Reali
Camilla, la regina che si difese a scarpate: a 16 anni respinse un’aggressione sessuale su un treno colpendo l’uomo
Il volume Power and the Palace racconta un episodio mai reso pubblico: Camilla, seguendo l’insegnamento della madre, usò il tacco delle scarpe per fermare l’assalitore e lo denunciò appena giunta in stazione. Una vicenda che spiega il suo impegno attuale a favore delle donne vittime di abusi e violenza.
Non ancora regina, non ancora duchessa: solo una ragazza di 16 o 17 anni che viaggia in treno verso Paddington, Londra. È in quel momento che Camilla Parker Bowles, oggi consorte di re Carlo III, affronta una delle esperienze più traumatiche della sua adolescenza: un’aggressione sessuale respinta con un’arma improvvisata, una scarpa.
Il racconto emerge adesso dalle pagine di Power and the Palace, il libro del giornalista Valentine Low, già corrispondente del Times a Buckingham Palace e autore di biografie autorevoli sulla famiglia reale. L’episodio – titolato dalla stampa britannica come “le molestie sessuali respinte a scarpate” – si sarebbe verificato a metà anni Sessanta, quando un uomo avrebbe cercato di molestarla durante il viaggio. Camilla non esitò a togliersi una scarpa e a colpire l’aggressore ripetutamente con il tacco, l’oggetto più appuntito che aveva a disposizione.
Appena arrivata in stazione, si recò dalla polizia per denunciare il fatto: la polizia individuò e arrestò l’uomo. Una reazione istintiva, ma non casuale. La madre le aveva infatti insegnato a difendersi in caso di molestie: togliersi una scarpa e usarla come arma.
Per anni Camilla non ha mai parlato pubblicamente dell’episodio. Ne fece cenno soltanto, molti anni più tardi, a Boris Johnson, all’epoca sindaco di Londra. Oggi, dopo la rivelazione del libro, la casa reale non ha commentato ma non ha neppure smentito.
La vicenda acquista un senso particolare alla luce dell’attuale impegno della regina a favore delle donne vittime di violenza domestica e abusi sessuali. Da tempo Camilla dedica gran parte del suo ruolo pubblico a queste tematiche, partecipando a campagne di sensibilizzazione e incontrando sopravvissute. Nel 2020, in un discorso molto applaudito, dichiarò: «Ho parlato con molte donne che hanno subito violenze e aggressioni sessuali e che, fortunatamente, ne sono uscite come vincitrici e non vittime. Sono alcune delle persone più coraggiose che io abbia mai incontrato».
Secondo fonti di palazzo citate dalla BBC, la regina non aveva mai reso noto quell’episodio per non spostare l’attenzione su di sé invece che sulle vittime. Ma ora che la vicenda è stata rivelata, potrebbe avere un effetto positivo: incoraggiare giovani donne a non tacere e a difendersi, come lei fece allora, in un treno diretto a Londra.
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Reali
Non solo Meghan: una ex “fidanzata” del principe Harry finisce nei guai. Arrestata per non aver pagato il conto in hotel
Ha 53 anni, un passato mondano e un nome che oggi rimbalza sulle cronache internazionali. Catherine Ommanney, spesso definita “ex fidanzata” del principe Harry, è stata arrestata dopo aver lasciato un hotel senza saldare il conto. Ma tra mito mediatico e realtà, la storia è molto più sfumata di quanto sembri.
Quando si incrocia il mondo della monarchia britannica, anche un episodio di cronaca minore rischia di trasformarsi in un caso globale. È quello che sta accadendo a Catherine Ommanney, 53 anni, finita sotto i riflettori per un arresto legato a una presunta fuga da un hotel senza aver pagato il conto.



La notizia ha fatto rapidamente il giro delle redazioni internazionali non tanto per la dinamica dell’episodio, quanto per l’etichetta che accompagna il suo nome: “ex fidanzata del principe Harry”. Una definizione che, a ben guardare, appare quanto meno generosa.
L’arresto e l’accusa
Secondo quanto riportato da diverse testate anglosassoni, Ommanney sarebbe stata fermata con l’accusa di aver lasciato l’hotel in cui alloggiava senza saldare il conto finale. Un’accusa che, se confermata, rientra nella casistica dei reati minori, ma che diventa immediatamente esplosiva quando associata – anche indirettamente – alla famiglia reale britannica.
Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali da parte della diretta interessata, né dettagli aggiuntivi sulle eventuali circostanze attenuanti. Quel che è certo è che il caso ha riacceso i riflettori su una figura che da anni vive ai margini del racconto mediatico legato ai Windsor.
