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Beauty

“Boyfriend blush” è il nuovo beauty trend da provare!

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    Il trend del “Boyfriend Blush” è un’interessante evoluzione nel mondo del trucco che mira a ottenere un look più naturale e genuino. Questo stile di blush, o fard, si ispira a un aspetto fresco e rosato. L’idea è quella di replicare il rossore sulle guance che potresti vedere su un uomo biondo che ha trascorso la mattinata correndo per un campo da calcio. È una sorta di rossore completo delle guance, al contrario del pigmento perfettamente posizionato. Pensa al principe Harry nei suoi sfacciati giorni all’università.

    Il trucco del “Boyfriend Blush” prevede l’utilizzo di tonalità di blush che si avvicinano al colore naturale delle guance quando si è felici o emozionati. Questo può variare da una tonalità rosa delicata a una più pesca o corallo, a seconda del tono della pelle e delle preferenze personali.
    La chiave per creare il look sta nell’ombra che scegli e nel posizionamento. Vuoi che appaia come se avessi un colore naturale che aumenta sulle tue guance dopo aver fatto un allenamento e quindi dovrai scegliere una tonalità che si avvicini a quel tono naturale. Puoi provare a pizzicare leggermente le guance per vedere il colore che sembra più realistico.
    Quando si tratta di posizionare il pigmento, mantieni il pigmento al centro delle guance, più in alto sugli zigomi.

    I truccatori suggeriscono di creare una forma triangolare che inizi al centro del viso, esca lungo la parte inferiore dello zigomo e poi scenda a forma di V. Quindi usa un pennello per lucidare per far rimbalzare il rossore sulla pelle per una finitura uniforme e voluminosa.
    Più risulta naturale, meglio è, quindi puoi anche provare ad aggiungere un po’ di colore al ponte del naso: divertiti e scopri cosa funziona per la forma del tuo viso. Finché il risultato finale sembra che tu sia appena tornato da una corsa veloce, ce l’hai fatta.
    Il “Boyfriend Blush” è diventato popolare perché offre un modo per migliorare l’aspetto naturale del viso senza sembrare troppo elaborato o eccessivamente truccato. È un trend che celebra la bellezza autentica e spontanea, promuovendo un approccio più rilassato e fresco al trucco.

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      Benessere

      Quella voglia improvvisa di dolce: da dove nasce e quando diventa un segnale da non ignorare

      Desiderare zuccheri ogni tanto è normale, ma quando il bisogno diventa frequente o incontrollabile potrebbe essere la spia di uno squilibrio metabolico, emotivo o ormonale.

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      voglia improvvisa di dolce

        Perché arriva quella voglia improvvisa di dolce

        A chi non è mai capitato di cercare un biscotto nel cassetto dell’ufficio o una fetta di torta dopo cena? La voglia di dolce è un fenomeno molto più complesso di quanto sembri e coinvolge cervello, metabolismo e stato emotivo.
        Gli esperti parlano di craving, un desiderio impulsivo e difficile da controllare, spesso legato alle risposte del nostro cervello alle oscillazioni della glicemia o alle emozioni.

        Lo zucchero, infatti, provoca un rapido aumento di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. È lo stesso meccanismo che rende gratificanti molte esperienze: mangiare dolci, anche solo per pochi secondi, genera una sensazione di conforto e appagamento.

        Ma questa “ricompensa” può trasformarsi in un circolo vizioso.

        Le cause più comuni: tra biologia e abitudini

        La voglia di dolce può avere origini molto diverse. Ecco le principali, scientificamente riconosciute.

        Cal cali di glicemia

        Una delle cause più frequenti. Quando il livello di zuccheri nel sangue diminuisce — dopo molte ore senza mangiare o pasti troppo poveri di carboidrati — il corpo segnala al cervello la necessità di energia immediata. I dolci, essendo rapidamente assimilabili, diventano il “richiamo” più forte.

        Stress e ansia

        Secondo diversi studi, lo stress cronico aumenta la produzione di cortisolo, che a sua volta stimola il desiderio di cibi ricchi di zuccheri e grassi. Lo zucchero agisce come “calmante” temporaneo, abbassando la tensione emotiva.

