Interviste
Ema Stokholma: «Mia madre mi picchiava, mio padre spariva per anni. Ora sogno solo tranquillità»
«Sono al quarantesimo trasloco, ho venduto il mio primo quadro a cinquemila euro, sogno una casa silenziosa e niente figli. Ma ho la mia famiglia stile Friends, e va bene così». Ema Stokholma, nome d’arte di Morwenn Moguerou, si racconta con sincerità assoluta: «Papà diceva: torno lunedì. Poi spariva per quattro anni».
Morwenn Moguerou si sente ancora Morwenn, anche se dal 2009 tutti la chiamano Ema Stokholma. «Capisco che si debba semplificare. Quindi Ema va bene», ammette con leggerezza. La voce di Radio2, vincitrice del Premio Bancarella con Per il mio bene, DJ, pittrice e ora anche poetessa in erba, ha alle spalle una storia dura, ma non rinnega nulla: «Sono una donna che lavora. E che fa cose bellissime. Approfitto del fatto che me le lascino fare».
Nel memoir ha raccontato la violenza subita da bambina. «Il primo ricordo brutto? Quando mia madre mi picchiò in auto, avevo quattro anni». Ma anche tra quelle ombre, qualche luce: «I ricordi belli sono quelli a scuola. Era bellissimo vivere una vita normale. In mensa finivo sempre i piatti degli altri: ero affamatissima».
Anche oggi, ammette, l’appetito è collegato all’umore. «Forse rifiutavo tutto quello che arrivava da lei, sto ancora cercando di capirlo». Ma chiarisce subito: «Io non sono mai giù di corda. Magari mi arrabbio, ma mi passa dopo dieci minuti. E poi, non so resistere alle chips!».
La figura del padre è un’altra ferita aperta. «Persino mio padre mi diceva “ci vediamo lunedì”, e poi ricompariva dopo quattro anni… Ogni tanto mi manda un messaggio, ma è tutto lì». Più saldo il legame con il fratello Gwendal: «Ci vediamo 5-6 volte l’anno, l’ultima volta un mese fa a Parigi. I proventi del libro li divido con lui: è la mia storia, ma anche la sua».
Nel libro si parla anche di Stéphane, il libraio che le salvò la vita quando la madre la spinse a buttarsi nel fiume. «Avevo 9 anni. Quando sono tornata a Romans-sur-Isère, il negozio era lì, ma lui no. In vetrina c’era ancora lo stesso poster». E un amico le ha regalato un tappeto con la stampa delle iniziali sue e del fratello, un ricordo di un gesto, raro, affettuoso della madre.
Il giudizio materno sul sesso è stato pesante: «Mi colpevolizzava su cose che non capivo nemmeno. Come ho fatto a vivere la sessualità in modo positivo? E chi dice che io la viva in modo positivo?». Eppure, la femminilità non l’ha mai rifiutata. Ha fatto la modella per Fendi, Valentino, Versace. «Ma è un mestiere noioso, dove devi mostrare tutto fuori. Io ho tutto dentro».
La conquista più grande, oggi, è l’indipendenza. «La mia libertà è la cosa a cui tengo di più». E non sogna figli: «Non ho mai desiderato essere madre. Non sono cresciuta con il mito della famiglia da Mulino Bianco. Forse è l’unica cosa per cui ringrazio mia madre».
Eppure, con le figlie del suo ex compagno ha creato un legame vero. «È stata una bellissima esperienza. Spero che sappiano di poter sempre contare su di me».
Amicizie solide, progetti d’arte, analisi costante («Dal 2012 non ho mai smesso di lavorare su di me»), e una mostra su Marina Abramović vista a Londra: «Una delle artiste più importanti viventi. Mi ha invitata a Capri. Non potevo crederci».
I quadri li vende da sé: «Gino Castaldo mi ha detto: non aspettare una galleria, fai da sola. L’ultimo l’ho venduto a cinquemila euro. I miei amici li parcheggiano a casa loro finché non li vendo: a casa mia non ci stanno più».
