Italia
Autovelox fuorilegge? Il caos delle multe e la battaglia dei ricorsi
Per una volta, invece di rassegnarsi a pagare la multa, vale la pena prendere il verbale, cercare il decreto e valutare il ricorso. Che la guerra agli autovelox abbia inizio!
La notizia ha fatto tremare milioni di automobilisti: tutti gli autovelox in Italia potrebbero essere fuorilegge. Un sogno per chi ha ricevuto una multa per eccesso di velocità, un incubo per i Comuni che vedono improvvisamente vacillare le loro casse. Ma come siamo arrivati a questa situazione? E soprattutto, le multe sono davvero annullabili oppure bisogna rassegnarsi a pagare?
Multe annullabili? Forse sì, forse no. Dipende!
Per chi ha appena ricevuto un verbale con importi da capogiro e punti della patente che svaniscono, la domanda cruciale è: si può fare ricorso? Ebbene sì, ma non sempre. La regola d’oro è controllare se l’autovelox utilizzato è omologato. La Cassazione ha stabilito che i dispositivi per la misurazione della velocità devono essere debitamente omologati, non solo approvati. E qui arriva il caos. Molti apparecchi in Italia sono stati semplicemente approvati, e non omologati secondo il regolamento vigente dal 1992.
Che fare? Bisogna spulciare il verbale ricevuto e controllare il decreto di riferimento. Se nel documento non compare la parola “omologazione“, allora la multa potrebbe essere annullabile tramite ricorso al prefetto (entro 60 giorni) o al giudice di pace (entro 30 giorni). Una rapida ricerca su Google può aiutare a capire se l’apparecchio che ha emesso la multa è stato effettivamente omologato oppure no. Se non lo è, il ricorso potrebbe avere buone probabilità di successo.
Il pasticcio normativo. Per gli autovelox 33 anni di confusione
Ma come si è arrivati a questo punto? Bisogna tornare indietro di 33 anni, al 1992, quando fu emanato un decreto che non chiariva bene le regole per l’omologazione dei rilevatori di velocità. Da allora, ogni amministrazione ha fatto un po’ come gli pareva, approvando dispositivi senza un vero standard uniforme. La svolta è arrivata il 29 febbraio 2024, con una sentenza della Cassazione che ha stravolto tutto. Il caso che ha fatto esplodere la polemica riguarda Treviso, dove un avvocato, Andrea Nalesso, ha difeso sé stesso dimostrando che l’apparecchio che lo aveva multato non era stato omologato correttamente. La Corte ha dato ragione a Nalesso, ribadendo che l’omologazione è indispensabile per la validità delle multe. Da quel momento, gli automobilisti hanno iniziato a fare ricorso in massa, mentre i Comuni si sono disperati, lamentando che la legge non indica chiaramente come procedere all’omologazione.
Governo nel panico
Di fronte a questo caos, il governo ha provato a correre ai ripari. A gennaio, è stata proposta una circolare per equiparare l’approvazione all’omologazione, sperando di chiudere la questione con un escamotage. Ma il tentativo è fallito miseramente: la Cassazione ha già stabilito che le due procedure non sono la stessa cosa, e la circolare non ha il potere di cambiare la normativa. Ora, l’unica via d’uscita sembra essere un decreto che metta finalmente ordine nella questione. Ma al momento, la bozza di decreto è stata ritirata, e il vuoto normativo continua a creare panico e incertezza.
Cosa succede adesso?
Al momento, chi ha ricevuto una multa ha buone speranze di annullarla, ma ogni caso va analizzato con attenzione. Se il dispositivo non è omologato, il ricorso potrebbe funzionare. Intanto, i Comuni cercano disperatamente soluzioni, mentre il governo studia un nuovo decreto per sanare la situazione. Fino ad allora, la battaglia tra automobilisti e autovelox resta aperta, e la sensazione è che, questa volta, gli automobilisti abbiano la meglio.
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Italia
Poliziotto licenziato per Temptation Island, il Tar sospende tutto e chiama in causa Mediaset
Il capo della Polizia Vittorio Pisani firma il provvedimento dopo la ricomparsa dell’agente a Temptation Island. Ma la difesa ribatte: immagini girate prima della diffida. Ora i giudici vogliono una versione giurata anche da Mediaset.
Altro che falò di confronto: questa volta a bruciare rischia di essere una carriera. Il capo della Polizia Vittorio Pisani ha licenziato un agente – assistente capo coordinatore – colpevole di aver partecipato, senza autorizzazione, all’edizione estiva 2024 di Temptation Island, insieme alla fidanzata. Una presenza giudicata incompatibile con il ruolo e culminata in un provvedimento durissimo: la decadenza dall’impiego.
