Beauty
“Boyfriend blush” è il nuovo beauty trend da provare!
Il trend del “Boyfriend Blush” è un’interessante evoluzione nel mondo del trucco che mira a ottenere un look più naturale e genuino. Questo stile di blush, o fard, si ispira a un aspetto fresco e rosato. L’idea è quella di replicare il rossore sulle guance che potresti vedere su un uomo biondo che ha trascorso la mattinata correndo per un campo da calcio. È una sorta di rossore completo delle guance, al contrario del pigmento perfettamente posizionato. Pensa al principe Harry nei suoi sfacciati giorni all’università.

Il trucco del “Boyfriend Blush” prevede l’utilizzo di tonalità di blush che si avvicinano al colore naturale delle guance quando si è felici o emozionati. Questo può variare da una tonalità rosa delicata a una più pesca o corallo, a seconda del tono della pelle e delle preferenze personali.
La chiave per creare il look sta nell’ombra che scegli e nel posizionamento. Vuoi che appaia come se avessi un colore naturale che aumenta sulle tue guance dopo aver fatto un allenamento e quindi dovrai scegliere una tonalità che si avvicini a quel tono naturale. Puoi provare a pizzicare leggermente le guance per vedere il colore che sembra più realistico.
Quando si tratta di posizionare il pigmento, mantieni il pigmento al centro delle guance, più in alto sugli zigomi.



I truccatori suggeriscono di creare una forma triangolare che inizi al centro del viso, esca lungo la parte inferiore dello zigomo e poi scenda a forma di V. Quindi usa un pennello per lucidare per far rimbalzare il rossore sulla pelle per una finitura uniforme e voluminosa.
Più risulta naturale, meglio è, quindi puoi anche provare ad aggiungere un po’ di colore al ponte del naso: divertiti e scopri cosa funziona per la forma del tuo viso. Finché il risultato finale sembra che tu sia appena tornato da una corsa veloce, ce l’hai fatta.
Il “Boyfriend Blush” è diventato popolare perché offre un modo per migliorare l’aspetto naturale del viso senza sembrare troppo elaborato o eccessivamente truccato. È un trend che celebra la bellezza autentica e spontanea, promuovendo un approccio più rilassato e fresco al trucco.
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Benessere
Pesce e mercurio: come proteggere la salute senza rinunciare ai benefici
Ricco di proteine e omega-3, il pesce resta un alimento fondamentale per una dieta equilibrata. Ma la presenza di mercurio in alcune varietà obbliga a fare scelte consapevoli: ecco quali pesci preferire e come ridurre i rischi.
Il pesce è considerato uno degli alimenti più preziosi per la salute: fonte di proteine di alta qualità, vitamine e soprattutto acidi grassi omega-3, fondamentali per il benessere del cuore e del cervello. Tuttavia, negli ultimi anni si è acceso un campanello d’allarme: la presenza di mercurio in alcune specie ittiche.
Un recente documento del Consiglio Nazionale per la Sicurezza Alimentare (CNSA), in linea con gli avvertimenti già lanciati dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), invita i consumatori a un approccio più prudente, soprattutto nel caso di donne in gravidanza, bambini e anziani.
Il tema non è nuovo: nel 2022 l’Unione Europea ha aggiornato i limiti massimi consentiti di mercurio nel pesce con il Regolamento (UE) 2022/617, segno della crescente attenzione verso i rischi collegati a questo metallo pesante.
I pesci più a rischio
La presenza di mercurio non è uguale in tutte le specie. I livelli più alti si registrano nei grandi predatori marini, come pesce spada, tonno (soprattutto pinna gialla e rossa), squalo e marlin. Questi animali si trovano in cima alla catena alimentare e accumulano mercurio nutrendosi di altri pesci più piccoli, in un processo chiamato bioaccumulazione. Inoltre, la loro lunga aspettativa di vita favorisce un accumulo maggiore.
Diversa la situazione per pesci di piccola e media taglia, come sardine, alici, sgombri, trote, orate e spigole, che tendono a contenere quantità molto più basse di mercurio.
Le categorie più vulnerabili
Secondo le autorità sanitarie, le persone più a rischio sono:
- Donne incinte e in allattamento, perché il mercurio può attraversare la placenta e influenzare lo sviluppo neurologico del feto.