        Poco sonno

        Dormire poco altera i livelli degli ormoni leptina (che induce sazietà) e grelina (che stimola l’appetito). Il risultato? Più fame e soprattutto più voglia di zuccheri.

        Carenza di nutrienti

        Una dieta povera di proteine, fibre o carboidrati complessi può favorire oscillazioni della glicemia che scatenano la voglia di dolce.

        Ciclo mestruale e squilibri ormonali

        Molte donne sperimentano una maggiore attrazione per i dolci nella fase premestruale. Le variazioni di estrogeni e progesterone influenzano la serotonina, regolatrice dell’umore.

        Abitudini radicate

        Il dolce dopo i pasti, lo snack zuccherato durante la pausa, il cioccolatino serale: a volte, la voglia nasce semplicemente da routine consolidate.

        Quando la voglia di dolce diventa un campanello d’allarme

        Avere desiderio di zuccheri è normale. Ma se la sensazione è continuativa, incontrollabile o accompagnata da altri segnali, potrebbe indicare un problema da non sottovalutare.

        Gli esperti invitano a prestare attenzione in questi casi:

        • voglia costante di dolci anche dopo pasti completi
        • stanchezza persistente, soprattutto nel pomeriggio
        • forti oscillazioni di energia
        • fame poco dopo aver mangiato
        • aumento di peso non spiegato

        In particolare, la craving frequente può essere collegata a:

        Insulino-resistenza

        Quando le cellule rispondono meno all’insulina, la glicemia tende ad oscillare e il corpo richiede zuccheri per compensare. È una condizione molto diffusa che può precedere il diabete di tipo 2.

        Ipoglicemia reattiva

        Si verifica quando, dopo aver mangiato cibi molto zuccherati, la glicemia scende rapidamente provocando fame e bisogno di dolci.

        Disturbi dell’alimentazione emotiva

        Mangiare per gestire emozioni difficili — stress, noia, ansia — può sfociare in un rapporto problematico con il cibo.

        Come controllare le voglie senza demonizzare il dolce

        Non serve eliminare completamente gli zuccheri, ma imparare a gestirli.

        Ecco alcune strategie raccomandate da nutrizionisti e ricercatori:

        1. Fare pasti bilanciati: proteine + fibre + grassi buoni rallentano l’assorbimento degli zuccheri.
        2. Evitare lunghi digiuni: mangiare ogni 3–4 ore previene i cali della glicemia.
        3. Dormire almeno 7 ore: migliora la regolazione appetito-sazietà.
        4. Gestire lo stress con attività come camminate, sport, meditazione.
        5. Scegliere dolci di qualità, consumati con consapevolezza e non come risposta automatica a un’emozione.
        6. Aumentare l’introito di carboidrati complessi, come cereali integrali e legumi.

        Il messaggio finale: ascoltare, non reprimere

        La voglia di dolce non è solo un “capriccio” del palato. È un linguaggio del corpo e della mente.
        Capire da dove nasce aiuta a prendersi cura di sé in modo più completo, evitando che una semplice tentazione diventi un segnale ignorato troppo a lungo.

        Con piccoli cambiamenti e un po’ di consapevolezza, è possibile ritrovare equilibrio… senza rinunciare del tutto al piacere di un buon dessert.

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          Salute

          Endometriosi: come si manifesta e perché è fondamentale non ignorare i segnali del corpo

          Dolore pelvico, mestruazioni molto abbondanti, affaticamento e problemi digestivi sono soltanto alcuni dei campanelli di allarme. Diagnosi precoce e monitoraggio clinico possono fare la differenza in una patologia che richiede attenzione, ascolto e percorsi personalizzati.

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          Endometriosi

            L’endometriosi è una patologia ginecologica cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio — la mucosa che riveste l’interno dell’utero — in zone dove non dovrebbe trovarsi, come ovaie, tube, peritoneo o, più raramente, intestino e vescica. Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riguarda circa il 10% delle donne in età fertile. Nonostante questa alta diffusione, rimane una delle malattie più difficili da identificare tempestivamente: i sintomi sono vari, non sempre specifici e facilmente confondibili con dolori mestruali “normali”.

