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    Esistono davvero alimenti che stringono un legame tra la dieta e il benessere cerebrale.

    Ma come funziona nella realtà la connessione piatto-cervello? Non è complicato! Gli alimenti giusti influenzano gli ormoni, che a loro volta incidono sull’umore e sulla salute mentale. Il microbiota intestinale è strettamente collegato alla salute mentale e alimenti ricchi di fibre influenzano positivamente l’umore e la cognizione.

    Ma ti sei mai chiesta quali sono gli alimenti per una mente sana? Al mattino, caffè o tè possono migliorare la concentrazione a breve termine e la vigilanza. Uno spuntino con frutta secca, noce di cocco semi o cioccolato può influenzare positivamente l’apprendimento. Fagioli, lenticchie e ceci, ricchi di nutrienti importanti, sono ottimi per la memoria. Frutta e verdura come bacche, mele, broccoli, spinaci e cavoli favoriscono la comunicazione tra le cellule cerebrali e la prevenzione del declino cognitivo.

    Alimenti ricchi di omega-3 come salmone, tonno, sardine, sono fondamentali per il mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari del cervello. L’importanza dell’acqua non va mai sottovalutata. Infine, l’acqua svolge un ruolo chiave nel trasporto di nutrienti essenziali al cervello, aiutando a veicolare sostanze nutritive attraverso il flusso sanguigno e fornendo al cervello gli elementi necessari per funzionare al meglio.

    L’acqua è coinvolta nel processo di rimozione delle scorie e delle tossine, e un’adeguata idratazione può favorire il corretto funzionamento del sistema linfatico e del sistema di pulizia del cervello, contribuendo alla rimozione dei rifiuti metabolici. In sintesi, mantenere un’adeguata alimentazione e idratazione risulta fondamentale per la salute generale del corpo e la funzionalità cerebrale. Integrando questi alimenti nella dieta quotidiana, è possibile favorire una mente sana e vivace, contribuendo al benessere mentale a lungo termine.

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      Beauty

      Aurora Ramazzotti, le labbra più carnose scatenano i follower: «Ti sei rifatta la bocca». Lei risponde e svela il trucco senza filler

      «Ti sei rifatta la bocca, ormai sei come tutte le altre»: Aurora Ramazzotti finisce nel mirino dei follower per le labbra più carnose. Lei replica mostrando il suo nuovo trucco: nessun filler, ma una tecnica di lip contouring.

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        Sono bastate delle labbra apparentemente più voluminose per trasformare il profilo social di Aurora Ramazzotti in un piccolo tribunale. Qualche fotografia, un make-up diverso dal solito e per alcuni follower la sentenza era già arrivata: Aurora avrebbe ceduto al filler alle labbra. Lei, però, invece di limitarsi a una smentita, ha deciso di mettersi davanti allo specchio e mostrare come ottiene quell’effetto.

        La discussione è partita dopo che alcuni utenti hanno notato una bocca apparentemente più carnosa nelle ultime immagini pubblicate dalla figlia di Michelle Hunziker ed Eros Ramazzotti. Da una semplice domanda si è passati rapidamente alle critiche, con qualcuno convinto che dietro quel cambiamento ci fosse un trattamento di medicina estetica.

        Aurora Ramazzotti e il presunto filler alle labbra

        «Hai ceduto al filler alle labbra?», le ha chiesto direttamente un follower. Un altro è andato decisamente oltre: «Ti sei rifatta la bocca troppo grossa, oramai sei diventata esattamente come tutte le altre».

        Aurora Ramazzotti ha condiviso nelle sue storie Instagram alcuni dei messaggi ricevuti, facendo capire di non aver particolarmente apprezzato la sicurezza con cui sconosciuti erano arrivati a stabilire quale trattamento estetico avesse fatto.

        La spiegazione, almeno secondo quanto mostrato dalla stessa Aurora, è molto più semplice: non ci sarebbe stato alcun intervento sulle labbra. Il cambiamento sarebbe dovuto esclusivamente al modo in cui ha imparato a truccarle.

        Il segreto è il lip contouring

        Aurora ha quindi risposto alle accuse con una sorta di tutorial improvvisato. La tecnica utilizzata è il lip contouring, sistema di make-up che permette di modificare visivamente il profilo della bocca giocando con matita, chiaroscuri e prodotti di tonalità differenti.