“Fidanzata” o semplice frequentazione?
Il punto centrale della vicenda non è solo giudiziario, ma narrativo. Catherine Ommanney viene infatti descritta come una ex “fidanzata” di Principe Harry, ma la definizione appare forzata. I due si sarebbero frequentati brevemente oltre quindici anni fa, in un periodo precedente alla relazione con Meghan Markle, e senza mai ufficializzare nulla.
Parlare di relazione stabile è probabilmente eccessivo: si sarebbe trattato, più correttamente, di una frequentazione occasionale, durata poco e mai entrata davvero nella storia sentimentale del principe. Eppure, come spesso accade, l’etichetta funziona mediaticamente molto più della precisione.
Il meccanismo del gossip reale
Il caso Ommanney mostra ancora una volta come il gossip legato alla monarchia britannica tenda a dilatarsi, inglobando figure secondarie e trasformandole in protagonisti per riflesso. Basta un nome, un passato lontano e un episodio discutibile perché la macchina narrativa si rimetta in moto.
In questo contesto, l’arresto diventa quasi un dettaglio, mentre il titolo di “ex di Harry” assurge a chiave di lettura universale. Un meccanismo che dice molto più dei media che dei protagonisti coinvolti.
Un’ombra lontana dalla corte
Oggi Catherine Ommanney non ha alcun legame con la famiglia reale, né con la vita attuale del duca di Sussex. Eppure, il suo nome continua a riaffiorare ciclicamente, sempre associato a un passato che, di fatto, non ha mai avuto un reale peso nella biografia sentimentale del principe.
Resta ora da capire come si evolverà la vicenda giudiziaria e se l’arresto si risolverà con un nulla di fatto o con una sanzione formale. Nel frattempo, il gossip fa il suo corso, dimostrando ancora una volta quanto sia difficile liberarsi dall’ombra dei Windsor, anche quando quella storia è stata poco più di una parentesi.
Reali
Kate Middleton e il messaggio più intimo di sempre: l’Inverno, la natura e la gratitudine come atto di resistenza personale
Un video, poche frasi misurate e un tono profondamente personale. Kate Middleton chiude la serie Mother Nature con un messaggio dedicato all’Inverno e alla resilienza, scegliendo la natura come metafora per raccontare cosa significhi essere vivi e grati, proprio nel giorno del suo compleanno.
Non un discorso ufficiale, non una dichiarazione istituzionale. Ma una voce calma, raccolta, che accompagna immagini di paesaggi invernali e invita alla riflessione. Nel giorno del suo quarantaquattresimo compleanno, Kate Middleton ha scelto di parlare così: attraverso un messaggio intimo, affidato alla natura.
Il video dedicato all’Inverno è l’ultimo capitolo di Mother Nature, la serie per cui la Principessa del Galles ha registrato un breve testo per ciascuna stagione. Un progetto apparentemente semplice, ma che nel tempo ha assunto un significato più profondo, trasformandosi in una sorta di diario emotivo pubblico, mai esplicito e proprio per questo potente.
L’Inverno come metafora della vita
Nel messaggio che accompagna le immagini, Kate si dice “profondamente grata” e riflette su cosa significhi davvero essere vivi. L’Inverno, stagione spesso associata alla sospensione e alla fine, viene invece raccontato come uno spazio necessario, di attesa e rigenerazione silenziosa.
Le sue parole non indulgono mai nel sentimentalismo. Parlano di natura, di cicli, di forza che non ha bisogno di rumore per esistere. Un linguaggio misurato, coerente con lo stile che Kate ha sempre scelto di adottare, ma che in questo caso sembra aprire uno spiraglio più personale del solito.
Un progetto che parla senza esporsi
Mother Nature si è sviluppato seguendo il ritmo dell’anno, stagione dopo stagione, con testi brevi ma curati, pensati per accompagnare immagini evocative. Non c’è mai stata un’interpretazione dichiarata, né un riferimento diretto alla vita privata della Principessa. Eppure, proprio l’assenza di spiegazioni rende il progetto leggibile su più livelli.
La natura diventa linguaggio universale, ma anche rifugio. Un modo per parlare di resilienza, di equilibrio e di gratitudine senza nominare apertamente difficoltà o fragilità personali. Un racconto che resta aperto, e che ciascuno può interpretare secondo la propria esperienza.
