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Sport

Jannik Sinner e il clostebol, in attesa del verdetto c’è chi crede ciecamente in lui… ma non tutti

Il presidente del Coni Giovanni Malagò è tornato ad esprimersi sul caso di presunto doping da parte di Jannik Sinner: “”Credo nella sua totale innocenza”. Il caso Clostebol, che ha coinvolto il numero uno del tennis mondiale, gli da modo di esprimersi anche sull’Agenzia Mondiale antidoping. “Con i metodi della Wada mi sono già dovuto purtroppo confrontare. E con questo credo di aver risposto” ha dichiarato in una recente intervista.

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    Il nostro asso della racchetta, numero 1 al mondo, è sempre al centro delle discussioni, in un modo o nell’altro. La vicenda Clostebol tiene naturalmente banco e l’attesa del giudizio del TAS, posteriore al ricorso della WADA, alimenta i dubbi da più parti. Mentre il presidente Malagò si schiera apertamente a favore dell’azzurro, da parte di alcuni colleghi stranieri ci sono dubbi e perplessità su quanto ottenuto dal n.1 del ranking in questa stagione.

    C’è chi butta benzina sul fuoco

    Nel corso del podcast No Challengers Remaining, Ben Rothenberg e Tumaini Carayol hanno approfondito il modo in cui la grande ascesa di Sinner fosse coincisa anche con una doppia positività a una sostanza proibita. Suggerendo di leggere i successi dell’atleta anche alla luce di questo elemento. Per loro, a prescindere dal giudizio finale, non vi è certezza assoluta che Jannik non sia dopato. Un ragionamento smentito però nei fatti, sia dal giudizio di primo grado dell’ITIA – The International Tennis Integrity Agency – e anche dalla stessa Agenzia mondiale antidoping che ha deciso di perseguire il nostro sportivo per le responsabilità che ha nei confronti del suo team e non per doping.

    Cos’è il clostebol

    Si tratta di uno steroide anabolizzante, derivato del testosterone. Il suo nome è diventato famoso nelle cronache sportive perchè un tempo veniva utilizzato dagli atleti della Repubblica Democratica Tedesca per aumentare le prestazioni fisiche. Chimicamente del tutto simile al testosterone, fungendo infatti da anabolizzante, favorisce la stimolazione della produzione di molecole complesse quali lipidi e proteine.

    Richiesta di trasparenza

    Anche la questione legata alla “trasparenza” è un argomento del quale si continua a discutere, soprattutto negli Stati Uniti. Nel corso di un servizio sul noto canale a stelle e strisce Tennis Channel, lo stimato giornalista – un tempo giocatore ed allenatore – Jason Goodall, si è espresso senza andare certo per il sottile: “Se un giocatore è risultato positivo come Sinner in due circostanze, dovremmo conoscere i fatti del caso. Perché non lo sappiamo? Voglio più trasparenza e non sospensioni soft e segrete“.

    Cosa succederebbe se…

    Per Jannik Sinner il momento della verità deve ancora arrivare: cosa deciderà il Tas di Losanna? Un interrogativo che dovrà aspettare anche qualche tempo per ricevere risposta. Il nostro giocatore, nel frattempo, si concentra su quel che sa fare meglio: giocare… anche se è inevitabile che tutto sia condizionato da quel che deciderà il collegio arbitrale svizzero. Un verdetto che non arriverà prima di febbraio 2025, Sinner e il suo entourage staranno già pensando al piano in caso di squalifica e a quali potrebbero essere le mosse da compiere. Sicuramente, dal punto di vista legale, dovesse arrivare un verdetto negativo si proverebbe la strada del ricorso, ma è sull’aspetto sportivo che si concentrano un po’ tutti: cosa succederebbe in caso di stop per il 23enne italiano? Una risposta non certo semplice da formulare perché dipende da svariati aspetti, non ultimo l’entità della squalifica.

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      Sport

      Sergio Ramos bacchetta Jude Bellingham per la pubblicità in mutande di Calvin Klein: «Un calciatore ha delle responsabilità». Scoppia la polemica

      L’ex capitano del Real Madrid critica la scelta del giovane campione inglese di posare in intimo per Calvin Klein. Secondo Ramos, uno sportivo professionista dovrebbe riflettere sulle responsabilità legate alla propria immagine. Ma davvero un paio di mutande può mettere in discussione la credibilità di un calciatore?

