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Beauty

“Boyfriend blush” è il nuovo beauty trend da provare!

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    Il trend del “Boyfriend Blush” è un’interessante evoluzione nel mondo del trucco che mira a ottenere un look più naturale e genuino. Questo stile di blush, o fard, si ispira a un aspetto fresco e rosato. L’idea è quella di replicare il rossore sulle guance che potresti vedere su un uomo biondo che ha trascorso la mattinata correndo per un campo da calcio. È una sorta di rossore completo delle guance, al contrario del pigmento perfettamente posizionato. Pensa al principe Harry nei suoi sfacciati giorni all’università.

    Il trucco del “Boyfriend Blush” prevede l’utilizzo di tonalità di blush che si avvicinano al colore naturale delle guance quando si è felici o emozionati. Questo può variare da una tonalità rosa delicata a una più pesca o corallo, a seconda del tono della pelle e delle preferenze personali.
    La chiave per creare il look sta nell’ombra che scegli e nel posizionamento. Vuoi che appaia come se avessi un colore naturale che aumenta sulle tue guance dopo aver fatto un allenamento e quindi dovrai scegliere una tonalità che si avvicini a quel tono naturale. Puoi provare a pizzicare leggermente le guance per vedere il colore che sembra più realistico.
    Quando si tratta di posizionare il pigmento, mantieni il pigmento al centro delle guance, più in alto sugli zigomi.

    I truccatori suggeriscono di creare una forma triangolare che inizi al centro del viso, esca lungo la parte inferiore dello zigomo e poi scenda a forma di V. Quindi usa un pennello per lucidare per far rimbalzare il rossore sulla pelle per una finitura uniforme e voluminosa.
    Più risulta naturale, meglio è, quindi puoi anche provare ad aggiungere un po’ di colore al ponte del naso: divertiti e scopri cosa funziona per la forma del tuo viso. Finché il risultato finale sembra che tu sia appena tornato da una corsa veloce, ce l’hai fatta.
    Il “Boyfriend Blush” è diventato popolare perché offre un modo per migliorare l’aspetto naturale del viso senza sembrare troppo elaborato o eccessivamente truccato. È un trend che celebra la bellezza autentica e spontanea, promuovendo un approccio più rilassato e fresco al trucco.

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      Benessere

      Probiotici, prebiotici e postbiotici: i tre pilastri del benessere intestinale

      Negli ultimi anni la scienza ha acceso i riflettori sul microbiota, l’universo di microrganismi che abita l’intestino e influenza la salute di tutto il corpo. Capire come mantenerlo in equilibrio è la chiave per star bene, dentro e fuori.

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      Probiotici, prebiotici e postbiotici

        L’intestino, il “secondo cervello” del corpo umano

        Negli ultimi decenni la ricerca ha rivoluzionato la nostra comprensione dell’intestino, oggi riconosciuto come uno degli organi chiave per la salute generale. Al suo interno vive il microbiota intestinale, un complesso ecosistema di batteri, funghi e lieviti che, quando in equilibrio, favorisce digestione, immunità e benessere mentale. Quando invece si altera — a causa di stress, antibiotici o cattiva alimentazione — possono comparire gonfiore, infiammazioni e cali di energia.
        Per prendersene cura, la scienza individua tre grandi alleati: probiotici, prebiotici e postbiotici.

        I probiotici: batteri vivi amici della salute

        «I probiotici sono microrganismi vivi — batteri o lieviti — che, ingeriti in quantità adeguate, raggiungono l’intestino e contribuiscono a ripristinare l’equilibrio del microbiota», spiega la biologa nutrizionista Ilenia Grieco, fondatrice del metodo Private Nutrition.
        Si trovano naturalmente in alimenti fermentati come yogurt, kefir, crauti non pastorizzati, tempeh, miso e kombucha, ma anche sotto forma di integratori. Possono essere utili dopo una cura antibiotica, in periodi di forte stress o quando si manifestano disturbi gastrointestinali.
        Ogni ceppo probiotico ha però funzioni specifiche: alcuni migliorano la digestione, altri rinforzano le difese immunitarie o riducono l’infiammazione intestinale. Per questo, sottolinea l’esperta, è sempre bene scegliere il prodotto su indicazione di un professionista.

        I prebiotici: il nutrimento dei batteri buoni

        Se i probiotici sono i batteri “buoni”, i prebiotici rappresentano il loro nutrimento. Si tratta di fibre non digeribili che favoriscono la crescita dei microrganismi benefici e inibiscono quelli potenzialmente dannosi.
        Sono naturalmente presenti in cereali integrali, legumi, aglio, cipolla, porro, carciofi, asparagi e topinambur. Integrare questi alimenti nella dieta quotidiana aiuta a mantenere il microbiota attivo e vario.
        In alcuni casi — come stress prolungato, dieta povera di fibre o uso di farmaci — può essere utile ricorrere a integratori prebiotici, sempre su consiglio medico.