Anche Andrea Delogu è una presenza centrale nella sua vita: «Lei è la boss. Decide tutto. Ma soprattutto, ha una cosa rara: la comprensione». E poi c’è Luca Barbarossa, «una figura importante», e Mirko Nazzaro, che le ha fatto scoprire Abramović. Quando è felice? «Quando ho venduto il mio primo quadro. E quando ho vinto il Bancarella: una compensazione assurda, in eccesso. Forse è la legge del karma».
Oggi sogna una casa silenziosa, magari fuori città. Ma intanto è al quarantesimo trasloco. «Sì, quaranta. Se contiamo anche la ristrutturazione. Ma non è ancora la mia casa definitiva. La mia natura è spostarmi». E nel frattempo, continua a togliere lentamente i tatuaggi: «È doloroso. Ma penso di aver già sofferto abbastanza».
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Interviste
Barbara D’Urso si commuove al Padova Pride Village: «Mi hanno tolto la possibilità di fare queste battaglie», il ricordo di Mirko Moriconi e di mamma Kety
La conduttrice parla delle battaglie affrontate per anni nei suoi programmi e confessa quanto le manchi il contatto quotidiano con il pubblico: «Da tre anni io non posso più entrare nelle case della gente».
Un ricordo carico di emozione e uno sfogo che non è passato inosservato. Ospite del Padova Pride Village, Barbara D’Urso ha voluto rendere omaggio a Mirko Moriconi e alla madre Kety, protagonisti in passato di una lunga battaglia raccontata anche nei suoi programmi televisivi. Sul palco, la conduttrice ha ripercorso quegli anni, tornando a parlare del ruolo che la televisione può avere nell’affrontare temi sociali e storie capaci di lasciare un segno.
Nel suo intervento, Barbara D’Urso ha anche aperto una parentesi molto personale, spiegando quanto le pesi non avere più quello spazio televisivo che per anni le ha consentito di raccontare vicende umane e di sensibilizzare il pubblico.
Il ricordo di Mirko Moriconi e di mamma Kety
Davanti al pubblico del Padova Pride Village, Barbara D’Urso ha ricordato Mirko Moriconi e la madre Kety, riportando l’attenzione su una storia che aveva profondamente coinvolto i telespettatori durante le sue trasmissioni.
La conduttrice ha sottolineato quanto fosse importante poter dare spazio a testimonianze come quella, trasformando la televisione in un luogo di confronto e di riflessione su temi delicati che riguardano la vita delle persone.
Lo sfogo: «Mi hanno tolto la possibilità di fare queste battaglie»
È stato però il passaggio successivo a colpire maggiormente il pubblico. Barbara D’Urso ha infatti parlato apertamente del suo allontanamento dalla televisione e di ciò che, più di ogni altra cosa, sente di aver perso.
«Mi hanno tolto la possibilità di fare queste battaglie, sono 16 anni che faccio queste battaglie. Da 3 anni io non posso più entrare nelle case della gente a dire questo. Questo mi manca».
Parole pronunciate con evidente partecipazione, nelle quali la conduttrice ha spiegato che l’aspetto di cui sente maggiormente la mancanza non è la semplice presenza sul piccolo schermo, ma la possibilità di affrontare temi sociali davanti a milioni di telespettatori.
Un intervento accolto dagli applausi
Il pubblico presente ha seguito con attenzione il suo intervento, applaudendo il ricordo di Mirko Moriconi e della madre Kety e le riflessioni sul ruolo della televisione.
Le parole di Barbara D’Urso hanno riportato al centro del dibattito il legame costruito negli anni con i telespettatori e il valore che la conduttrice attribuisce ai programmi attraverso i quali, per oltre sedici anni, ha raccontato vicende personali, battaglie civili e storie di grande impatto umano.