Ma la storia, come spesso accade, non finisce con i titoli di coda del reality. Il poliziotto ha impugnato il licenziamento davanti al Tar del Lazio, che a gennaio ha sospeso in via cautelare il provvedimento, ordinando la riammissione in servizio fino alla decisione di merito, fissata per il prossimo 24 marzo.
Scoperto per caso, davanti alla tv
Il dettaglio più surreale emerge dagli atti: la partecipazione dell’agente al programma sarebbe stata scoperta casualmente dai suoi superiori, semplicemente accendendo la televisione. Anche loro, a quanto pare, seguivano il reality di Canale 5. Da lì, il 28 agosto 2024, arriva una diffida formale: all’agente viene intimato “di astenersi da qualsiasi ulteriore partecipazione al programma”.
Un ordine secco, che sembrava chiudere la vicenda. Ma poche settimane dopo, il poliziotto ricompare nell’edizione autunnale di Temptation Island. Ed è a quel punto che parte la procedura disciplinare più pesante, culminata con il licenziamento, approvato dopo il parere del Consiglio di amministrazione per il personale della Polizia di Stato.
Il nodo delle immagini “vecchie”
Ed è qui che la storia si biforca. Secondo la difesa dell’agente, dopo la diffida non ci sarebbe stata alcuna nuova partecipazione. La puntata autunnale contestata sarebbe andata in onda con immagini registrate durante l’estate, dunque prima della diffida. In sostanza: nessuna violazione dell’ordine ricevuto, solo un montaggio televisivo tardivo.
Versione contestata dai superiori, che invece sostengono la presenza effettiva dell’agente anche nella nuova edizione del programma. Due letture opposte, una sola verità da accertare.
Il Tar chiama in causa Mediaset
I giudici amministrativi, davanti a una ricostruzione così divergente, hanno deciso di andare a fondo. Hanno chiesto alla Polizia di Stato una relazione dettagliata su tutti i fatti e, soprattutto, hanno imposto all’agente di produrre una dichiarazione giurata del responsabile del programma Mediaset, chiamato a chiarire quando siano state effettivamente registrate le immagini andate in onda nella stagione autunnale.
Un passaggio delicato, che trascina indirettamente Mediaset dentro una vicenda disciplinare e amministrativa di primo livello, dove il confine tra spettacolo e funzione pubblica diventa improvvisamente terreno giuridico.
Reality e divisa: una linea sempre più sottile
Il caso solleva una questione più ampia: fino a che punto un appartenente alle forze dell’ordine può esporsi in un reality televisivo? E quando un prodotto di intrattenimento diventa incompatibile con il decoro e i doveri dell’uniforme?
Per ora, il “falò” è rimandato. L’agente è tornato in servizio, ma solo in via provvisoria. Il verdetto vero arriverà il 24 marzo. E questa volta non basterà un montaggio televisivo a cambiare il finale.
Italia
Sempre meno fedi e più convivenze: l’Italia riscrive il matrimonio
Cresce l’età degli sposi, calano i matrimoni religiosi e diminuiscono anche separazioni e divorzi: la famiglia italiana assume forme sempre più diverse.
In Italia ci si sposa sempre meno e sempre più tardi. Il quadro che emerge dai dati Istat relativi al 2024 racconta una trasformazione profonda dei comportamenti familiari e delle scelte di vita delle coppie. Nell’arco dell’anno sono stati celebrati 173.272 matrimoni, con una riduzione del 5,9% rispetto al 2023, confermando una tendenza ormai strutturale che va avanti da decenni.
A segnare il cambiamento è soprattutto il crollo delle nozze religiose, diminuite dell’11,4% in un solo anno. Oggi sei matrimoni su dieci vengono celebrati con rito civile, un’inversione di proporzioni che testimonia la progressiva secolarizzazione della società italiana e un diverso modo di intendere il legame di coppia. Anche le seconde nozze registrano una flessione, così come i matrimoni misti, mentre cresce il peso delle unioni che coinvolgono cittadini stranieri o nuovi cittadini italiani: nel 2024 sono state 29.309, pari al 16,9% del totale.
I primi matrimoni restano comunque la maggioranza, con 130.488 celebrazioni, ma anch’essi risultano in calo (-6,7%). A salire, invece, è l’età media degli sposi: gli uomini si sposano a 34,8 anni, le donne a 32,8, confermando il rinvio delle scelte familiari legato a fattori economici, lavorativi e culturali. In lieve diminuzione anche le unioni civili tra persone dello stesso sesso, che nel 2024 sono state 2.936, con una prevalenza di coppie maschili (54,8%).
