Cibi magici per il benessere della tua mente
La connessione tra alimentazione e salute mentale è un argomento sempre più rilevante nella società moderna. Mentre tradizionalmente si è prestata molta attenzione all’aspetto fisico della nutrizione sempre più ricerche evidenziano il ruolo cruciale che una dieta equilibrata svolge nel sostenere il benessere psicologico.
Esistono davvero alimenti che stringono un legame tra la dieta e il benessere cerebrale.
Ma come funziona nella realtà la connessione piatto-cervello? Non è complicato! Gli alimenti giusti influenzano gli ormoni, che a loro volta incidono sull’umore e sulla salute mentale. Il microbiota intestinale è strettamente collegato alla salute mentale e alimenti ricchi di fibre influenzano positivamente l’umore e la cognizione.
Ma ti sei mai chiesta quali sono gli alimenti per una mente sana? Al mattino, caffè o tè possono migliorare la concentrazione a breve termine e la vigilanza. Uno spuntino con frutta secca, noce di cocco semi o cioccolato può influenzare positivamente l’apprendimento. Fagioli, lenticchie e ceci, ricchi di nutrienti importanti, sono ottimi per la memoria. Frutta e verdura come bacche, mele, broccoli, spinaci e cavoli favoriscono la comunicazione tra le cellule cerebrali e la prevenzione del declino cognitivo.
Alimenti ricchi di omega-3 come salmone, tonno, sardine, sono fondamentali per il mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari del cervello. L’importanza dell’acqua non va mai sottovalutata. Infine, l’acqua svolge un ruolo chiave nel trasporto di nutrienti essenziali al cervello, aiutando a veicolare sostanze nutritive attraverso il flusso sanguigno e fornendo al cervello gli elementi necessari per funzionare al meglio.
L’acqua è coinvolta nel processo di rimozione delle scorie e delle tossine, e un’adeguata idratazione può favorire il corretto funzionamento del sistema linfatico e del sistema di pulizia del cervello, contribuendo alla rimozione dei rifiuti metabolici. In sintesi, mantenere un’adeguata alimentazione e idratazione risulta fondamentale per la salute generale del corpo e la funzionalità cerebrale. Integrando questi alimenti nella dieta quotidiana, è possibile favorire una mente sana e vivace, contribuendo al benessere mentale a lungo termine.
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Beauty
Collagene, l’alleato invisibile della giovinezza: come stimolarlo in modo naturale
Il collagene è la “struttura portante” del nostro corpo: una proteina fibrosa che costituisce circa il 70% della matrice extracellulare della pelle, responsabile di tono, elasticità e compattezza. Con il passare del tempo, però, la sua produzione diminuisce: già dopo i 25 anni si registra un calo dell’1% ogni anno, fino a un crollo più marcato in menopausa. Il risultato? Una pelle più sottile, segnata e meno idratata.
Fortunatamente, la ricerca cosmetica e la nutrizione offrono strumenti efficaci per stimolare la sintesi di collagene in modo naturale. «Per contrastare il fisiologico rallentamento, è importante scegliere una skincare che unisca vitamina C e acido ialuronico di giorno, e peptidi biomimetici di notte», spiega la biologa e cosmetologa Anna Lisa Gramellini, fondatrice del brand World of Beauty.
La vitamina C è infatti un ingrediente chiave: oltre a illuminare e uniformare il colorito, partecipa alla formazione del collagene di tipo I e III, i più abbondanti nella pelle. Tuttavia, la sua biodisponibilità topica può essere limitata: «Meglio usare formule veicolate con squalene o liposomi, che ne aumentano l’assorbimento cutaneo e la stabilità», aggiunge l’esperta.
Accanto alla vitamina C, entrano in gioco i peptidi segnale – come tripeptidi ed esapeptidi – che dialogano direttamente con i fibroblasti, stimolandoli a produrre nuove fibre di collagene ed elastina. Un booster ideale per potenziare l’efficacia della routine quotidiana.