Interviste
Gelato al cioccolato, la verità di Malgioglio: «Nessun doppio senso, Pieraccioni s’è inventato la storia del marocchino»
Dal budino salato all’amicizia con Mina e Carrà, fino al ciuffo biondo copiato da tutti: Malgioglio smonta leggende e rivendica l’arte di trasformare gli equivoci in icone.
Cristiano Malgioglio ha deciso di chiudere il caso Gelato al cioccolato. Altro che avventure piccanti: «Non c’è nessun doppio senso». A spazzare via anni di malizie è lo stesso autore del brano, portato al successo da Pupo. «Mi venne voglia di budino al cioccolato, la governante confuse zucchero e sale ed è nato il “dolce un po’ salato”. La storia del mio amante marocchino? Quella l’ha inventata Pieraccioni. Pupo è un amico, ma figuratevi se devo andare in Marocco per trovare compagnia».
La leggenda del testo “bollente” ha fatto sorridere generazioni di ascoltatori, ma Malgioglio la tratta per quello che è: un gioco. «Sto al gioco perché voglio bene a Pupo, ma di diritti d’autore dall’Est non vedo un centesimo. E lui dice pure che è la canzone preferita di Putin».
Non è la prima volta che un testo di Malgioglio scatena polemiche. L’importante è finire, censurata in radio, fu criticata persino da sua madre: «Mi disse che avevo scritto una schifezza». Oggi è un classico della musica italiana. Con Raffaella Carrà, inizialmente snobbò A far l’amore comincia tu: «Mi sembrava orrenda, poi divenne un inno». Per Amanda Lear scrisse Ho fatto l’amore con me, e non sono mancati rifiuti eccellenti: disse no a Julio Iglesias («Io creo, non traduco»), ma con Mina trovò la svolta. «La incontrai, mi aggrappai alla sua gonna e le chiesi di ascoltarmi. Nacque L’importante è finire».
Il resto è show: da Cher che lo aspettava con ansia, a Jennifer Lopez fotografata solo con lui a Sanremo, fino a Lady Gaga che accettò il suo ghiacciolo già leccato. «La più grande», ricorda.
Poi il ciuffo biondo, nato da un errore di decolorazione: «Ero arancione come un caco. Sophia Loren mi disse: “Ti porterà fortuna”. Aveva ragione: mi hanno copiato in tanti, ma i miei capelli sono ancora qui».
E l’amore? «Mi sono innamorato quattro volte. Sono come Messalina, lascio io per paura di essere lasciato. Con Onur, il mio fidanzato turco, vivo la quotidianità. L’amore è una carezza, una passeggiata al mare. Non solo sesso sotto le coperte».
La morale, se di morale si può parlare, è che Malgioglio resta fedele al suo stile: trasformare leggende in spettacolo e equivoci in icona pop. Gelato al cioccolato compreso.
Interviste
Dai salotti del ’68 alla pop star globale: Justin Trudeau come il padre Pierre, il Canada scopre l’amore tra politica e celebrità con Katy Perry
Mezzo secolo dopo il flirt che legò Pierre Trudeau a Barbra Streisand, la saga sentimentale dei Trudeau torna a far parlare il mondo. Justin, ex primo ministro e leader liberale, ha reso pubblica la sua relazione con Katy Perry. Un copione che sembra scritto dalla storia: politica, glamour e potere che si mescolano come negli anni Sessanta, quando il padre incontrava Lennon e Yoko e trasformava Ottawa in una capitale pop
“Era molto elegante, intelligente, intenso… una sorta di combinazione tra Albert Einstein e Napoleone, solo più alto. E stava facendo un lavoro importante. Ne rimasi abbagliata”. Con queste parole Barbra Streisand descrisse Pierre Trudeau, il primo ministro canadese che alla fine degli anni Sessanta trasformò il grigiore della politica nordamericana in un palcoscenico luminoso. Non un leader qualsiasi, ma il primo capo di governo capace di comportarsi come una rockstar, di ricevere John Lennon e Yoko Ono con protocollo ufficiale e di far sognare le copertine dei rotocalchi quanto le pagine di politica estera.
