simone Inzaghi tramite messaggi vocali aggressivi. Questi episodi evidenziano come il rapporto tra tifoseria organizzata e società sportiva possa sfociare in dinamiche pericolose, che vanno ben oltre il semplice sostegno alla squadra.

    Le accuse della Procura e i possibili scenari futuri

    Secondo la Procura, la gestione dei biglietti da parte degli ultras non rappresenta solo una fonte di guadagno illecito, ma anche uno strumento di legittimazione per mantenere il controllo sulle curve e continuare a esercitare il proprio potere all’interno degli stadi. L’inchiesta sottolinea come le due società abbiano sottovalutato la portata di questi fenomeni, cercando di mediare con i gruppi ultras per evitare tensioni e garantire il supporto dei tifosi nelle partite.

    La finalità del “procedimento di prevenzione” non è quella di punire le società, ma di evitare che diventino strumenti inconsapevoli nelle mani di gruppi criminali. Tuttavia, se Inter e Milan non prenderanno misure più rigorose per contrastare queste dinamiche, il rischio di commissariamento si farà concreto. A quel punto, un amministratore giudiziario potrebbe prendere il controllo di alcune attività, con l’obiettivo di bonificare le società da eventuali legami con la criminalità organizzata e restituirle al libero mercato in condizioni di legalità.

    Il quadro legale e sportivo

    Oltre agli aspetti legati alla giustizia ordinaria, c’è anche il fronte sportivo che rischia di complicare ulteriormente la situazione. Il procuratore federale della Figc, Giuseppe Chinè, ha infatti chiesto di acquisire gli atti dell’inchiesta per valutare eventuali violazioni del Codice di Giustizia Sportiva. Se venissero accertate responsabilità da parte delle società o dei loro tesserati, si potrebbe andare incontro a sanzioni disciplinari che includono multe, squalifiche o inibizioni temporanee.

    In particolare, l’articolo 25 del Codice di Giustizia Sportiva vieta ai tesserati di avere rapporti con esponenti di gruppi ultras non facenti parte di associazioni convenzionate con le società e validate dalla Federazione. Le società calcistiche sono dunque chiamate a dimostrare di aver rispettato queste regole e di aver evitato qualsiasi contatto anomalo con i gruppi di tifosi organizzati.

    Le curve come territorio di conquista per la criminalità

    Il caso di Inter e Milan non è isolato, ma rappresenta una tendenza preoccupante che riguarda molte altre società calcistiche in Italia. Le curve degli stadi, da semplici luoghi di passione sportiva, sono diventate veri e propri territori di conquista per la criminalità organizzata. I gruppi ultras, con la loro capacità di mobilitare migliaia di tifosi, sono riusciti a costruire una rete di relazioni che va ben oltre il calcio, entrando in contatto con esponenti del mondo della politica e dell’economia e sfruttando queste connessioni per ottenere vantaggi economici e potere.

    La gestione dei biglietti e del merchandising non ufficiale rappresenta solo la punta dell’iceberg: dietro le curve si nasconde un sistema ben più complesso di interessi criminali, che spaziano dal traffico di droga al riciclaggio di denaro, passando per attività illecite come il bagarinaggio e le scommesse clandestine. Le società calcistiche, spesso incapaci o non disposte a contrastare questi fenomeni, finiscono per tollerare situazioni che mettono a rischio non solo la loro reputazione, ma anche la loro stessa sopravvivenza.

    L’inchiesta milanese potrebbe rappresentare un punto di svolta: se le società non agiranno in modo deciso per rompere i legami con le frange più violente e criminali del tifo organizzato, il commissariamento diventerà una realtà concreta, con conseguenze non solo legali ma anche economiche e sportive.

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      Calcio

      Totti, la confessione che sconvolse Chanel: «Sei un pezzo di m***a, non sei più mio padre». Cosa accadde quando le parlò di Noemi

      Totti ricorda la rabbia di Chanel quando confessò ai figli di essersi innamorato di un’altra donna. Oggi il rapporto è cambiato, ma quelle parole gli sono rimaste impresse: «Mi fai schifo».

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        Ci sono confessioni che cambiano una famiglia in pochi minuti. Francesco Totti racconta nel suo libro autobiografico Oltre uno dei momenti più duri della fine del matrimonio con Ilary Blasi: quello in cui dovette parlare con i figli e spiegare loro che nella sua vita c’era un’altra donna.

