Sport
“Indosso l’orecchino di Pantani alle Olimpiadi”: Jacquelin porta il Pirata a Milano-Cortina
Emilien Jacquelin correrà alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 con l’orecchino originale di Marco Pantani, prestato dalla famiglia del Pirata. Un gesto simbolico e potentissimo: non nostalgia, ma un’idea precisa di sport fatta di audacia, attacco e rischio. Anche sugli sci.
C’è chi alle Olimpiadi indossa un portafortuna, chi una bandiera cucita all’interno della tuta, chi un gesto rituale che serve solo a placare l’ansia. Emilien Jacquelin ha scelto qualcosa di diverso, e infinitamente più ingombrante: la memoria di Marco Pantani. Non una citazione, non una dedica di circostanza, ma un oggetto vero, carico di storia e di peso simbolico: l’orecchino del Pirata.
Durante le gare di Milano‑Cortina 2026, il biatleta francese indosserà proprio quell’orecchino, quello che Pantani portava come segno distintivo, come marchio di identità, come dichiarazione di diversità. “Durante queste due settimane di Olimpiadi indosserò l’orecchino di Marco. La sua famiglia me lo presta”, ha scritto Jacquelin in un lungo e sentito post su Instagram. Una frase semplice, ma che contiene un’idea di sport lontanissima dall’atletica iper-controllata, scientifica, prudente che domina oggi.
Jacquelin, 30 anni, campione del biathlon, non parla di Pantani come si parla di un mito da santino. Non lo mette su un piedistallo imbalsamato. Lo usa come bussola. “Attraverso questo orecchino non è solo Marco a risuonare in me, ma un’idea di competizione: audacia, brio, il coraggio di attaccare quando nessun altro osa”. È qui il punto. Pantani non come ciclista, ma come metodo. Non come risultato, ma come scelta.
In un’epoca sportiva in cui l’attacco è spesso considerato un errore di calcolo, Pantani rappresenta l’esatto contrario: l’errore come atto necessario, il rischio come linguaggio. Jacquelin lo dice senza giri di parole: “Volevo essere come lui. Non solo vincere gare, ma provare emozione e farla provare agli altri”. È una frase che oggi suona quasi sovversiva. Perché lo sport contemporaneo, soprattutto quello olimpico, è sempre più ossessionato dal controllo, dal protocollo, dall’ottimizzazione. Pantani era l’opposto: uno che rompeva lo schema, anche quando lo schema diceva di aspettare.
Il legame tra Jacquelin e Pantani nasce molto prima del biathlon, molto prima degli sci e del fucile. Nasce da bambino. “Marco è colui che mi ha ispirato a praticare sport. Il suo brio. Il suo carattere. Le sue fughe solitarie. Il Galibier. La doppietta Giro-Tour del 1998”. Quel Tour del ’98, rimasto iconico e leggendario, Jacquelin lo ha rivisto decine di volte grazie a una videocassetta comprata dal padre. Un dettaglio che racconta molto più di mille analisi: Pantani come racconto tramandato, come mito domestico, come educazione sentimentale allo sport.
Non importa che Jacquelin non pedali, non importa che la sua disciplina sia un’altra. “Non importa se ci siano i pedali o gli sci di fondo”, scrive. Perché ciò che conta non è il mezzo, ma l’atteggiamento. Pantani, per Jacquelin, è colui che “ha instillato nei bambini l’amore per lo sport, la voglia di superare i propri limiti, di osare, di andare contro ogni previsione”. È una definizione che spiega perché il Pirata continui a essere evocato anche fuori dal ciclismo, anche a distanza di decenni, anche in contesti che apparentemente non gli appartengono.
