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Benessere

Ringiovanisci in un giorno: scopri il potere del relax!

In un mondo frenetico, una giornata dedicata al rilassamento è essenziale per il benessere fisico e mentale. Questo momento di pausa consente al corpo e alla mente di rigenerarsi, riducendo lo stress e favorendo un equilibrio emozionale.

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    Immagina di poter ringiovanire semplicemente dedicando una giornata al relax. Sebbene non esista una formula magica per fermare il tempo, una giornata di riposo e cura di sé può avere effetti straordinari sul corpo e sulla mente. Studi dimostrano che il relax profondo riduce lo stress, migliora la circolazione e favorisce il benessere generale. Con attività come meditazione, bagno rilassante e una buona dose di sonno, è possibile rigenerarsi, riportando energia e vitalità, proprio come se il tempo si fosse fermato per un po’.
    Puoi adattare gli orari e le attività in base alle tue preferenze personali. Il riposo adeguato è fondamentale per migliorare la qualità del sonno, potenziare la memoria e l’attenzione, oltre a rafforzare il sistema immunitario. Integrare giornate di riposo regolari nel proprio stile di vita può migliorare la qualità delle relazioni, la produttività e la salute generale, creando una base solida per affrontare le sfide quotidiane con rinnovata energia e chiarezza.

    Al mattino presta più attenzione ai passaggi
    Senza fretta alzati dal letto, magari con un allarme musicale rilassante o una luce graduale. Fai qualche esercizio di stretching dolce nel letto per attivare dolcemente il corpo. Inizia la giornata con un bicchiere d’acqua per idratarti. Fai una colazione leggera con alimenti nutrienti come frutta, yogurt, cereali integrali, e una tisana rilassante (camomilla o lavanda), procedi con 15-30 minuti di meditazione guidata o respirazione profonda. Bagno caldo con oli essenziali come lavanda o camomilla. Puoi anche aggiungere sali da bagno per un effetto rilassante.

    Al pomeriggio cerca di riposare qualche minuto
    Breve passeggiata in un parco o giardino per godere della natura. Leggi un libro o ascolta un audiolibro che ti piace. Mangia Insalata fresca, zuppa leggera o piatti a base di verdure. Evita cibi pesanti o troppo elaborati. Concediti un breve pisolino di 20-30 minuti. Usa una mascherina per occhi e crea un ambiente silenzioso.

    Alla sera rilassati più possibile
    Fai attività come colorare, fare un puzzle, o ascoltare musica rilassante. Sessione di yoga dolce o stretching per rilassare i muscoli. Fai pasti leggeri con pesce, verdure al vapore, o un piatto caldo semplice. Una tisana come camomilla, valeriana, o melissa. Fai un altro bagno rilassante se lo desideri. Spegni dispositivi elettronici almeno un’ora prima di andare a letto. Leggi un libro tranquillo per svuotare la mente.

    Inoltre….
    Assicurati che la tua camera sia fresca, buia e silenziosa. Usa coperte morbide e cuscini confortevoli. Prova tecniche di rilassamento come la respirazione profonda, visualizzazioni calmanti, o ascolta suoni della natura.

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      Benessere

      Vitamina D senza lattosio: cosa mangiare quando l’organismo è in carenza

      Dai pesci grassi ai funghi trattati con luce UV, fino ai prodotti fortificati senza lattosio: le alternative esistono, ma non sostituiscono il ruolo chiave dell’esposizione solare e del parere medico.

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      Vitamina D senza lattosio

        La vitamina D non è soltanto un nutriente: è un vero regolatore dell’organismo. Contribuisce alla salute delle ossa favorendo l’assorbimento del calcio, sostiene il sistema immunitario e partecipa alla funzione muscolare. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, una quota significativa della popolazione presenta livelli inferiori a quelli raccomandati, soprattutto nei mesi invernali e tra gli anziani. Chi è intollerante al lattosio spesso teme di avere ancora meno fonti alimentari a disposizione, ma la realtà è meno limitante di quanto sembri.

        Il mare come principale risorsa

        I pesci ricchi di grassi restano la fonte alimentare più abbondante di vitamina D3, la forma maggiormente utilizzabile dal corpo umano. Salmone, sgombro, aringa e sardine ne contengono quantità significative: una porzione di salmone cotto può fornire tra i 10 e i 20 microgrammi, avvicinandosi al fabbisogno giornaliero per gli adulti (circa 15 microgrammi secondo i LARN italiani). Anche l’olio di fegato di merluzzo, se indicato da un professionista sanitario, è una fonte concentrata. Per chi non consuma pesce con regolarità, le alternative animali sono più modeste ma utili: il tuorlo d’uovo e il fegato apportano piccole quantità che possono sommarsi nella dieta settimanale.

