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Curiosità

Il “Cursus Publicus”, il sistema postale dell’Impero Romano

L’Impero Romano aveva un sistema di posta, noto come cursus publicus. Istituito dall’imperatore Augusto, questo servizio postale era uno dei più efficienti del mondo antico e permetteva una comunicazione rapida attraverso l’intero impero, che si estendeva su tre continenti.

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    Dal termine Cursus proviene il nome Corso per le vie più importanti delle città a tutt’oggi. Si trattava del primo sistema di posta pubblica lungo la rete stradale romana. Circa 200.000 km di strada che si irradiava dal “miliario aureo” del Foro Romano fino alla Scozia e all’Etiopia, dalle sponde dell’Atlantico fino all’Arabia e al Golfo Persico. Il percoroso era composto da strade e stazioni di sosta, chiamate mutationes e mansiones, situate a intervalli regolari lungo le principali vie di comunicazione. Le prime erano utilizzate per il cambio dei cavalli, mentre le seconde offrivano alloggio e ristoro ai corrieri e ai funzionari imperiali in viaggio.

    I tabellarii erano gli antichi postini
    Erano i messaggeri o corrieri impiegati nel sistema di posta dell’Impero, incaricati di trasportare lettere, ordini e altri documenti ufficiali. Il termine tabellarius deriva dal latino tabella, che significa “tavoletta” o “lettera”, indicando il loro ruolo primario di portatori di messaggi scritti.

    Alcuni bassorilievi dell’epoca raffiguranti il sistema postale dell’antica Roma

    Per far funzionare il sistema, il governo romano utilizzava una serie di editti e regolamenti per garantire che i viaggiatori ufficiali avessero sempre accesso a cavalli freschi e alle necessarie risorse durante il loro percorso. Questo sistema era riservato principalmente a corrispondenza ufficiale e comunicazioni militari, ma occasionalmente poteva essere utilizzato anche per altri scopi governativi.

    Questo sistema permetteva di mantenere un flusso costante di informazioni e ordini imperiali, contribuendo in modo significativo alla coesione e al controllo dell’immenso territorio romano.

    L’Impero romano poteva rispondere rapidamente alle minacce, amministrare le sue province in modo efficiente e mantenere una stretta connessione con le sue lontane frontiere. Questo servizio postale era riservato principalmente alla corrispondenza ufficiale e alle comunicazioni militari, ma la sua esistenza e funzionamento erano vitali per la gestione dell’impero.

    Credit foto cover – romanoimpero.com

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      Curiosità

      Le origini dei saldi: un viaggio nel tempo del risparmio!

      I saldi sono periodi di vendita promozionale durante i quali i negozi offrono i loro prodotti a prezzi scontati. Questi periodi sono caratterizzati da riduzioni significative sui prezzi originali della merce, con l’obiettivo di stimolare le vendite, svuotare i magazzini e fare spazio per nuovi articoli.

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        I saldi sono comuni in molti settori, tra cui abbigliamento, elettronica e articoli per la casa. Spesso avvengono in periodi specifici dell’anno, come dopo le festività o durante i cambi di stagione.

        La parola “saldi” deriva dal latino “solidus,” che significa “solido” o “intero.” Originariamente, il termine era utilizzato nel commercio per indicare la vendita di merci a prezzi ridotti, ma con il pagamento in contanti, assicurando così una transazione sicura e completa. Con il tempo, il significato si è evoluto per indicare periodi specifici dell’anno durante i quali i negozi offrono sconti significativi sui loro prodotti per stimolare le vendite e liberare spazio nei magazzini per nuove merci.


        La parola “saldi” è principalmente utilizzata nei paesi di lingua italiana, per indicare periodi di vendite promozionali con sconti significativi. Tuttavia, termini simili esistono in altre lingue e paesi per descrivere lo stesso concetto:

        Francia: “Soldes”
        Spagna: “Rebajas”
        Germania: “Schlussverkauf” (o semplicemente “Sale” influenzato dall’inglese)
        Regno Unito e Stati Uniti: “Sales”
        Portogallo: “Saldos”
        Paesi Bassi: “Uitverkoop”
        Svezia: “Rea” (abbreviazione di “realisation”)

        Mentre la parola “saldi” è specifica per l’italiano, la pratica dei saldi è diffusa a livello globale, con ogni lingua che utilizza il proprio termine per descrivere questi periodi di sconto.

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          Curiosità

          La classifica delle regioni italiane in cui si avvistano più UFO secondo le forze armate

          L’Aeronautica militare tiene traccia degli avvistamenti di OVNI e può stabilire dove ce ne siano stati di più, dal 2001 al 2023.

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            Se vi capita di avvistare qualcosa di insolito nel cielo italiano, forse non sapete che è possibile segnalarlo alle forze armate tramite i Carabinieri. L’Aeronautica Militare, una delle branche delle forze armate italiane, ha attivato da anni un sistema per raccogliere segnalazioni di oggetti volanti non identificati (UFO), o come si dicono in inglese, UAP (Unidentified Aerial Phenomena). È sufficiente visitare il sito ufficiale dell’Aeronautica Militare, stampare e compilare un modulo disponibile online, quindi consegnarlo alla stazione dei Carabinieri più vicina.

            Le funzioni dell’Aeronautica Militare in questo campo sono ben radicate sin dal 1978, un anno di picco per gli avvistamenti UFO in Italia che portò l’allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, a incaricare l’Aeronautica di raccogliere e verificare queste segnalazioni. Da allora, i cittadini italiani hanno avuto la possibilità di compilare e consegnare il modulo in caso di avvistamenti di UFO, contribuendo a una raccolta sistematica di dati.