        I postbiotici: i “messaggeri” del benessere

        Meno noti ma sempre più studiati, i postbiotici non sono microrganismi vivi, bensì le sostanze prodotte dalla loro attività. Comprendono metaboliti, peptidi, acidi grassi a catena corta e altri composti bioattivi derivanti dalla fermentazione delle fibre.
        «Questi prodotti del metabolismo batterico hanno un ruolo fondamentale nel rafforzare la barriera intestinale, nel modulare il sistema immunitario e nel controllare l’infiammazione», spiega Grieco.
        Li troviamo in alcuni alimenti fermentati, ma anche in integratori specifici che stanno guadagnando spazio nella medicina preventiva.

        Un lavoro di squadra per tutto l’organismo

        Probiotici, prebiotici e postbiotici agiscono in sinergia, creando un circuito virtuoso.

        • I prebiotici nutrono i batteri buoni.
        • I probiotici colonizzano l’intestino e mantengono l’equilibrio microbico.
        • I postbiotici ne veicolano gli effetti benefici a tutto l’organismo.

        Un microbiota sano non solo migliora la digestione, ma sostiene le difese immunitarie, favorisce l’assorbimento dei nutrienti e influenza positivamente l’umore e la qualità del sonno, grazie alla produzione di neurotrasmettitori come la serotonina.

        Microbiota, pelle e benessere mentale: tutto parte dalla pancia

        La salute dell’intestino si riflette anche su pelle e benessere psicofisico. Un microbiota in equilibrio aiuta a ridurre le infiammazioni cutanee e a contrastare disturbi come acne e dermatiti.
        Inoltre, diversi studi mostrano che il microbiota partecipa alla produzione di molecole legate al buonumore e al desiderio, come la serotonina e la dopamina.
        «Un intestino sano — conclude Grieco — favorisce non solo una digestione regolare, ma anche un miglior equilibrio ormonale, più energia e persino una maggiore vitalità sessuale. Curare la flora intestinale significa davvero prendersi cura di tutto il corpo».

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          Beauty

          Il lato oscuro dei filler: quello che nessuno ti dice sulle iniezioni al viso

          Un nuovo studio presentato all’annuale congresso della Radiological Society of North America (RSNA) rivela che le iniezioni di filler, pur diffuse e ritenute sicure, possono causare danni gravi e irreversibili se l’acido ialuronico invade un vaso sanguigno.

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          iniezioni al viso

            Un trattamento estetico diffuso come tanti — filler al viso per eliminare rughe, donare volume o ringiovanire il profilo — può nascondere un’insidia meno nota: quando il materiale iniettato entra in un’arteria o finisce troppo vicino a un vaso, può occludere il flusso sanguigno. In questi casi il risultato non è un piccolo livido, ma una complicazione grave: ischemie, necrosi cutanee, perdita della vista, e in casi estremi perfino conseguenze neurologiche irreversibili.

            Lo dimostra un nuovo studio — che sarà presentato al meeting 2025 della RSNA — condotto su cento pazienti che avevano manifestato problemi dopo un trattamento con filler. Grazie all’uso dell’ecografia vascolare, i ricercatori hanno scoperto che in circa il 42% dei casi risultava assente il flusso nelle “perforator vessels”, vasi che collegano arterie superficiali e profonde; in un terzo dei pazienti, l’interruzione interessava vasi di calibro maggiore, segnale di un’ostruzione davvero significativa.

            Le zone più critiche? Quelle intorno al naso, alla glabella e alle pieghe naso-labiali: in queste aree le arterie facciali si intrecciano in modo complesso, spesso con collegamenti che raggiungono i vasi oculari. Un’iniezione imprecisa può produrre, nel giro di secondi, effetti devastanti: perdita della vista o ischemia cerebrale.

            Perché i filler non sono innocui

            Il problema non è il filler in sé — di norma si tratta di acido ialuronico, materiale biocompatibile e, se ben gestito, sicuro. Il vero rischio nasce dall’errore umano o tecnico: basta spostarsi di pochi millimetri in fase di iniezione per andare a infilare il gel dentro un vaso, oppure troppo vicino a uno. Il risultato può essere immediato o manifestarsi dopo ore: pelle che diventa bianca, assenza di circolazione, dolore, perdita di sensibilità o colore alterato della cute.

            Quando la circolazione viene interrotta, con un intervento tempestivo — in genere l’iniezione dell’enzima Ialuronidasi per sciogliere l’acido ialuronico — è possibile recuperare la situazione. Ma per farlo occorre sapere esattamente dove si trova l’occlusione. Senza guida, si procede “alla cieca”: un approccio che espone al rischio di errori e a dover usare dosi massicce di enzima.

            La svolta: l’ecografia come “casco” di sicurezza

            Secondo lo studio della RSNA, l’uso dell’ecografia vascolare per mappare i vasi del volto prima e durante l’iniezione rappresenta un cambio di paradigma. Permette di:

            • visualizzare la posizione esatta delle arterie superficiali e profonde, evitando di iniettare “alla cieca”;
            • individuare rapidamente, in caso di complicanza, il tratto ostruito e guidare l’iniezione di ialuronidasi in modo preciso e mirato, con maggior efficacia e minori dosi;
            • ridurre l’uso di filler superflui: con una guida ecografica è sufficiente meno prodotto, perché si inietta con maggiore precisione.