Altro pilastro è l’acido ialuronico, che, pur non generando collagene, mantiene l’idratazione e crea un ambiente ottimale per la rigenerazione dei tessuti. La sua applicazione regolare migliora la luminosità e riduce le linee sottili.
Ma la pelle si nutre anche dall’interno. Un’alimentazione ricca di vitamina C, zinco e proteine aiuta a rinforzare la struttura cutanea: via libera quindi a agrumi, kiwi, peperoni, legumi e verdure a foglia verde. Gli integratori di collagene idrolizzato, se assunti per almeno 90 giorni, possono migliorare l’elasticità e ridurre la profondità delle rughe, specialmente se combinati con antiossidanti e vitamina C.
Il segreto, dunque, è un approccio sinergico: trattamenti topici, buone abitudini e nutrizione equilibrata. Perché stimolare il collagene non significa solo prendersi cura della pelle, ma anche preservare la vitalità dei tessuti e rallentare i segni del tempo in modo naturale.
Salute
Quando l’Alzheimer entra in famiglia: quali aiuti offre lo Stato e come ottenerli
Dalla diagnosi ai sostegni economici e assistenziali: cosa prevede il sistema italiano per le persone con Alzheimer e per i loro familiari caregiver.
Scoprire che un genitore è affetto da Alzheimer è uno spartiacque emotivo e pratico. Alla preoccupazione per la salute si sommano dubbi concreti: chi può aiutare? Quali tutele sono previste? In Italia l’Alzheimer rientra tra le patologie neurodegenerative che danno accesso a una serie di misure sanitarie, economiche e sociali, pensate sia per la persona malata sia per chi se ne prende cura.
Il primo passo: diagnosi e certificazioni
Per accedere agli aiuti pubblici è fondamentale una diagnosi specialistica. Questa viene rilasciata generalmente da un neurologo o da un centro per i disturbi cognitivi e le demenze (CDCD), presenti sul territorio nazionale. La documentazione clinica è la base per avviare tutte le successive richieste di riconoscimento e sostegno.
Invalidità civile e indennità di accompagnamento
L’Alzheimer, nelle sue forme medio-gravi, consente di richiedere il riconoscimento dell’invalidità civile. La domanda va presentata all’INPS, dopo certificazione medica introduttiva. In molti casi viene riconosciuta un’invalidità al 100%.
Se la persona non è più autonoma nelle attività quotidiane, è possibile ottenere anche l’indennità di accompagnamento: un contributo economico mensile che non dipende dal reddito e serve a sostenere le spese di assistenza.
Legge 104 e diritti per i familiari
Un altro strumento centrale è la Legge 104/1992, che tutela le persone con disabilità grave. Il riconoscimento consente al malato di accedere a servizi e agevolazioni, ma offre soprattutto diritti importanti ai familiari che lavorano: permessi retribuiti, congedi straordinari e priorità nella scelta della sede lavorativa. Un supporto cruciale per conciliare lavoro e cura.
Assistenza domiciliare e servizi territoriali
Attraverso il Servizio Sanitario Nazionale e i Comuni è possibile attivare l’assistenza domiciliare integrata (ADI), che prevede interventi di infermieri, fisioterapisti e operatori socio-sanitari a casa del paziente. In base alla valutazione dei servizi sociali, possono essere previsti anche centri diurni, supporto psicologico e interventi di sollievo per i caregiver.
Agevolazioni fiscali e tutele economiche
Lo Stato prevede detrazioni fiscali per spese mediche e assistenziali, oltre a IVA agevolata per l’acquisto di ausili. In alcune Regioni esistono bonus o contributi specifici per i caregiver familiari, con criteri e importi che variano a livello locale.