C’è poi un dettaglio temporale che rende il gesto ancora più carico di significato. Durante le Olimpiadi cadrà anche l’anniversario della morte di Pantani, il 14 febbraio 2004. Jacquelin lo ricorda senza retorica, come una presenza silenziosa che accompagna quelle gare. E ringrazia la famiglia del campione di Cesenatico con parole che non sanno di comunicato: “Grazie a Tonina Pantani, Paolo Pantani e Sergio Piumetto per aver permesso al piccolo Emilien di vivere il suo sogno: correre in Italia alle Olimpiadi, con Marco al mio fianco”.
È qui che il gesto smette di essere solo simbolico e diventa politico, nel senso più alto del termine. Perché Jacquelin non sta chiedendo indulgenza, né sta giocando con la nostalgia. Sta rivendicando un’idea di sport che oggi è spesso guardata con sospetto: quella dell’attacco, del rischio, della bellezza che nasce dall’eccesso. Indossare l’orecchino di Pantani significa dire che si può ancora perdere tentando qualcosa di grande, invece di vincere restando piccoli.
E allora poco importa se il podio sarà fatto di neve e non di asfalto, se al posto del Galibier ci sarà una salita sugli sci, se il pubblico sarà diverso. Pantani, in quel gesto, è già lì. Non come reliquia, ma come spinta. Come promemoria vivente che lo sport, quando smette di emozionare, smette anche di essere necessario.
Chissà se Jacquelin vincerà una medaglia. Chissà se salirà sul podio. Ma una cosa è certa: alle Olimpiadi di Milano-Cortina, tra tute tecniche e cronometri implacabili, ci sarà un piccolo orecchino a ricordare che lo sport non è solo gestione del rischio. A volte è il rischio stesso. E Pantani, ancora una volta, sarà in gara.
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Calcio
Diletta Leotta incinta allo stadio fa impazzire i tifosi: pancione in vista e festa per i gol dell’Italia
Con il pancione in primo piano, Diletta Leotta segue la Nazionale dagli spalti e festeggia i gol di Tonali e Kean. I tifosi si scatenano.
Altro che riposo pre-parto. Diletta Leotta sceglie lo stadio, il tifo e l’adrenalina di una partita della Nazionale, presentandosi a Bergamo con un pancione ormai impossibile da nascondere. A quasi nove mesi di gravidanza, la conduttrice si prende la scena sugli spalti durante Italia-Irlanda del Nord, attirando sguardi, commenti e inevitabilmente entusiasmo.

Pancione e tifo: presenza che non passa inosservata
La sua presenza non è passata inosservata neanche per un secondo. Tra i tifosi, con il pancione in bella vista, Diletta Leotta ha seguito la partita con partecipazione, senza rinunciare all’energia che da sempre la contraddistingue. In un contesto già carico come quello dello stadio, la sua immagine ha immediatamente fatto il giro dei social.
L’esultanza per Tonali e Kean accende gli spalti
Quando l’Italia è andata in gol con Tonali e Kean, la reazione è stata quella di una tifosa vera. Esultanza, sorrisi e coinvolgimento totale, con i tifosi attorno che si sono lasciati trascinare dal momento. La scena ha contribuito ad accendere ancora di più l’atmosfera, trasformando una semplice presenza in uno degli episodi più commentati della serata.
Tra emozione e spettacolo, la scena è tutta sua
Non è la prima volta che Diletta Leotta catalizza l’attenzione, ma questa volta il contesto ha reso tutto ancora più forte. Da una parte la partita della Nazionale, dall’altra una futura mamma a pochi giorni dal parto che sceglie di vivere l’evento in prima linea. Un mix che ha fatto centro, tra curiosità, affetto e un pizzico di spettacolo.
E mentre il conto alla rovescia per il parto entra nella fase finale, una cosa è certa: anche con il pancione, Diletta Leotta non passa mai inosservata.