- Bambini, il cui sistema nervoso è ancora in formazione.
- Anziani, che possono risentire dell’accumulo a lungo termine di metalli pesanti.
Per questi gruppi, le raccomandazioni sono più stringenti: meglio ridurre o evitare i pesci ad alto contenuto di mercurio.
Controlli e casi recenti
In Italia la sicurezza alimentare è garantita da un sistema di controlli rigorosi, come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Tuttavia, episodi di superamento dei limiti non mancano: negli ultimi anni alcuni lotti di pesce spada sono stati ritirati dal mercato per valori oltre la norma.
Un’indagine condotta da Altroconsumo ha inoltre confermato che specie di grossa taglia vendute sul mercato nazionale possono talvolta presentare concentrazioni superiori ai limiti fissati dalla legge.
Come consumare pesce in sicurezza
Nonostante le preoccupazioni, gli esperti sono concordi: il pesce non deve essere eliminato dalla dieta. È sufficiente adottare alcune semplici accortezze:
- Variare le scelte, privilegiando pesci piccoli e medi.
- Limitare il consumo dei grandi predatori, evitando di mangiarli con frequenza.
- Informarsi sulla provenienza e scegliere prodotti da filiere controllate.
- Considerare l’acquacoltura sostenibile, che può ridurre i rischi di contaminazione.
In conclusione, il pesce rimane un alleato della salute, ma come spesso accade la chiave è l’equilibrio. Con scelte consapevoli e informate è possibile continuare a godere dei suoi benefici, riducendo al minimo i rischi legati al mercurio.
Salute
Il “Tesoro dei Maya” che ha conquistato il futuro: perché tutti mangiano semi di chia
Non sono solo una moda passeggera: questi minuscoli semi neri nascondono una densità nutrizionale superiore a gran parte dei cibi moderni, offrendo una ricarica di Omega-3 e fibre senza precedenti.
C’è stato un tempo in cui un pugno di minuscoli semi neri valeva quanto l’oro. Per le civiltà Maya e Azteca, la Salvia hispanica – meglio conosciuta come chia – non era solo cibo, ma una moneta di scambio e un carburante sacro. La leggenda narra che i “messaggeri” aztechi potessero correre per un’intera giornata nutrendosi solo di un cucchiaio di questi semi. Oggi, a distanza di secoli, la scienza conferma che quegli antichi guerrieri non avevano torto: i semi di chia sono una vera centrale elettrica nutrizionale.
Una composizione da record
A guardarli sembrano insignificanti, ma la loro carta d’identità biologica racconta un’altra storia. I semi di chia sono una delle fonti vegetali più ricche di acido alfa-linolenico (ALA), un acido grasso essenziale della famiglia degli Omega-3. Questi grassi “buoni” sono i guardiani del nostro cuore: aiutano a regolare i livelli di colesterolo e contrastano le infiammazioni sistemiche.
Ma non finisce qui. Ecco perché dovresti considerarli piccoli scrigni di salute:
- Fibre da primato: Circa il 40% del loro peso è composto da fibre. Una porzione da 28 grammi ne contiene ben 11, coprendo quasi la metà del fabbisogno giornaliero.
- Proteine complete: A differenza di molti altri vegetali, contengono tutti gli aminoacidi essenziali, rendendoli un alleato prezioso per chi segue diete vegane o vegetariane.
- Minerali essenziali: Sono una miniera di calcio (più del latte, a parità di peso), manganese, magnesio e fosforo, fondamentali per la salute delle ossa.
L’effetto “magico”: il potere idrofilo
L’aspetto più curioso e distintivo della chia è la sua capacità di assorbire acqua fino a 10-12 volte il proprio peso. Quando immersi in un liquido, i semi sviluppano una membrana mucillaginosa che crea un gel denso.
Questo fenomeno non è solo un esperimento visivo affascinante, ma ha benefici concreti. Nello stomaco, questo gel rallenta l’assorbimento dei carboidrati e dei grassi, aiutando a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue (indice glicemico) e prolungando il senso di sazietà. È il segreto perfetto per chi cerca di gestire il peso senza soffrire la fame.