        La reazione più violenta arrivò da Chanel Totti, che all’epoca aveva quattordici anni. Secondo il racconto dell’ex capitano della Roma, la ragazza reagì con tutta la rabbia di un’adolescente che vedeva improvvisamente crollare gli equilibri familiari ai quali era abituata.

        Le parole che Totti attribuisce alla figlia non lasciano molto spazio all’immaginazione: «Sei un pezzo di m*a, non sei più mio padre, mi fai schifo»**.

        Una frase che racconta meglio di qualsiasi ricostruzione quanto la separazione tra Totti e Ilary abbia coinvolto anche i loro tre figli, Cristian, Chanel e Isabel, costretti a fare i conti non soltanto con la fine del matrimonio dei genitori, ma anche con l’enorme esposizione mediatica che ha accompagnato ogni fase della vicenda.

        Totti e la confessione ai figli: la reazione durissima di Chanel

        Quando Totti decise di parlare con la famiglia, Chanel era ancora giovanissima. Per lei non si trattava delle indiscrezioni che da mesi riempivano giornali e social, ma della scoperta che suo padre si era innamorato di un’altra donna e che la famiglia nella quale era cresciuta non sarebbe più stata la stessa.

        Da qui quella reazione durissima: «Non sei più mio padre».

        Nel racconto di Totti, la rabbia della figlia diventa uno dei passaggi emotivamente più forti di Oltre. Non c’è il campione, non c’è il capitano della Roma, non c’è il personaggio pubblico che per decenni ha vissuto sotto i riflettori. C’è un padre davanti a una figlia furiosa e ferita, senza la possibilità di risolvere tutto con una spiegazione.

        Totti affronta con cautela il capitolo relativo alla separazione. Su alcuni aspetti sceglie deliberatamente di fermarsi: «Per accordi legali non posso andare oltre e per il quieto vivere non voglio», spiega.

        «Abbiamo sbagliato entrambi»: Totti parla di Ilary Blasi

        L’ex calciatore non attribuisce a una sola persona la responsabilità della fine del matrimonio. Nel libro riassume così quello che è accaduto tra lui e Ilary: «Abbiamo sbagliato entrambi, io e Ilary, e poi non ci siamo più trovati».

        Una frase molto distante dalla guerra di ricostruzioni che ha accompagnato la coppia dopo l’annuncio della separazione. Totti aggiunge anche un’altra considerazione destinata a fissare il rapporto che, al di là della fine dell’amore, continuerà necessariamente a legarli: «Resterà per sempre la madre dei miei figli».

        Francesco Totti e Ilary Blasi sono stati insieme per circa vent’anni e hanno avuto tre figli. La loro separazione ha rapidamente superato i confini della cronaca rosa, trasformandosi in una delle vicende sentimentali più raccontate degli ultimi anni.

        Dentro quella storia, però, c’erano tre ragazzi che dovevano affrontare qualcosa di molto più concreto delle indiscrezioni: la fine della famiglia così come l’avevano conosciuta.

        Chanel Totti e il dolore per la separazione dei genitori

        Proprio Chanel ha raccontato in seguito di avere vissuto male la separazione tra Francesco Totti e Ilary Blasi. Crescendo, ha dovuto confrontarsi anche con una conseguenza particolare dell’essere figlia di due personaggi famosissimi: vedere la propria famiglia raccontata quotidianamente da persone che non ne conoscevano la vita privata.

        Sui social, ha spiegato la giovane, circolano «solo cattiverie o falsità» sul loro conto.

        La frase pronunciata a quattordici anni contro il padre assume così un significato diverso se riletta a distanza di tempo. Era la reazione immediata di una ragazza davanti a una notizia capace di sconvolgere il suo mondo, non necessariamente la fotografia definitiva del rapporto con Totti.

        Lo stesso ex calciatore racconta che con il passare del tempo i figli hanno potuto comprendere una realtà più complessa: la fine della relazione tra due genitori non significa la fine del loro rapporto con i figli.

        Noemi Bocchi e la nuova vita di Francesco Totti

        Al centro di quella confessione c’era Noemi Bocchi, la donna alla quale Totti è legato ormai da anni. Una relazione inizialmente vissuta lontano dai riflettori e successivamente diventata pubblica.