            Secondo quanto dichiarato dal Reparto Generale Sicurezza dello Stato Maggiore Aeronautica, ogni segnalazione di avvistamento di UFO viene sottoposta a un’indagine tecnica dettagliata. Se non è possibile identificare una causa naturale o tecnica, l’episodio viene classificato come avvistamento di Oggetto Volante Non Identificato (OVNI).

            In Italia, le segnalazioni di UFO variano significativamente per regione. Ecco una panoramica delle regioni italiane in cui si sono verificati più avvistamenti, basata sui dati raccolti dal 2001 al 2023:

            • Campania: 16,3% del totale degli avvistamenti
            • Lombardia: 14,5%
            • Toscana: 12,8%
            • Lazio: 10,5%
            • Emilia Romagna: 8,7%
            • Sicilia: 6,4%
            • Veneto: 6%
            • Friuli Venezia Giulia: 4,7%
            • Puglia: 4,7%
            • Piemonte: 4,7%
            • Abruzzo: 2,3%
            • Liguria: 2,3%
            • Calabria: 2,3%
            • Trentino Alto Adige: 1,7%
            • Marche: 1,2%
            • Basilicata: 0,6%
            • Umbria: 0,6%
            • Valle D’Aosta: 0%
            • Molise: 0%
            • Sardegna: 0%

            Secondo i dati dell’Aeronautica Militare, il 2010 ha registrato il maggior numero di segnalazioni, con 27 avvistamenti, seguito da 14 nel 2022 e 11 nel 2021. Nel 2023, invece, sono stati segnalati solamente 3 avvistamenti.

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              Curiosità

              Che cos’è la Plant Blindness? Un fenomeno sottovalutato

              La plant blindness è un fenomeno sottovalutato ma significativo. Riconoscerlo e affrontarlo è essenziale per garantire la conservazione della biodiversità, la salute degli ecosistemi e il benessere delle generazioni future.

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              Plant blindness

                La plant blindness, o “cecità botanica”, è un termine coniato dai botanici James Wandersee ed Elisabeth Schussler nel 1998. Si riferisce all‘incapacità delle persone di vedere o riconoscere le piante nel loro ambiente quotidiano. Questo fenomeno non è legato a problemi di vista, ma piuttosto a una mancanza di consapevolezza e apprezzamento delle piante e del verde che ci circonda. Le persone affette da plant blindness tendono a ignorare le piante, considerando il mondo naturale principalmente attraverso l’interazione con gli animali e altri esseri umani.

                Come si manifesta?

                La plant blindness si manifesta in vari modi, tra cui: la mancanza di riconoscimento. Molte persone non sono in grado di identificare le piante comuni nella loro area, distinguendo a malapena tra diversi tipi di alberi, fiori o erbe. La sottovalutazione del ruolo delle piante. La gente tende a non comprendere l’importanza ecologica delle piante, ignorando il loro ruolo cruciale nella produzione di ossigeno, nel ciclo del carbonio e come habitat per numerose specie animali. La mancanza di educazione. Nei programmi scolastici, la botanica riceve spesso meno attenzione rispetto alla zoologia, portando a una generale mancanza di conoscenza delle piante tra i giovani. I media e le pubblicazioni scientifiche tendono a concentrarsi più sugli animali che sulle piante, alimentando questa tendenza a ignorare il mondo vegetale.

                Quali sono gli effetti negativi della Plant Blindness

                La plant blindness può avere una serie di conseguenze negative, sia per l’ambiente che per la società. L’incapacità di riconoscere e apprezzare le piante può portare a una diminuzione degli sforzi verso la conservazione delle stesse. Senza una consapevolezza diffusa dell’importanza delle piante, le politiche ambientali e le iniziative di conservazione potrebbero trascurare la protezione degli habitat vegetali. Esiste poi un problema legato al declino della salute degli ecosistemi. Le piante sono fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi. Ignorarle può compromettere la salute degli ecosistemi stessi, influenzando negativamente il ciclo dei nutrienti, la qualità dell’aria e dell’acqua e la stabilità del suolo.

                Si perdono le conoscenze tradizionali

                In molte culture, la conoscenza delle piante è profondamente radicata nelle pratiche tradizionali di medicina, cucina e artigianato. La plant blindness può portare alla perdita di queste preziose conoscenze, che rischiano di scomparire con il passare delle generazioni. Inoltre la mancanza di interesse per la botanica può ridurre il numero di studenti e ricercatori che si dedicano a questa disciplina. Questo può rallentare i progressi scientifici in settori come l’agricoltura sostenibile, la biotecnologia vegetale e la conservazione delle specie vegetali.

                Come contrastare la Plant Blindness

                Per contrastare la plant blindness, è necessario un cambiamento culturale ed educativo partendo proprio dalla scuola. Sarebbe utile poter integrare la botanica nei programmi scolastici fin dalle prime fasi dell’istruzione, promuovendo attività pratiche che coinvolgano direttamente gli studenti con le piante. Inoltre, ma questo già avviene, sarebbe utile promuovere documentari, articoli e programmi televisivi che mettano in risalto l’importanza delle piante e la loro bellezza. Oppure organizzare eventi di comunità come passeggiate botaniche, workshop di giardinaggio e mostre di piante per stimolare l’interesse e la consapevolezza delle persone verso il mondo vegetale.

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