Il compleanno come scelta simbolica
Che l’ultimo capitolo della serie arrivi proprio nel giorno del compleanno non appare casuale. Non è una celebrazione, non c’è enfasi. Piuttosto, una pausa. Un momento di bilancio che non guarda ai numeri o ai ruoli, ma a qualcosa di più essenziale: il rapporto con il tempo, con il corpo, con ciò che resiste anche quando tutto sembra fermo.
In questo senso, l’Inverno diventa la stagione più eloquente. Non quella della fioritura, ma quella della consapevolezza. Non quella dell’apparire, ma dell’essere.
Una comunicazione che parla al presente
Negli anni, Kate Middleton ha costruito una comunicazione pubblica sempre più attenta, meno protocollare, capace di parlare anche alle emozioni senza mai cedere all’esposizione eccessiva. Mother Nature si inserisce perfettamente in questa traiettoria: un progetto sobrio, elegante, ma carico di sottotesto.
In un’epoca in cui tutto viene spiegato, mostrato, dichiarato, la scelta di affidarsi a immagini e a poche parole misurate appare quasi controcorrente. E proprio per questo efficace.
Il messaggio sull’Inverno non chiude solo una serie stagionale. Chiude un cerchio narrativo, lasciando spazio al silenzio e alla riflessione. Senza proclami, senza retorica. Solo con la consapevolezza che anche nei momenti più spogli, qualcosa continua a vivere.
Reali
Elisabetta II e l’esorcismo di Natale: quando la Regina chiese una funzione per allontanare l’ombra di Lady D
Sandringham, cuore del Natale dei Windsor, non è solo tradizione e protocollo. Nei diari del giornalista Kenneth Rose, pubblicati nel volume “Who Loses, Who Wins”, compare il resoconto di una funzione religiosa voluta da Elisabetta II per calmare le inquietudini della residenza, dove alcuni servitori avrebbero percepito presenze e atmosfere opprimenti. Il riferimento, secondo il parroco citato nei diari, riguarderebbe anche il ricordo di Lady Diana.
Sandringham è il luogo dove la famiglia reale britannica torna ogni anno per un Natale fatto di rituali, tradizioni immutate e immagini perfette. Eppure, dietro le mura della residenza nel Norfolk, la storia della monarchia si intreccia spesso con leggende, suggestioni e ricordi ingombranti. A rivelarlo, ancora una volta, sono i diari del giornalista e biografo reale Kenneth Rose, che nel secondo volume delle sue memorie racconta un episodio rimasto per anni confinato nella discrezione di corte.
Secondo quanto annotato da Rose, la regina Elisabetta II avrebbe chiesto a un sacerdote di celebrare una funzione religiosa per “portare tranquillità” nella dimora, dopo che alcuni membri dello staff avevano riferito sensazioni inquietanti in certe stanze della residenza. Tra queste, soprattutto quella in cui nel 1952 morì re Giorgio VI, un luogo già carico di memoria e simboli. A riferire l’episodio fu Lady Prue, dama di compagnia della Regina Madre, che raccontò di essere stata invitata proprio dalla sovrana ad assistere alla cerimonia, insieme alla madre di Elisabetta.
Nel diario datato 2 gennaio 2001, Rose scrive che il parroco avrebbe ipotizzato una connessione non solo con la morte di re Giorgio VI, ma anche con la tragica scomparsa di Lady Diana, evocando l’idea di presenze legate a morti violente. Non un esorcismo formale, sottolinea il giornalista, bensì una semplice benedizione, pensata per ristabilire serenità in una residenza diventata, per alcuni, pesante da vivere.
L’episodio è uno dei molti retroscena privati che emergono dai quaderni del biografo, capace di restituire un’immagine meno ufficiale e più umana di Elisabetta II: una sovrana rigorosa, ma profondamente legata alle sue emozioni e ai propri affetti. Nei diari compaiono anche altri momenti significativi, come il dolore per la morte dei corgi, i rapporti difficili con alcuni membri della famiglia e le tensioni interne legate a Diana Spencer, raccontate attraverso confidenze di cortigiani e collaboratori.
C’è spazio anche per episodi celebri come l’intrusione di Michael Fagan a Buckingham Palace nel 1982, o per i giudizi sulla rappresentazione cinematografica della monarchia, come nel caso del film “The Queen”, che Rose considerava sorprendentemente realistico.
Il risultato è un ritratto complesso: una monarchia che vive di storia, simboli e disciplina, ma anche di paure, superstizioni e fragilità. Il presunto “esorcismo di Natale” di Sandringham diventa così un tassello di quel racconto sospeso tra realtà e mito, dove anche la famiglia reale più famosa del mondo appare, per un attimo, semplicemente umana.
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