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      Sergio Ramos bacchetta Jude Bellingham per la pubblicità in mutande di Calvin Klein: «Un calciatore ha delle responsabilità». Scoppia la polemica

        Sergio Ramos ha trovato qualcosa da ridire sulle mutande di Jude Bellingham. Non sulla marca, sulla vestibilità o sul colore, ma sul fatto che il giovane talento inglese abbia deciso di indossarle davanti all’obiettivo per una campagna pubblicitaria di Calvin Klein. Una scelta che l’ex difensore del Real Madrid considera poco opportuna per un atleta professionista. E così, mentre Bellingham presta il proprio fisico a uno dei marchi di intimo più famosi al mondo, Ramos veste i panni del custode della rispettabilità calcistica. Con un risultato che rischia di far discutere molto più della pubblicità stessa.

        Sergio Ramos contro Bellingham: «Uno sportivo ha delle responsabilità»

        «Onestamente, non penso che Jude avrebbe dovuto accettare questa pubblicità. È un eccellente calciatore, ma a volte bisogna comprendere la responsabilità che accompagna lo status di sportivo professionista».

        Il giudizio attribuito a Ramos non riguarda le prestazioni di Bellingham sul campo, che lo spagnolo riconosce come un eccellente giocatore, ma la sua decisione di diventare testimonial di Calvin Klein mostrando il proprio corpo in biancheria intima.

        Una posizione che solleva una domanda piuttosto semplice: quale responsabilità sportiva verrebbe compromessa da uno spot di intimo? Il calcio professionistico convive da decenni con sponsorizzazioni, campagne di moda e contratti pubblicitari milionari. E i calciatori più famosi sono diventati autentiche icone di stile, ben oltre i confini degli stadi.

        Calvin Klein e i calciatori in mutande: davvero è questo il problema?

        La collaborazione tra sport e moda non rappresenta certo una rivoluzione. David Beckham ha costruito una parte della propria immagine pubblica anche attraverso celebri campagne di intimo, senza che questo cancellasse i suoi successi calcistici. Cristiano Ronaldo ha trasformato il proprio nome in un marchio commerciale che comprende anche la biancheria maschile.

        Bellingham si inserisce dunque in una tradizione già consolidata, nella quale la popolarità sportiva diventa anche un’opportunità commerciale. Posare per Calvin Klein non significa necessariamente trascurare allenamenti, partite o impegni professionali.

        Ramos, naturalmente, può considerare quella scelta poco adatta all’immagine di un campione. Ma tra le tante responsabilità di un calciatore, dal rispetto delle regole al comportamento verso compagni e tifosi, stabilire quali mutande possa mostrare in pubblicità sembra davvero una questione piuttosto marginale.

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          Sport

          Ludovica Pagani e Stephan El Shaarawy aspettano un maschietto: il gender reveal è una festa di calcio e il Faraone annuncia il suo erede

          La coppia scopre il sesso del primo figlio con una festa a tema calcistico, circondata da amici e parenti. Il calciatore si inginocchia per l’emozione e annuncia sui social l’arrivo del suo piccolo Faraone, giocando con il soprannome che lo accompagna sui campi da calcio.

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          La coppia scopre il sesso del primo figlio con una festa a tema calcistico, circondata da amici e parenti. Il calciatore si inginocchia per l'emozione e annuncia sui social l'arrivo del suo piccolo Faraone, giocando con il soprannome che lo accompagna sui campi da calcio.

            Fiocco azzurro in arrivo per Ludovica Pagani e Stephan El Shaarawy, che diventeranno genitori di un maschietto. La coppia ha organizzato un gender reveal rigorosamente a tema calcistico per scoprire il sesso del primo figlio insieme ad amici e parenti, condividendo poi la felicità con i follower. E quale poteva essere il modo migliore per festeggiare, se non trasformare la notizia in un piccolo evento da stadio? Il calciatore, visibilmente emozionato, si è inginocchiato e ha annunciato: «Baby Pharaoh is coming». Il piccolo Faraone sta arrivando, con tanto di soprannome ereditato ancora prima di nascere.

            El Shaarawy diventa papà: arriva il piccolo Faraone

            Per Stephan El Shaarawy il calcio è inevitabilmente entrato anche nell’organizzazione di uno dei momenti più importanti della sua vita privata. La festa per scoprire il sesso del bambino ha infatti seguito il tema dello sport che lo ha reso famoso, coinvolgendo le persone più vicine alla coppia.

            Quando è arrivata la conferma che Ludovica Pagani aspetta un maschio, l’attaccante ha festeggiato inginocchiandosi, prima di condividere la gioia con una frase che ha immediatamente conquistato il significato di un annuncio familiare: «Baby Pharaoh is coming».

            Il riferimento è al soprannome con cui El Shaarawy è conosciuto da sempre nel mondo del calcio, il Faraone. Un nomignolo che adesso trova una nuova declinazione, decisamente più tenera, grazie all’arrivo del suo primo figlio.

            Ludovica Pagani e la festa calcistica per il primo figlio

            Anche Ludovica Pagani ha condiviso questo momento speciale, scegliendo insieme al compagno di coinvolgere amici, parenti e pubblico social nella scoperta del sesso del bambino.