Calcio
Alisha Lehmann sbotta contro gli hater: “Non faccio TikTok, voglio solo essere la migliore” e lascia Como
Alisha Lehmann si racconta alla BBC Sport e risponde alle accuse: tra social e calcio, chiarisce la sua scelta di lasciare Como e rilanciarsi in Inghilterra
Alisha Lehmann non ci sta più a farsi raccontare dagli altri. E lo dice senza filtri, mettendo fine a quell’immagine patinata che spesso le viene cucita addosso. In un’intervista a BBC Sport, la calciatrice del Como Women ha deciso di rispondere agli hater e di chiarire una volta per tutte cosa c’è dietro le sue scelte.
“Non vivo per i social”
“La gente non vede il lavoro che faccio. Non torno a casa a fare TikTok”. Parole nette, che smontano uno dei cliché più diffusi sul suo conto. Per molti è prima un volto social e poi una calciatrice, ma lei ribalta la prospettiva: il campo viene prima di tutto. Gli allenamenti, i sacrifici, la disciplina. Tutto ciò che non finisce nei video da pochi secondi.
La scelta di lasciare Como
Poi arriva la parte più diretta, quella che riguarda il suo futuro. “Dopo un mese mi sono resa conto che non mi piaceva restare a Como e volevo tornare in Inghilterra”. Nessun giro di parole, nessuna diplomazia. Una decisione maturata in fretta, ma evidentemente lucida. Perché dietro c’è anche una questione di ambiente, di stimoli, di sensazioni personali.
“L’Inghilterra è casa mia”
“Adoro stare qui, il calcio è migliore e l’Inghilterra mi sembra casa”. È qui che il discorso si chiude, con una dichiarazione che pesa più di qualsiasi polemica. Non è solo una scelta tecnica, è una questione di appartenenza. E soprattutto di ambizione: “Voglio diventare la miglior giocatrice possibile”.
Un messaggio chiaro, che va oltre il gossip e i commenti social. Alisha Lehmann si riprende la scena, ma lo fa a modo suo: parlando di calcio, non di filtri.
Calcio
CR7 e Georgina, cena da 18 milioni: tra Bugatti, diamanti e orologi da capogiro il lusso diventa spettacolo
Tra sospetti, accuse e tensione alle stelle, Dario Cassini parla di pillole sparite e punta il dito contro Antonella Elia. Lei respinge tutto e lo attacca duramente, mentre nella Casa cresce il dubbio su cosa sia davvero successo
Quando Cristiano Ronaldo e Georgina Rodriguez escono a cena, non è mai una semplice serata. È un evento, una dichiarazione, un’esibizione di potere economico che sfiora il surreale. Stavolta, però, i numeri superano anche gli standard a cui hanno abituato il pubblico: il valore complessivo tra auto, gioielli e accessori sfiora i 18 milioni di euro.


Una Bugatti che vale una fortuna
Il pezzo più vistoso? La Bugatti Centodieci, un gioiello su quattro ruote dal valore di oltre 11 milioni e mezzo di euro. Non un’auto, ma un simbolo. Linee aggressive, produzione limitatissima, prezzo da collezionisti. E naturalmente, parcheggiata come se fosse la cosa più normale del mondo.
Diamanti e orologi da capogiro
A brillare non è solo l’auto. Georgina sfoggia un anello di fidanzamento da oltre 5 milioni di euro, una cifra che da sola basterebbe a raccontare la portata del lusso. A completare il quadro ci sono gli orologi: un Patek Philippe 5719/10G da circa 640 mila euro e un modello femminile 7118/1450R da quasi 400 mila. Dettagli? No, veri e propri status symbol.
Il lusso come linguaggio
In questo mondo, il lusso non è un contorno, è il messaggio. Ogni scelta, ogni accessorio, ogni dettaglio racconta una storia precisa: quella di chi può permettersi tutto e sceglie di mostrarlo senza filtri. CR7 e Georgina non si limitano a vivere nel lusso, lo trasformano in narrazione, in spettacolo continuo.
E così, anche una cena diventa qualcosa di più. Non solo un momento privato, ma un palcoscenico globale dove il valore non si misura in emozioni, ma in milioni.
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