            Il problema principale, spiegano gli specialisti, è proprio la normalizzazione del dolore femminile. Molte donne crescono pensando che soffrire durante il ciclo sia inevitabile, e questo ritarda la ricerca di aiuto. In realtà, un dolore pelvico intenso e ricorrente non è mai da ignorare, soprattutto se interferisce con attività quotidiane, lavoro o studio.

            Come si manifesta: sintomi da non sottovalutare

            Dolori mestruali molto forti (dismenorrea)

            Il sintomo più caratteristico è un dolore che va oltre il “fastidio mestruale” tipico: si tratta di crampi intensi che possono estendersi alla schiena e agli arti inferiori, spesso resistenti ai comuni analgesici.

            Dolore pelvico cronico

            Non riguarda solo i giorni del ciclo. Può presentarsi anche ovulando, durante l’attività fisica o senza un motivo apparente, diventando continuo o periodico.

            Dolore durante i rapporti (dispareunia)

            La presenza di tessuto endometriosico in profondità può rendere il sesso doloroso, un aspetto che molte donne evitano di raccontare per imbarazzo o pudore.

            Problemi intestinali o urinari

            Gonfiore, stitichezza, diarrea, dolore alla minzione o alla defecazione possono comparire soprattutto in prossimità del ciclo, quando l’infiammazione aumenta.

            Affaticamento e senso di spossatezza

            Non è solo fisico: l’endometriosi può incidere sulla qualità del sonno e sulla concentrazione.

            Difficoltà a concepire

            In alcuni casi la malattia si accompagna a problemi di fertilità, sebbene molte donne con endometriosi riescano comunque a rimanere incinte con o senza trattamenti specifici.

            Perché è fondamentale non trascurare i sintomi

            Il ritardo diagnostico è ancora molto diffuso: la media europea è tra i sette e i nove anni dall’esordio dei primi segnali. Ignorare il dolore o considerarlo “normale” significa permettere alla malattia di progredire, aumentando l’infiammazione e il rischio di complicazioni come aderenze, cisti ovariche (endometriomi) o compromissione della fertilità.

            Un’identificazione precoce consente invece di intraprendere percorsi terapeutici adeguati, che possono includere:

            • gestione del dolore con farmaci mirati;
            • terapie ormonali per ridurre l’infiammazione;
            • fisioterapia del pavimento pelvico;
            • supporto psicologico, quando necessario;
            • interventi chirurgici nei casi più complessi.

            Non esiste una cura definitiva, ma è possibile controllare la sintomatologia e migliorare significativamente il benessere quotidiano.

            Ascoltare il corpo è il primo passo

            Capire quando un sintomo non è più “normale” è un atto di consapevolezza. Parlare con il proprio medico, descrivere con precisione il tipo di dolore e tenere traccia del ciclo mestruale può facilitare il processo diagnostico. L’endometriosi non è una malattia invisibile, ma una patologia che ha bisogno di essere riconosciuta e gestita con competenza e tempestività.

            Investire nella propria salute, informarsi e chiedere aiuto non è debolezza: è un gesto di forza e un modo per riprendersi il controllo della propria vita.

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              Beauty

              Il lato oscuro dei filler: quello che nessuno ti dice sulle iniezioni al viso

              Un nuovo studio presentato all’annuale congresso della Radiological Society of North America (RSNA) rivela che le iniezioni di filler, pur diffuse e ritenute sicure, possono causare danni gravi e irreversibili se l’acido ialuronico invade un vaso sanguigno.

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              iniezioni al viso

                Un trattamento estetico diffuso come tanti — filler al viso per eliminare rughe, donare volume o ringiovanire il profilo — può nascondere un’insidia meno nota: quando il materiale iniettato entra in un’arteria o finisce troppo vicino a un vaso, può occludere il flusso sanguigno. In questi casi il risultato non è un piccolo livido, ma una complicazione grave: ischemie, necrosi cutanee, perdita della vista, e in casi estremi perfino conseguenze neurologiche irreversibili.