        Funghi e luce: una combinazione efficace

        Spesso sottovalutati, i funghi rappresentano una delle poche fonti vegetali di vitamina D, soprattutto se esposti alla luce UV. L’irradiazione permette di aumentare il contenuto di vitamina D2, una forma meno potente rispetto alla D3 ma comunque utile. Alcune catene di distribuzione commercializzano funghi già trattati, indicandolo in etichetta. Consumati regolarmente, possono integrare la dieta di chi segue un’alimentazione senza lattosio o a base vegetale.

        Bevande vegetali e alimenti fortificati senza lattosio

        Il fatto di non tollerare il lattosio non impedisce di assumere vitamina D attraverso prodotti arricchiti. In commercio esistono latte delattosato e yogurt senza lattosio fortificati, così come bevande vegetali a base di soia, avena o mandorla arricchite con vitamina D e calcio. La fortificazione è regolata e consente di colmare una parte del fabbisogno, soprattutto per chi consuma questi prodotti quotidianamente. È importante, però, leggere le etichette: non tutte le alternative vegetali lo sono.

        Il ruolo del sole e quando chiedere aiuto

        Per quanto l’alimentazione sia utile, la principale fonte di vitamina D resta la sintesi cutanea: l’esposizione moderata al sole permette all’organismo di produrla in autonomia. Durante inverno, scarsa esposizione o in presenza di fattori di rischio (pelle molto scura, età avanzata, obesità, uso di creme schermanti costante), il medico può valutare un’integrazione. Gli esperti ricordano che assumere supplementi senza controllo può essere rischioso: la vitamina D è liposolubile e l’eccesso può dare effetti indesiderati.

        Chi è intollerante al lattosio non deve rinunciare alla prevenzione: pesce azzurro, uova, funghi trattati e alimenti fortificati offrono una base solida. La chiave resta l’equilibrio tra dieta, luce e monitoraggio clinico. Perché la vitamina D non è una moda alimentare, ma un tassello essenziale della salute di tutti.

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          Benessere

          Stanchezza, fiato corto, concentrazione a zero: ecco i campanelli d’allarme della carenza di ferro

          La carenza di ferro colpisce una persona su quattro nel mondo. Ecco come riconoscerla, chi è più a rischio e quali strategie adottare per prevenirla.

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          carenza di ferro

            Ti senti esausto anche dopo otto ore di sonno? Ti manca il fiato salendo le scale o fai fatica a concentrarti sul lavoro? Potrebbe trattarsi di una carenza di ferro, uno dei disturbi nutrizionali più diffusi al mondo. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre due miliardi di persone ne soffrono: significa che circa un individuo su quattro presenta livelli di ferro inferiori alla norma.

            Il ferro è un minerale fondamentale: serve a produrre emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nel sangue. Quando il corpo non ne riceve abbastanza, i tessuti non vengono adeguatamente ossigenati e compaiono sintomi che, se trascurati, possono evolvere in anemia sideropenica, una condizione che riduce energia e capacità fisica, influendo sulla qualità della vita.

            I segnali precoci: quando il corpo avverte

            La carenza di ferro non si manifesta all’improvviso. In un primo momento, l’organismo utilizza le riserve di ferritina, la proteina che immagazzina il minerale. Quando anche queste si esauriscono, i segnali iniziano a farsi sentire. I più comuni includono:

            • stanchezza persistente, anche dopo il riposo;
            • debolezza muscolare;
            • mal di testa o capogiri frequenti;
            • battito cardiaco accelerato;
            • difficoltà di concentrazione o sensazione di “mente annebbiata”.

            Molti di questi sintomi vengono confusi con stress o mancanza di sonno, ma se si prolungano nel tempo è bene parlarne con il medico.

            Quando l’anemia peggiora

            Se la carenza non viene corretta, l’anemia si aggrava e i sintomi diventano più evidenti:

            • unghie fragili o che si spezzano facilmente;
            • pelle molto pallida;
            • affanno anche a riposo;
            • lingua gonfia o dolente;
            • perdita di capelli;
            • movimenti involontari delle gambe durante la notte (sindrome delle gambe senza riposo).

            In alcuni casi compare anche la pica, il desiderio di mangiare sostanze non commestibili come ghiaccio o terra: un segnale che indica un deficit marcato di minerali.

            Le cause più frequenti

            Oltre a un’alimentazione povera di ferro, una delle principali cause è la perdita di sangue, visibile o nascosta. Nelle donne, le mestruazioni abbondanti rappresentano una delle prime fonti di carenza; negli uomini e negli anziani, può trattarsi di micro-sanguinamenti gastrointestinali legati a ulcere, gastriti o uso prolungato di antinfiammatori.

            Anche gravidanza, allattamento, crescita evecchiaia sono fasi della vita in cui il fabbisogno di ferro aumenta. A rischio maggiore anche i vegetariani e vegani, che devono integrare con attenzione le fonti vegetali di ferro e vitamina C per facilitarne l’assorbimento.

            Diagnosi e trattamento

            Per accertare una carenza, il medico può prescrivere esami del sangue come emocromo, ferritina, sideremia e transferrina. I valori di ferritina sono i più indicativi: livelli bassi segnalano che le riserve di ferro si stanno esaurendo.