Parallelamente, diminuiscono separazioni e divorzi. Le separazioni sono state 75.014, in calo del 9%, mentre i divorzi si attestano a 77.364 (-3,1%). Un dato che non indica necessariamente una maggiore stabilità delle coppie, ma che riflette anche il fatto che sempre meno persone scelgono il matrimonio come cornice giuridica della propria relazione.
«L’Italia è cambiata profondamente e con essa il concetto stesso di famiglia», spiega Gian Ettore Gassani, avvocato matrimonialista e fondatore dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani. «Nel 1970 i matrimoni sfioravano quota 450mila, oggi poco più di 170mila. Questo non significa che non si formino nuove famiglie, ma che cresce il numero delle coppie che convivono senza sposarsi».
Secondo Gassani, il calo delle nozze ha anche effetti economici rilevanti. L’intero comparto legato al matrimonio – dai ricevimenti agli abiti, dai viaggi di nozze ai servizi fotografici – risente di una domanda in diminuzione. A questo si aggiunge un atteggiamento più prudente sul piano patrimoniale: il 74% delle coppie sceglie la separazione dei beni, segno di una fiducia più cauta nella durata del vincolo coniugale.
Il cambiamento si riflette anche nella genitorialità: oggi un figlio su quattro nasce fuori dal matrimonio e solo una minoranza delle coppie divorziate, circa il 13%, decide di risposarsi. «Il matrimonio non è più l’unica, né la principale forma di famiglia», conclude Gassani. «Da questo punto di vista, l’Italia si sta avvicinando sempre di più alle dinamiche già diffuse nel resto d’Europa».
Un’evoluzione che ridisegna il tessuto sociale del Paese e che impone nuove riflessioni, non solo culturali ma anche giuridiche ed economiche, su cosa significhi oggi scegliere di “mettere su famiglia”.
Italia
Fotovoltaico, maxi progetto italiano in Tunisia: accordo a Sfax per una centrale solare fino a 50 megawatt
Un’operazione industriale a lungo termine che punta su stabilità finanziaria e crescita sostenibile. La centrale partirà con 10 MW per arrivare progressivamente ad almeno 50 MW, grazie a un accordo di vendita dell’energia con la compagnia elettrica tunisina STEG. Il progetto rafforza la presenza italiana nel Nord Africa e si inserisce nella transizione energetica del Paese.
Un nuovo tassello della strategia italiana sulle rinnovabili prende forma nel Nord Africa. A Sfax, in Tunisia, EPH SpA, RONA Limited Company SRL e la Société Internationale pour les Systèmes Intelligents et l’Énergie hanno siglato un addendum all’accordo di investimento sottoscritto lo scorso dicembre, definendo i contorni di un progetto fotovoltaico di ampia scala destinato a diventare uno dei più rilevanti della regione.
Un progetto a crescita progressiva
L’intesa prevede la realizzazione di una centrale solare nel governatorato di Sfax, su un’area di quasi 500 mila metri quadrati già individuata nel catasto pubblico tunisino. Il progetto partirà con una capacità iniziale di 10 megawatt, per poi crescere progressivamente fino a raggiungere una potenza installata non inferiore a 50 megawatt. Una crescita modulare, pensata per accompagnare lo sviluppo del mercato e garantire sostenibilità economica nel tempo.
Cuore dell’operazione è la costituzione di una società veicolo partecipata congiuntamente dai partner: EPH e RONA deterranno ciascuna il 40 per cento, mentre il restante 20 per cento farà capo al partner locale tunisino, che conferirà il terreno come apporto alla capitalizzazione della nuova società.
La garanzia del PPA a lungo termine
Elemento chiave della struttura finanziaria è il Power Purchase Agreement con la STEG, la compagnia elettrica nazionale tunisina. Il contratto, della durata minima di 25 anni e rinnovabile, garantirà un prezzo dell’energia stabile e indicizzato all’inflazione locale, offrendo una copertura di lungo periodo sulla redditività dell’investimento.
Italia e Tunisia, asse energetico nel Mediterraneo
Per EPH e RONA l’operazione rappresenta un passaggio strategico nella crescita internazionale, con un focus preciso sul Nord Africa, area ad altissimo potenziale solare e sempre più centrale nelle politiche energetiche del Mediterraneo. Il progetto avrà anche un impatto diretto sul territorio, in termini di occupazione, sviluppo infrastrutturale e trasferimento tecnologico.
Ora la partita entra nella fase operativa: due diligence tecnica, autorizzazioni e definizione finale della struttura finanziaria. L’obiettivo condiviso è avviare i lavori di costruzione nella prima metà del 2027, trasformando l’accordo firmato a Sfax in un’infrastruttura energetica concreta e duratura.
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