Era il 1968 e una relazione, per quanto mai davvero confermata, tra un politico e una diva del cinema e della musica sembrava materia da romanzo più che da cronaca. Eppure quel legame, fatto di cene eleganti e sguardi complici, segnò un’epoca e consegnò al Canada un’immagine nuova, più audace, più internazionale.
Il passato che ritorna
Cinquant’anni dopo la storia sembra voler giocare con i corsi e ricorsi. Il figlio di Pierre, Justin Trudeau, volto gentile del liberalismo canadese e a lungo primo ministro, ha deciso di non nascondersi più e di rivelare al mondo la sua relazione con Katy Perry, icona del pop mondiale. Un annuncio che ha fatto il giro dei media internazionali in poche ore, riportando Ottawa al centro del gossip planetario.
Come il padre, Justin incarna un’idea di politica meno ingessata, capace di dialogare con la cultura pop e con le nuove generazioni. Se Pierre veniva fotografato accanto a Lennon, il figlio appare oggi accanto alla cantante di “Firework”, simbolo di un’epoca digitale in cui il confine tra palazzo e palcoscenico è sempre più sottile.
Dal mito del padre al presente globale
Pierre Trudeau fu il primo a intuire che il potere non vive solo nei discorsi parlamentari ma anche nell’immaginario collettivo. La sua figura, raccontata da Streisand come un miscuglio di genio e carisma, aprì la strada a un modo diverso di intendere il ruolo del leader. Non solo statista, ma personaggio pubblico, capace di sedurre e di farsi amare.
Justin sembra aver raccolto quell’eredità, ma in chiave contemporanea. Dopo anni di vita privata blindata e di matrimonio finito tra le luci basse della discrezione, la scelta di uscire allo scoperto con Katy Perry appare come un gesto politico oltre che sentimentale. Un modo per dire che anche il potere può permettersi leggerezza, emozione, persino un pizzico di spettacolo.
Tra amore e comunicazione
La relazione tra il leader canadese e la popstar americana racconta molto del nostro tempo. Non più rotocalchi cartacei ma social, non più cene segrete ma scatti condivisi, non più sussurri ma dichiarazioni trasparenti. Eppure il copione è lo stesso di allora: il fascino del potere che incontra la magia dello show business.
C’è chi vede in tutto questo un semplice romanzo rosa e chi invece legge un segnale culturale. Il Canada, terra spesso considerata sobria e silenziosa, torna a essere laboratorio di un intreccio tra politica e celebrità che il mondo osserva con curiosità. Proprio come nel 1968, quando Barbra Streisand rimase abbagliata da un premier capace di sembrare, allo stesso tempo, Einstein e Napoleone.
-
Gossip2 anni faElisabetta Canalis, che Sex bomb! è suo il primo topless del 2024 (GALLERY SENZA CENSURA!)
-
Sex and La City2 anni faDick Rating: che voto mi dai se te lo posto?
-
Cronaca Nera2 anni faBossetti è innocente? Ecco tutti i lati deboli dell’accusa
-
Speciale Grande Fratello2 anni faHelena Prestes, chi è la concorrente vip del Grande Fratello? Età, carriera, vita privata e curiosità
-
Gossip2 anni faLa De Filippi beccata con lui: la strana coppia a cavallo si rilassa in vacanza
-
Video1 anno faVideo scandalo a Temptation Island Spagna: lei fa sesso con un tentatore, lui impazzisce in diretta
-
Speciale Olimpiadi 20242 anni faFact checking su Imane Khelif, la pugile al centro delle polemiche. Davvero è trans?
-
Speciale Grande Fratello2 anni faShaila del Grande Fratello: balzi da “Gatta” nei programmi Mediaset