        Anche Ilary Blasi ha voltato pagina, costruendo una nuova relazione con Bastian Müller. Due vite ormai separate, dopo un matrimonio che per moltissimo tempo era apparso all’esterno come uno dei più solidi e popolari dello spettacolo italiano.

        Ma tra i passaggi raccontati da Totti in Oltre, quello che probabilmente colpisce più di tutti non riguarda tribunali, indiscrezioni o nuovi amori. È quella frase pronunciata da Chanel quando aveva appena quattordici anni: «Sei un pezzo di m*a, non sei più mio padre, mi fai schifo»**.

        Perché in quelle poche parole non c’era la separazione di due celebrità. C’era semplicemente la rabbia di una figlia davanti a suo padre.

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          Calcio

          Corona apre un nuovo fronte su Noemi Bocchi: la telefonata con l’ex marito e le accuse che investono anche Totti

          Dagli incontri con gli psicologi alla richiesta di denaro che Caucci attribuisce a Noemi, fino al rapporto con la figlia quindicenne e alla gestione del patrimonio di Totti. Corona rilancia anche una sua ricostruzione sull’inizio della relazione tra l’ex capitano e Bocchi.

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          Fabrizio Corona contro Totti e Bocchi

            Fabrizio Corona apre un altro capitolo della sua offensiva contro i protagonisti della saga Totti-Blasi e questa volta al centro finisce Noemi Bocchi, compagna dell’ex capitano della Roma e nuova concorrente di Ballando con le stelle. A parlare non è una fonte anonima: nella puntata di Falsissimo, Corona trasmette una telefonata con Mario Caucci, ex marito di Bocchi e padre dei suoi figli.

            Il contenuto è pesante e, proprio per questo, richiede una distinzione netta tra fatti accertati e accuse. Caucci espone la propria versione dei rapporti con l’ex moglie, mentre Corona aggiunge altre affermazioni sulla vita privata e patrimoniale della coppia Totti-Bocchi. Sullo sfondo rimane inoltre un elemento tutt’altro che secondario: nel 2024 Caucci ha ricevuto una condanna in primo grado per maltrattamenti ai danni dell’ex moglie. La vicenda giudiziaria non è però definitiva e dovrà affrontare il giudizio d’appello.

            L’ex marito di Noemi Bocchi: «Deve frequentare incontri con gli psicologi»

            Secondo quanto racconta Caucci nella telefonata trasmessa da Corona, dopo la denuncia presentata contro l’ex moglie, Noemi Bocchi sarebbe stata chiamata a partecipare a una serie di incontri con degli psicologi nell’ambito della situazione riguardante i loro figli.

            Caucci sostiene inoltre che ad alcuni di questi incontri avrebbe partecipato anche Francesco Totti, con l’obiettivo, secondo la ricostruzione dell’ex marito, di dimostrare la capacità della coppia di occuparsi dei ragazzi.

            Si tratta, è bene sottolinearlo, della versione fornita da Caucci nel colloquio mandato in onda da Falsissimo. La telefonata prosegue poi affrontando uno degli aspetti più delicati dello scontro tra i due ex coniugi.

            Caucci accusa Noemi: «Mi avrebbe chiesto dei soldi»

            Caucci sostiene che Bocchi gli avrebbe chiesto del denaro in cambio della decisione di non costituirsi parte civile nell’ambito di un procedimento penale che lo riguardava.

            Anche questa resta un’affermazione dell’ex marito e come tale va considerata. Il dato giudiziario attualmente disponibile racconta infatti che Caucci è stato condannato in primo grado nel 2024 per maltrattamenti ai danni di Noemi Bocchi.

            Durante la puntata è lo stesso Corona a ricordare l’esistenza della condanna, salvo poi schierarsi apertamente con Caucci e sostenere che le accuse contro di lui sarebbero false. Su questo punto, tuttavia, non è la ricostruzione di Falsissimo a poter stabilire cosa sia realmente accaduto: il procedimento dovrà proseguire in appello e, allo stato attuale, rimane la sentenza pronunciata in primo grado.