            Il gender reveal è diventato una tradizione sempre più diffusa tra le coppie famose, che spesso organizzano feste spettacolari per annunciare se aspettano un maschio o una femmina. Nel caso di Pagani ed El Shaarawy, però, il filo conduttore era praticamente obbligato: il pallone.

            L’emozione del calciatore e la sua esultanza hanno rappresentato il momento centrale della celebrazione, mentre la frase in inglese ha trasformato il soprannome sportivo in una dedica al bambino.

            Un nuovo piccolo Faraone in famiglia

            Il futuro papà ha così trovato il modo di unire la propria identità calcistica alla felicità per la paternità, senza rinunciare a un pizzico di ironia. Del resto, chiamare il figlio in arrivo Baby Pharaoh significa consegnargli simbolicamente una piccola corona ancora prima della nascita.

            Nessuna indicazione, per il momento, sul nome che Ludovica Pagani e Stephan El Shaarawy sceglieranno per il bambino. Ma almeno un soprannome sembra già pronto, e stavolta il Faraone avrà qualcuno con cui condividere il titolo.

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              Sport

              Fine dei giochi per Cristiano Ronaldo in Nazionale: il fuoriclasse saluta il Portogallo dopo 234 partite

              Cristiano Ronaldo ha annunciato ufficialmente l’addio alla Nazionale portoghese attraverso un emozionante video e una lettera aperta ai tifosi, ponendo fine a una straordinaria avventura durata ben 23 anni. L’attaccante lascia la Seleção da primatista ineguagliato, forte di 234 presenze e 146 reti, oltre alla conquista storica dell’Europeo nel 2016 e di due edizioni della Nations League.

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              Fine dei giochi per Cristiano Ronaldo in Nazionale: il fuoriclasse saluta il Portogallo dopo 234 partite

                Un capitolo fondamentale della storia del calcio mondiale si chiude definitivamente. Cristiano Ronaldo ha annunciato l’addio alla Nazionale portoghese tramite un videomessaggio e un’intensa lettera d’addio, mettendo la parola fine a un percorso iniziato nell’agosto del 2003. Con 234 presenze e 146 gol all’attivo, l’attaccante lascia la maglia numero 7 da primatista assoluto a livello mondiale per le selezioni maschili, suggellando un’era impreziosita dai trionfi dell’Europeo 2016 e delle due Nations League del 2019 e del 2025.

                La decisione arriva al culmine di un periodo complesso, segnato dai forti attriti emersi con l’attuale commissario tecnico Jorge Jesus.

                Il retroscena della frattura con il tecnico e l’addio al ritiro

                La scelta di appendere gli scarpini al chiodo con la rappresentativa nazionale arriva dopo settimane di tensioni e incomprensioni con lo staff tecnico. Lo scorso 30 settembre, in occasione del raduno in Danimarca, il fuoriclasse aveva lasciato il ritiro della squadra in seguito alla panchina nella sfida contro la Norvegia e al mancato rispetto dei patti concordati sulla gestione delle presenze in campo.

                Nonostante la successiva sospensione di trenta giorni inflitta dalla federazione a seguito della dura presa di posizione pubblica, l’epilogo odierno sancisce una separazione netta che va oltre le contingenze agonistiche, chiudendo un cerchio lungo oltre due decenni.

                La lettera ai tifosi e il ricordo dei momenti storici

                Nelle parole affidate ai social, il campione ha voluto privilegiare l’aspetto umano rispetto alla fredda conta dei trofei, ricordando il valore unificante del pallone per milioni di connazionali sparsi nel mondo. «Concludo un percorso iniziato nell’agosto del 2003 e che ha cambiato la mia vita per sempre. Quando guardo indietro e penso a tutto ciò che ho vissuto in Nazionale, non vedo solo partite, gol, record o trofei. Vedo persone», ha scritto l’attaccante.

                Ripensando alle notti magiche ma anche alle delusioni sportive, il capitano ha rivendicato l’impegno totale profuso per onorare i colori nazionali, esortando le nuove leve a raccogliere il testimone con la stessa fame di vittorie.

                L’eredità della maglia numero 7 e il futuro della Seleção

                Il momento più toccante del congedo è legato all’immagine collettiva dell’inno nazionale cantato a squarciagola negli stadi di tutto il pianeta, un istante capace di azzerare qualsiasi differenza sociale o anagrafica per fondersi in un’unica grande passione collettiva.

                L’eredità lasciata dal giocatore che ha segnato in sei diverse edizioni della Coppa del Mondo rappresenta ora una sfida stimolante per il futuro del movimento calcistico lusitano, chiamato a rigenerarsi senza il suo punto di riferimento storico.

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