                Lo dimostra un nuovo studio — che sarà presentato al meeting 2025 della RSNA — condotto su cento pazienti che avevano manifestato problemi dopo un trattamento con filler. Grazie all’uso dell’ecografia vascolare, i ricercatori hanno scoperto che in circa il 42% dei casi risultava assente il flusso nelle “perforator vessels”, vasi che collegano arterie superficiali e profonde; in un terzo dei pazienti, l’interruzione interessava vasi di calibro maggiore, segnale di un’ostruzione davvero significativa.

                Le zone più critiche? Quelle intorno al naso, alla glabella e alle pieghe naso-labiali: in queste aree le arterie facciali si intrecciano in modo complesso, spesso con collegamenti che raggiungono i vasi oculari. Un’iniezione imprecisa può produrre, nel giro di secondi, effetti devastanti: perdita della vista o ischemia cerebrale.

                Perché i filler non sono innocui

                Il problema non è il filler in sé — di norma si tratta di acido ialuronico, materiale biocompatibile e, se ben gestito, sicuro. Il vero rischio nasce dall’errore umano o tecnico: basta spostarsi di pochi millimetri in fase di iniezione per andare a infilare il gel dentro un vaso, oppure troppo vicino a uno. Il risultato può essere immediato o manifestarsi dopo ore: pelle che diventa bianca, assenza di circolazione, dolore, perdita di sensibilità o colore alterato della cute.

                Quando la circolazione viene interrotta, con un intervento tempestivo — in genere l’iniezione dell’enzima Ialuronidasi per sciogliere l’acido ialuronico — è possibile recuperare la situazione. Ma per farlo occorre sapere esattamente dove si trova l’occlusione. Senza guida, si procede “alla cieca”: un approccio che espone al rischio di errori e a dover usare dosi massicce di enzima.

                La svolta: l’ecografia come “casco” di sicurezza

                Secondo lo studio della RSNA, l’uso dell’ecografia vascolare per mappare i vasi del volto prima e durante l’iniezione rappresenta un cambio di paradigma. Permette di:

                • visualizzare la posizione esatta delle arterie superficiali e profonde, evitando di iniettare “alla cieca”;
                • individuare rapidamente, in caso di complicanza, il tratto ostruito e guidare l’iniezione di ialuronidasi in modo preciso e mirato, con maggior efficacia e minori dosi;
                • ridurre l’uso di filler superflui: con una guida ecografica è sufficiente meno prodotto, perché si inietta con maggiore precisione.

                Un approccio che molti ritengono già imprescindibile: la mancata visualizzazione dei vasi durante l’iniezione è oggi considerata uno dei principali fattori di rischio associati ai filler.

                Serve formazione e rigore professionale

                Dietro a un filler “perfetto” non basta una mano ferma: è necessaria una conoscenza accurata dell’anatomia facciale, del comportamento del filler, e delle possibili complicanze. Come sottolineato da chirurghi plastiche e dermatologi, il ricorso a prodotti “a buon mercato” o a professionisti poco esperti aumenta drasticamente il rischio di effetti collaterali, anche gravi.

                In Italia — così come nel resto d’Europa — non esiste ancora una regolamentazione univoca che imponga l’uso dell’ecografia come standard obbligatorio: ma la crescente evidenza scientifica spinge le associazioni professionali a promuoverne l’adozione.

                Conclusione: estetica sì, ma con consapevolezza

                Il filler al viso resta una delle procedure estetiche più diffuse al mondo — e milioni di persone scelgono l’acido ialuronico ogni anno per ritoccare labbra, zigomi, rughe o contorni.

                Ma la sua presunta innocuità non è assoluta: come dimostra il nuovo studio, ogni iniezione porta con sé un margine di rischio, che può tradursi in conseguenze estetiche, visive o neurologiche di gravità seria.

                Se hai intenzione di sottopor­ti a un filler, valuta con attenzione: chiedi sempre chi farà il trattamento, se utilizzerà ecografia, se conosce bene l’anatomia e se ha un piano per intervenire tempestivamente in caso di complicanze. Non si tratta solo di bellezza — ma di sicurezza.

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