            Il commento contro Noemi e la rottura con la figlia

            Nella telefonata emerge anche un altro aspetto particolarmente doloroso della vicenda familiare. Caucci racconta che la figlia maggiore, oggi quindicenne, avrebbe scelto di non vederlo dopo una sua pesantissima accusa pubblicata sui social contro l’ex moglie.

            L’uomo aveva infatti commentato sul profilo Instagram di Ballando con le stelle:

            «Da quando in qua chi strumentalizza una violenza, distrugge matrimoni e disintegra i figli diventa una stella?»

            Parole che avevano trasformato lo scontro privato tra gli ex coniugi in un attacco pubblico. Secondo quanto racconta Caucci, proprio dopo quell’episodio il rapporto con la figlia maggiore si sarebbe interrotto.

            Corona: «È Noemi a gestire il patrimonio di Totti»

            Alla testimonianza di Caucci, Corona aggiunge poi le proprie ricostruzioni sulla relazione tra Noemi Bocchi e Francesco Totti. L’ex agente fotografico sostiene che oggi sarebbe proprio Bocchi a gestire il patrimonio dell’ex numero 10 della Roma.

            Anche in questo caso si tratta di un’affermazione di Corona e non di un fatto dimostrato nella telefonata con Caucci.

            Corona torna inoltre alle origini della relazione tra Totti e Bocchi e propone un’altra ricostruzione: secondo lui, sarebbe stata Noemi a informare Francesco dell’esistenza di alcuni messaggi tra Ilary Blasi e Cristiano Iovino.

            Totti, sempre secondo questa versione, avrebbe successivamente cercato quei messaggi sul telefono dell’allora moglie e li avrebbe trovati.

            È uno dei passaggi che Corona utilizza per ricostruire dall’interno il periodo nel quale il matrimonio tra Totti e Blasi stava precipitando verso la separazione. Ma anche qui occorre separare ciò che i protagonisti hanno raccontato direttamente dalle interpretazioni e dalle informazioni attribuite alle fonti di Falsissimo.

            Una guerra che continua ad allargarsi

            Con la telefonata di Mario Caucci, la storia non riguarda più soltanto Francesco Totti, Ilary Blasi e i rispettivi nuovi compagni. Dentro il racconto entrano procedimenti giudiziari, rapporti tra genitori e figli e accuse reciproche che appartengono a vicende familiari ancora estremamente delicate.

            Corona sceglie ancora una volta di portare tutto davanti al pubblico, alternando documenti, testimonianze e proprie conclusioni. Nel caso di Noemi Bocchi, però, un punto resta essenziale: le accuse pronunciate dall’ex marito durante la telefonata rappresentano la sua versione dei fatti, mentre sul procedimento per maltrattamenti esiste, almeno per ora, una condanna di primo grado nei confronti di Caucci.

            Ed è proprio questa distinzione a diventare decisiva davanti a una telefonata destinata inevitabilmente a riaccendere lo scontro attorno alla nuova famiglia di Francesco Totti.

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              Calcio

              Totti, la rivelazione su Noemi Bocchi: «La incontrai per caso in albergo, ero lì con Ilary». Poi il primo bacio di nascosto

              Francesco Totti racconta in Oltre come conobbe davvero Noemi Bocchi. Altro che padel: tutto cominciò per una porta sbagliata durante una vacanza in Sardegna.

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                Una porta sbagliata, Ilary Blasi a pochi metri di distanza e dall’altra parte della stanza la donna che qualche tempo dopo sarebbe diventata la sua nuova compagna. Francesco Totti racconta nel libro autobiografico Oltre un retroscena rimasto a lungo sconosciuto: il primo incontro con Noemi Bocchi.

                Una scena quasi cinematografica, soprattutto alla luce di ciò che sarebbe accaduto dopo. Totti e Ilary erano ancora insieme e si trovavano in vacanza in Sardegna. L’ex capitano della Roma uscì dalla loro suite per raggiungere la stanza dei figli e cercare Cristian, ma sbagliò porta. Fu così che si trovò davanti Noemi.

                Niente padel, dunque, almeno per quanto riguarda il primissimo incontro. Secondo il racconto di Totti, tutto cominciò da quella piccola svista in un albergo sardo.

                Totti sbaglia porta e davanti trova Noemi

                Totti racconta di essere uscito dalla suite che condivideva con Ilary e di essersi diretto verso la camera nella quale soggiornavano i figli. Cercava Cristian, ma bussò alla porta sbagliata.