            Nelle forme lievi, la dieta può essere sufficiente a ristabilire l’equilibrio. È consigliato consumare carne rossa magra, legumi, pesce azzurro, verdure a foglia verde, frutta secca e cereali fortificati. Chi segue una dieta vegetale può abbinare gli alimenti ricchi di ferro con fonti di vitamina C, come agrumi o kiwi, che ne migliorano l’assimilazione.

            Nei casi più gravi o persistenti, il medico può prescrivere integratori di ferro per via orale o, se necessario, una somministrazione endovenosa.

            Ascoltare i segnali del corpo

            La carenza di ferro non va sottovalutata: non è solo un problema di energia, ma una condizione che può compromettere il benessere generale. Riconoscere i sintomi e intervenire in tempo permette di recuperare rapidamente forze e concentrazione.

            Il messaggio degli esperti è chiaro: ascoltare il proprio corpo è la prima forma di prevenzione. Se la stanchezza diventa la norma e non l’eccezione, è il momento di parlarne con il medico.

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              Mente “modellabile”: come allenare il cervello per fermare il loop dei pensieri negativi

              Molte persone si sentono prigioniere della propria mente, rivivendo scenari passati o anticipando ansie future. La neurologa Vanessa Benjumea spiega perché non è questione di forza di volontà, ma di neuroplasticità.

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              Mente "modellabile"

                Per anni, la dottoressa Vanessa Benjumea, neurologa e formatrice in mindfulness, ha ascoltato pazienti e lettori descriverle la stessa, opprimente sensazione: sentirsi prigionieri della propria mente. Persone incapaci di interrompere un flusso ininterrotto di pensieri negativi, che rivivono conversazioni passate o anticipano scenari che non si verificheranno mai. La domanda ricorrente è: “Perché continuo a rimuginare sulle stesse cose se so che non mi fanno bene?”.

                Dalla sua duplice prospettiva, medica e compassionevole, Benjumea insiste su un punto fondamentale: non si tratta di mancanza di forza di volontà, ma di qualcosa di molto più profondo, legato al funzionamento intrinseco del cervello umano. La mente, letteralmente, è modellabile. E deve essere allenata come un muscolo.

                La neuroplasticità: la base del cambiamento

                Il concetto chiave è la neuroplasticità, la capacità del cervello di creare e riorganizzare costantemente nuove connessioni neuronali lungo tutto l’arco della vita. La nostra mente non è un’entità fissa e immutabile; può cambiare, reimparare e riorganizzarsi.

                “La neuroplasticità è la base su cui si fondano tutte le strategie che ci aiutano a ‘hackerare’ la nostra mente e modificare i modelli di pensiero”, spiega Benjumea.

                Questa capacità ha un doppio volto. Esiste una neuroplasticità negativa, che spiega perché più ruminiano un pensiero, più rafforziamo le reti neuronali del malessere e dell’abitudine alla lamentela. Ma, per fortuna, esiste anche una neuroplasticità positiva, che ci permette di creare nuovi neuroni e connessioni nei circuiti della regolazione emotiva, dell’attenzione consapevole e del flusso di pensiero sano.

                Allenare il cervello come un muscolo

                Benjumea paragona efficacemente questo processo all’allenamento muscolare in palestra. Più si ripete un movimento, più il muscolo si rinforza. Lo stesso accade con i pensieri e i comportamenti mentali. Ogni volta che ci si lamenta, si giudica o si ripete un pensiero intrusivo, si rafforzano le connessioni neuronali che lo sostengono.

                “Il cervello apprende per ripetizione”, afferma la neurologa. “Ogni volta che scegliamo di focalizzare la mente sul presente, respirare prima di reagire o fermare un pensiero intrusivo, rafforziamo le vie neuronali della calma e della chiarezza e indeboliamo le ‘autostrade’ neuronali che hanno fatto tanto male alla nostra mente”.

                Una cassetta degli attrezzi per la mente calma

                A partire da questa solida base scientifica, la dottoressa ha sviluppato “Mente calma” (titolo originale in spagnolo: ‘Una mente en calma’), un libro che funge da “kit di pronto soccorso” per quando i loop mentali diventano insopportabili. La proposta combina il rigore della neurologia con strumenti pratici di mindfulness, attenzione piena e autocompassione.

                L’obiettivo, chiarisce, non è eliminare i pensieri negativi – un’impresa impossibile – bensì cambiare la relazione che si intrattiene con essi. Imparare a “pensare meglio” non significa pensare di meno, ma farlo in modo più consapevole. L’obiettivo è che la mente lavori a nostro favore, non contro di noi.

                Quella pausa, quel momento di consapevolezza che ci permette di non reagire impulsivamente, non si crea dall’oggi al domani. Richiede pratica costante: fermarsi prima di rispondere a un messaggio d’impulso, respirare quando l’ansia sale, o semplicemente riconoscere di essere intrappolati in una catena di pensieri negativi. È un allenamento quotidiano per la salute mentale.

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