            Un approccio che molti ritengono già imprescindibile: la mancata visualizzazione dei vasi durante l’iniezione è oggi considerata uno dei principali fattori di rischio associati ai filler.

            Serve formazione e rigore professionale

            Dietro a un filler “perfetto” non basta una mano ferma: è necessaria una conoscenza accurata dell’anatomia facciale, del comportamento del filler, e delle possibili complicanze. Come sottolineato da chirurghi plastiche e dermatologi, il ricorso a prodotti “a buon mercato” o a professionisti poco esperti aumenta drasticamente il rischio di effetti collaterali, anche gravi.

            In Italia — così come nel resto d’Europa — non esiste ancora una regolamentazione univoca che imponga l’uso dell’ecografia come standard obbligatorio: ma la crescente evidenza scientifica spinge le associazioni professionali a promuoverne l’adozione.

            Conclusione: estetica sì, ma con consapevolezza

            Il filler al viso resta una delle procedure estetiche più diffuse al mondo — e milioni di persone scelgono l’acido ialuronico ogni anno per ritoccare labbra, zigomi, rughe o contorni.

            Ma la sua presunta innocuità non è assoluta: come dimostra il nuovo studio, ogni iniezione porta con sé un margine di rischio, che può tradursi in conseguenze estetiche, visive o neurologiche di gravità seria.

            Se hai intenzione di sottopor­ti a un filler, valuta con attenzione: chiedi sempre chi farà il trattamento, se utilizzerà ecografia, se conosce bene l’anatomia e se ha un piano per intervenire tempestivamente in caso di complicanze. Non si tratta solo di bellezza — ma di sicurezza.

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              Benessere

              Cortisolo, l’ormone dello stress: come funziona davvero e perché non è solo un nemico della linea

              Non demonizzare, ma capire: il cortisolo è indispensabile per la sopravvivenza, il problema nasce quando resta alto troppo a lungo. Sonno, alimentazione equilibrata e tecniche di rilassamento sono le chiavi per tenerlo sotto controllo.

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              Cortisolo

                Quando si parla di cortisolo, spesso la narrazione si limita a definirlo “l’ormone dello stress” e a collegarlo all’aumento di peso. In realtà, la sua funzione nel corpo umano è ben più complessa: senza di lui, non potremmo affrontare una giornata di lavoro, uno sforzo fisico o anche solo un imprevisto quotidiano.

                Prodotto dalle ghiandole surrenali, il cortisolo appartiene alla famiglia degli ormoni steroidei ed è coinvolto in numerosi processi vitali. Aiuta a regolare il metabolismo, favorendo la trasformazione di proteine, grassi e carboidrati in energia. Interviene nella risposta immediata allo stress aumentando i livelli di glucosio nel sangue, così da fornire carburante rapido ai muscoli e al cervello. Ha inoltre un ruolo antinfiammatorio naturale, modulando le difese immunitarie e limitando reazioni eccessive.

                Il problema nasce quando lo stress non è episodico, ma diventa una condizione cronica. In questo scenario, i livelli di cortisolo restano elevati troppo a lungo, provocando conseguenze poco salutari. Tra queste, l’aumento dell’appetito e il desiderio di cibi ricchi di zuccheri e grassi. Non è un caso: il cortisolo stimola la grelina, nota come “ormone della fame”, e allo stesso tempo favorisce l’accumulo di grasso viscerale, quello che si deposita nell’addome e che è più pericoloso dal punto di vista cardiovascolare e metabolico.

                La percezione inconscia di “minaccia” porta inoltre il corpo a risparmiare energia, immagazzinando calorie in eccesso. È per questo che, a lungo andare, livelli alti di cortisolo si associano a un maggior rischio di obesità, diabete e sindrome metabolica.

                Non tutto, però, è perduto. La ricerca scientifica ha dimostrato che il cortisolo può essere modulato anche attraverso abitudini quotidiane. Dormire 7-8 ore per notte è uno dei metodi più efficaci per riportare equilibrio ormonale, così come seguire una dieta bilanciata ricca di fibre, proteine magre e grassi “buoni”. Evitare picchi glicemici riduce i continui stimoli al rilascio di cortisolo.

                Anche l’attività fisica è un’arma potente: camminate veloci, corsa leggera o yoga praticati con costanza aiutano a scaricare la tensione e abbassare i livelli dell’ormone. Attenzione, però, a non esagerare: un allenamento troppo intenso o prolungato può avere l’effetto contrario, facendo salire ulteriormente il cortisolo.

                Infine, le tecniche di rilassamento – dalla meditazione alla respirazione profonda – sono sempre più riconosciute come strumenti utili. Non a caso, diverse linee guida mediche consigliano pratiche di “mindfulness” come complemento a uno stile di vita sano.

                In sintesi, il cortisolo non è un avversario da combattere, ma un alleato che va compreso. È l’eccesso prolungato, tipico della vita moderna fatta di ritmi frenetici, a trasformarlo in un potenziale problema. La vera sfida non è eliminarlo, ma imparare a convivere con lui, gestendo stress e abitudini quotidiane con equilibrio.

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