        Prima del trucco, Aurora applica una maschera jelly con effetto idratante e rimpolpante. Poi passa ai prodotti nude e soprattutto alla matita, utilizzata non soltanto per seguire il bordo naturale delle labbra, ma per ampliarlo leggermente in alcuni punti. Il risultato è una bocca che davanti alla fotocamera appare più definita e voluminosa.

        Niente trasformazione permanente, quindi, ma un effetto ottico destinato a scomparire insieme al make-up. Una tecnica ormai molto diffusa che consente di enfatizzare la forma delle labbra senza ricorrere necessariamente alla medicina estetica.

        «Ti sei rifatta la bocca»: la risposta di Aurora

        La vicenda racconta anche quanto rapidamente sui social un cambiamento nell’aspetto di un personaggio famoso possa trasformarsi in una certezza per chi osserva dall’altra parte dello schermo. Nel caso di Aurora Ramazzotti è bastata una diversa tecnica di trucco per scatenare ipotesi e giudizi sul suo volto.

        Lei ha preferito rispondere mostrando direttamente il procedimento, trasformando la polemica sul presunto filler in una dimostrazione pratica. Matita leggermente oltre il contorno naturale, tonalità nude e prodotti capaci di riflettere la luce: pochi passaggi sufficienti per modificare la percezione delle proporzioni della bocca.

        E, almeno questa volta, dietro quelle labbra improvvisamente più carnose non ci sarebbe nessun ritocchino: soltanto un trucco fatto meglio di prima.

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          Salute

          Allarme West Nile in Italia: come si trasmette la Febbre del Nilo, i sintomi a cui prestare attenzione e le mosse giuste per difendersi

          La circolazione della Febbre del Nilo si intensifica nei mesi caldi, spinta dalla presenza della zanzara comune. Le autorità sanitarie monitorano i contagi sul territorio nazionale e ricordano le norme fondamentali di prevenzione, dai repellenti alla rimozione dei ristagni

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          Allarme West Nile in Italia: come si trasmette la Febbre del Nilo, i sintomi a cui prestare attenzione e le mosse giuste per difendersi

            L’estate porta con sé il consueto monitoraggio della circolazione del virus West Nile (o Febbre del Nilo occidentale) sul territorio nazionale. Questa infezione virale, appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, viene trasmessa principalmente dalla puntura della zanzara comune (Culex pipiens) e rappresenta una zoonosi costantemente attenzionata dagli esperti di salute pubblica. Con l’aumento delle temperature e la proliferazione degli insetti vettori, le autorità sanitarie raccomandano di non abbassare la guardia e di adottare precise misure di protezione personale e ambientale.

            Cos’è il virus West Nile e come si trasmette

            Il serbatoio naturale del virus West Nile è rappresentato dagli uccelli selvatici. Le zanzare, pungendo un volatile infetto, acquisiscono il patogeno e possono successivamente trasmetterlo all’uomo o ad altri mammiferi, in particolare i cavalli.

            La trasmissione avviene esclusivamente tramite la puntura dell’insetto infetto: l’infezione non si trasmette da persona a persona attraverso i contatti casuali né per via aerea. L’essere umano e il cavallo sono considerati ospiti a fondo cieco, poiché non sviluppano all’interno del sangue una concentrazione di virus sufficientemente elevata da permettere la reinfezione di altre zanzare.

            I sintomi: dalle forme asintomatiche alle complicanze neurologiche

            Nella maggior parte dei casi, circa l’80% delle persone che contraggono il virus West Nile non sviluppa alcun sintomo e supera l’infezione senza nemmeno rendersene conto. Nel restante 20% dei soggetti contagiati, l’infezione si manifesta in forma lieve con sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale.

            Il quadro clinico classico comprende febbre improvvisa, mal di testa, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito, sfoghi cutanei e ghiandole linfatiche ingrossate. Questi fastidi compaiono solitamente dopo un periodo di incubazione compreso tra 2 e 14 giorni dalla puntura e tendono a risolversi spontaneamente nell’arco di pochi giorni. In meno dell’1% dei casi, soprattutto tra anziani o persone con un sistema immunitario compromesso, il virus può causare gravi complicanze neurologiche, come meningiti o encefaliti, che richiedono un tempestivo ricovero ospedaliero.