Non solo burocrazia: l’importanza dell’informazione
Affrontare l’Alzheimer significa anche orientarsi tra pratiche e uffici. Rivolgersi ai patronati, alle associazioni dedicate alle demenze e ai servizi sociali del proprio Comune può aiutare a non perdersi e a costruire una rete di supporto.
L’aiuto dello Stato esiste, ma va richiesto e seguito passo dopo passo. Conoscere i propri diritti permette di alleggerire almeno in parte il peso di una malattia che cambia la vita di tutta la famiglia.
Salute
Cibo scaduto: si può mangiare davvero o è sempre un rischio?
Sicurezza alimentare, sprechi e buon senso: cosa dicono le regole, quali prodotti non vanno mai consumati dopo la scadenza e quando, invece, è possibile valutare caso per caso.
Aprire la dispensa e trovare un prodotto appena scaduto è un’esperienza comune. La domanda sorge spontanea: si può consumare o va buttato senza esitazioni? La risposta non è sempre la stessa e dipende da un dettaglio fondamentale spesso ignorato: il tipo di data indicata sull’etichetta.
Le due scadenze che non sono uguali
Sulle confezioni alimentari compaiono principalmente due diciture. La prima è “da consumarsi entro”, che indica una vera e propria data di scadenza. Superato quel termine, il prodotto può rappresentare un rischio per la salute e non dovrebbe essere mangiato. È il caso di alimenti altamente deperibili come carne fresca, pesce, latte fresco, formaggi molli e piatti pronti refrigerati.
La seconda dicitura è “da consumarsi preferibilmente entro”, che segnala invece il termine minimo di conservazione. Oltre quella data il cibo può aver perso parte delle sue caratteristiche organolettiche – gusto, profumo, consistenza – ma non è automaticamente pericoloso, se conservato correttamente e se la confezione è integra.
Quali alimenti possono durare di più
Prodotti secchi o a lunga conservazione come pasta, riso, biscotti, legumi secchi, conserve, farina e zucchero possono spesso essere consumati anche settimane o mesi dopo il termine minimo, purché non presentino muffe, odori anomali o infestazioni. Lo stesso vale per molti prodotti in scatola, che restano sicuri finché il contenitore non è gonfio, arrugginito o danneggiato.
Attenzione agli alimenti a rischio
Diverso il discorso per cibi che favoriscono la proliferazione batterica. Uova, latticini freschi, carne cruda, salumi affettati e pesce non dovrebbero mai essere consumati oltre la data di scadenza vera e propria. In questi casi, il rischio di intossicazioni alimentari supera di gran lunga il beneficio di evitare uno spreco.
L’importanza della conservazione
La data in etichetta vale solo se il prodotto è stato conservato correttamente. Un alimento lasciato fuori dal frigorifero, esposto al caldo o aperto da tempo può deteriorarsi ben prima della scadenza indicata. Per questo è fondamentale seguire le istruzioni riportate sulla confezione e, una volta aperto il prodotto, consumarlo entro i tempi suggeriti.
I sensi come alleati (ma non sempre sufficienti)
Osservare, annusare e assaggiare con cautela può aiutare a capire se un alimento è ancora buono, ma non è una garanzia assoluta di sicurezza. Alcuni microrganismi pericolosi, infatti, non alterano né l’odore né l’aspetto del cibo. Per questo il buon senso deve sempre accompagnarsi alle regole di base della sicurezza alimentare.
Meno sprechi, più consapevolezza
Conoscere la differenza tra le varie date di scadenza aiuta non solo a tutelare la salute, ma anche a ridurre lo spreco alimentare, un problema sempre più rilevante. Buttare cibo ancora sicuro significa sprecare risorse, ma consumare alimenti realmente scaduti può avere conseguenze serie.
La regola d’oro
In caso di dubbio, meglio non rischiare. La sicurezza viene prima di tutto. Ma imparare a leggere correttamente le etichette permette di fare scelte più informate, responsabili e sostenibili, senza rinunciare al buon senso.
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