Come introdurli nella dieta (senza annoiarsi)
Il bello dei semi di chia è il loro sapore neutro, quasi di nocciola delicata, che li rende camaleontici in cucina. Non serve cuocerli: possono essere spolverati crudi su insalate, yogurt o zuppe.
Tuttavia, il modo più popolare per consumarli è il Chia Pudding: basta mescolare due cucchiai di semi in un bicchiere di latte (vaccino o vegetale) e lasciar riposare in frigo per una notte. Il mattino dopo avrete un budino denso e nutriente. Un altro trucco curioso? Il “uovo di chia”. Mescolando un cucchiaio di semi tritati con tre cucchiai di acqua si ottiene un sostituto legante perfetto per dolci vegani, eliminando totalmente le uova dalla ricetta.
Un piccolo avvertimento
Nonostante siano un “superfood”, la moderazione è d’obbligo. Data l’altissima concentrazione di fibre, un consumo eccessivo e improvviso potrebbe causare gonfiori addominali se non accompagnato da un’adeguata idratazione. Il consiglio degli esperti? Iniziare con un cucchiaino al giorno e lasciare che il corpo si abitui a questa straordinaria eredità del passato.
Benessere
Cambio di stagione ed emicrania: perché aumentano gli attacchi e come ridurli
Il passaggio dall’estate all’autunno e poi dall’inverno alla primavera non mette alla prova solo l’umore, ma anche la salute neurologica. Gli sbalzi di temperatura e di pressione atmosferica sono tra i fattori che più spesso innescano le crisi di emicrania.
Stanchezza, mal di testa improvvisi e cali di concentrazione. Sono molti a sperimentare un peggioramento dei sintomi emicranici durante i cambi di stagione. Secondo la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC), le variazioni meteorologiche – soprattutto la pressione barometrica e l’umidità – possono influenzare i meccanismi vascolari e neurologici che scatenano il dolore. Non è un caso se proprio in questi periodi dell’anno aumentano gli accessi ai centri specializzati in cefalee.
Perché il meteo influisce sul cervello
La relazione tra clima ed emicrania è stata oggetto di diverse ricerche. Uno studio pubblicato su Neurology ha evidenziato come i rapidi cali di pressione atmosferica possano alterare l’equilibrio dei neurotrasmettitori, facilitando l’insorgenza dell’attacco. Anche la variazione della durata della luce diurna, che regola la produzione di melatonina, può disturbare i ritmi circadiani e rendere più vulnerabili ai mal di testa.
Chi rischia di più
A soffrire maggiormente sono le persone già predisposte: chi ha familiarità per emicrania, chi soffre di cefalea cronica o chi è particolarmente sensibile agli stimoli esterni. Le donne, a causa delle oscillazioni ormonali, hanno statisticamente un rischio triplo rispetto agli uomini. Inoltre, chi svolge lavori irregolari, con turni notturni o poco sonno, tende ad avere attacchi più frequenti.
Prevenire con piccoli gesti quotidiani
Gli esperti consigliano di non sottovalutare i primi campanelli d’allarme e di adottare alcune strategie preventive:
- Regolarità del sonno: andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora riduce lo stress biologico.
- Alimentazione equilibrata: evitare digiuni prolungati, abuso di caffeina e alcol, eccesso di cibi ricchi di conservanti e glutammato.
- Idratazione costante: la disidratazione è uno dei più comuni fattori scatenanti.
- Attività fisica moderata: sport come camminata veloce, yoga o nuoto aiutano a stabilizzare i livelli di serotonina.
- Gestione dello stress: tecniche di rilassamento, meditazione e respirazione possono attenuare l’intensità degli attacchi.
Quando serve il medico
Se il mal di testa diventa frequente o invalidante, è fondamentale rivolgersi a un centro cefalee. Le terapie oggi disponibili spaziano dai farmaci specifici per l’attacco acuto (triptani) a trattamenti preventivi più moderni, come gli anticorpi monoclonali anti-CGRP, che hanno ridotto significativamente gli accessi in pronto soccorso per emicrania grave.
Un approccio personalizzato
Gli specialisti sottolineano che non esiste una cura valida per tutti: l’approccio deve essere costruito su misura, combinando farmaci, igiene di vita e, in alcuni casi, fisioterapia o supporto psicologico. La prevenzione resta l’arma principale per affrontare con serenità i mesi di transizione climatica.
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