                Ad aprire trovò Noemi Bocchi.

                Fu lei, con tranquillità, a fargli capire l’errore. Totti si scusò, evidentemente imbarazzato, e la cosa sembrò finire lì. Nessuno dei due poteva sapere quale importanza avrebbe assunto quell’incontro nelle loro vite.

                Il dettaglio che inevitabilmente colpisce è il contesto: Totti incontrò per la prima volta Noemi mentre si trovava in vacanza insieme a Ilary Blasi. Una circostanza che aggiunge un elemento completamente nuovo alla storia della coppia, perché per molto tempo il loro avvicinamento era stato associato soprattutto alla comune passione per il padel.

                Il racconto dell’ex calciatore sposta invece indietro il primo incrocio tra i due e lo colloca quando il matrimonio con Ilary faceva ancora parte della sua vita.

                Poi gli incontri e lo scambio dei numeri

                Quella porta sbagliata non trasformò immediatamente Totti e Noemi in una coppia. Dopo l’episodio in albergo, i due tornarono a incrociarsi in altre occasioni e inizialmente l’ex numero 10 evitò persino di avvicinarsi per salutarla.

                Qualcosa, però, era rimasto.

                Nel libro Totti descrive Noemi come una donna capace di attirare immediatamente l’attenzione: «Era bionda, era bellissima, se ne accorgevano tutti». Ma racconta anche ciò che scoprì conoscendola: «Era dolce, era intelligente, era interessante: bello scoprirlo pian piano, parlandole».

                Arrivò così lo scambio dei numeri di telefono e cominciò una frequentazione destinata a diventare qualcosa di molto più importante.

                La cronologia resta inevitabilmente uno degli aspetti più delicati della vicenda. La separazione tra Francesco Totti e Ilary Blasi sarebbe stata resa pubblica successivamente, mentre il rapporto con Noemi era già cominciato. Una sovrapposizione temporale che negli anni ha alimentato una parte consistente dello scontro pubblico seguito alla fine del matrimonio.

                Il primo bacio con Noemi: «Avevo paura, ero emozionato davvero»

                Tra i passaggi più intimi del racconto c’è quello dedicato al primo bacio. Non arrivò subito, ma molto tempo dopo quell’incontro casuale in Sardegna.

                Totti colloca la scena a Roma, vicino a Piazza del Popolo. Lui e Noemi erano in automobile, nella penombra, e l’ex campione racconta di essersi improvvisamente sentito come un adolescente alle prese con il primo appuntamento.

                «Il primo bacio è arrivato moltissimo tempo dopo. Vicino a Piazza del Popolo, in auto, come due ragazzini, nella penombra. C’avevo un po’ di paura, ero emozionato per davvero».

                Una confessione sorprendentemente vulnerabile per un uomo abituato per tutta la vita a vivere sotto gli occhi di milioni di persone. Totti racconta persino i dubbi che gli attraversarono la testa prima di baciarla: chi avrebbe dovuto fare il primo passo, se chiudere gli occhi, se qualcuno potesse vederli.

                Poi il bacio arrivò.

                «A quanto pare, ci siamo dati il bacio giusto al momento giusto. Con Roma sullo sfondo, e dentro di noi, e davanti a noi».

                Da una porta sbagliata a una nuova vita

                Riletto oggi, il primo incontro assume inevitabilmente un significato diverso. Totti cercava la camera del figlio e trovò per errore quella di Noemi. Ilary era nello stesso albergo, il matrimonio esisteva ancora e quella donna incontrata per pochi istanti sembrava soltanto una sconosciuta.

                Poi sarebbero arrivati nuovi incontri, i numeri di telefono, le conversazioni, il primo bacio e infine una relazione diventata pubblica mentre la separazione tra Totti e Blasi si trasformava in uno dei casi sentimentali più raccontati degli ultimi anni.

                È proprio questo il particolare che rende il racconto contenuto in Oltre così potente: una delle storie d’amore più discusse dello spettacolo italiano non sarebbe cominciata su un campo da padel o con un appuntamento organizzato, ma davanti alla porta sbagliata di una camera d’albergo.

                E dall’altra parte c’era Noemi Bocchi.

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