            Cosa fare per prevenire il contagio e proteggersi dalle punture

            Poiché non esiste un vaccino per uso umano né una terapia antivirale specifica per la Febbre del Nilo, l’unica vera forma di tutela consiste nella prevenzione primaria. Il modo più efficace per evitare l’infezione risiede nel ridurre al minimo il contatto con le zanzare.

            Gli esperti consigliano di applicare repellenti cutanei registrati, indossare abiti chiari con maniche e pantaloni lunghi nelle ore serali e notturne, installare zanzariere alle finestre e utilizzare diffusori o insetticidi nei locali chiusi. Risulta fondamentale bonificare le aree esterne private, svuotando regolarmente i sottovasi ed evitando l’accumulo di acqua piovana nei contenitori, luoghi privilegiati per la deposizione delle uova di zanzara.

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              Salute

              Fumi poco ma credi di essere al sicuro? L’ampio studio su PLOS Medicine svela l’impatto devastante del fumo saltuario sul cuore

              Un’ampia ricerca pubblicata su PLOS Medicine analizza la salute di oltre 300mila persone e dimostra che il fumo leggero comporta gravi rischi. L’insufficienza cardiaca cresce del 50% e la mortalità del 60%, rivelando che l’unica dose davvero priva di pericoli è pari a zero

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              Fumi poco ma credi di essere al sicuro? L'ampio studio su PLOS Medicine svela l'impatto devastante del fumo saltuario sul cuore

                Anche poche sigarette al giorno possono compromettere seriamente la salute del cuore. Un ampio lavoro scientifico pubblicato sulla rivista PLOS Medicine e basato sull’analisi di oltre 300mila persone mostra che il fumo leggero o saltuario, compreso tra due e cinque sigarette al giorno, risulta tutt’altro che innocuo. La ricerca, coordinata da Michael Blaha del Johns Hopkins Ciccarone Center, rileva un aumento marcato del rischio di sviluppare un’insufficienza cardiaca e di andare incontro a una morte prematura rispetto a chi non ha mai fumato. Esattamente come accade con il consumo di alcol, l’unica dose davvero sicura e priva di pericoli per l’organismo è pari a zero.

                I numeri dell’impatto cardiaco e il rischio di mortalità

                I dati raccolti all’interno del campione mostrano una correlazione netta tra il consumo ridotto di tabacco e l’insorgenza di patologie cardiovascolari severe. Secondo le evidenze epidemiologiche, il pericolo di sviluppare insufficienza cardiaca cresce del 50%, mentre la probabilità di morte per tutte le cause risulta superiore del 60% rispetto ai soggetti non fumatori.

                Lo studio evidenzia inoltre come la sospensione del vizio produca benefici graduali nel tempo. Dopo aver smesso di fumare, il rischio tende a diminuire in modo significativo soprattutto nei primi dieci anni. Tuttavia, la probabilità di sviluppare complicanze non si annulla mai completamente, nemmeno a distanza di tre decenni dall’ultima sigaretta spenta.

                Perché la riduzione non basta per salvare la circolazione

                La riduzione del danno e del numero di bionde quotidiane rappresenta un passo importante, ma la strategia migliore per proteggere il cuore e l’apparato circolatorio rimane l’interruzione totale e immediata. A lungo andare, infatti, il tempo trascorso dalla totale astensione dal fumo incide molto più della quantità complessiva consumata durante gli anni da fumatore.

                Queste conclusioni trovano un’ampia eco anche nelle raccomandazioni ufficiali diffuse dagli esperti della sanità pubblica. Il team di ricerca sottolinea il valore scientifico dell’indagine, definendola come «uno dei più ampi studi sul fumo di sigaretta fino ad oggi, che utilizza i dati di più alta qualità nella letteratura epidemiologica cardiovascolare».

                La conferma dei ricercatori sul pericolo delle basse dosi

                La certezza dei dati emersi non lascia spazio a interpretazioni di comodo per i fumatori occasionali. Il gruppo di studiosi coordinato da Michael Blaha ha voluto ribadire il concetto con estrema chiarezza per sensibilizzare la popolazione: «È sorprendente quanto sia dannoso il fumo. Anche basse dosi di fumo comportano elevati rischi cardiovascolari». Una presa di posizione netta che spinge le politiche di prevenzione sanitaria a concentrare gli sforzi sull’eliminazione completa dell’abitudine al fumo.

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