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Cinema

Ocean’s 14, George Clooney anticipa la trama: “Siamo troppo vecchi per questo lavoro”

Dopo quasi vent’anni dall’ultimo film della trilogia, la banda di ladri più famosa del cinema si riunisce per una nuova rapina. Clooney ha confermato che il progetto è in sviluppo e che il tema principale sarà la vecchiaia dei protagonisti, in una storia che ricorda “Vivere alla grande”.

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    George Clooney ha confermato che Ocean’s 14 si farà e ha anticipato qualche dettaglio sulla trama, lasciando intendere che il tempo passato sarà il vero ostacolo per Danny Ocean e la sua squadra. L’attore ha rivelato che la sceneggiatura è pronta, che la maggior parte del cast originale ha accettato di tornare e che ora si tratta solo di trovare il momento giusto per girare il film.

    Nel sequel, anche Brad Pitt e Matt Damon riprenderanno i loro ruoli, ma questa volta il tema centrale sarà proprio il fatto che non sono più i giovani e scattanti truffatori di un tempo. (“È come se fossimo tutti troppo vecchi per fare i lavori che eravamo in grado di fare”, ha detto Clooney).

    Negli ultimi anni si è parlato più volte di un possibile Ocean’s 14, ma l’idea sembrava tramontata con la scomparsa di Bernie Mac nel 2008, storico interprete di Frank Catton. Ora, però, il progetto è tornato in auge con una sceneggiatura che strizza l’occhio a Vivere alla grande, film del 1979 in cui tre anziani rapinano una banca. Clooney aveva già accennato al paragone lo scorso dicembre, confermando che il film prenderà in giro l’invecchiamento della banda e la difficoltà di portare a termine un colpo con qualche anno in più sulle spalle.

    L’ultimo film della saga, Ocean’s Thirteen, è uscito nel 2007. Ora, quasi vent’anni dopo, Clooney e Pitt hanno superato i 60 anni, mentre Damon ha passato la soglia dei 50. Nei primi tre capitoli, il problema più grande era realizzare una rapina perfetta, questa volta la sfida sarà riuscire a farlo nonostante il tempo passato.

    Il franchise di Ocean’s, iniziato nel 2001 con il reboot del classico Colpo grosso del 1960, ha incassato oltre un miliardo di dollari al botteghino, diventando uno dei più amati del genere heist movie. Dopo il successo della trilogia originale, nel 2018 è stato realizzato lo spin-off Ocean’s 8, con un cast tutto al femminile guidato da Sandra Bullock, Cate Blanchett e Anne Hathaway, ma senza il ritorno dei personaggi storici.

    Il nuovo film potrebbe essere l’ultima occasione per vedere la banda originale in azione, in una versione più ironica e consapevole, dove l’età non è solo un ostacolo ma diventa parte della storia. Se la sceneggiatura è già pronta e gli attori disponibili, resta solo da capire quando partiranno ufficialmente le riprese.

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      Cinema

      L’inedita confessione di Jean Reno: dal ricordo del set con Benigni al debutto nella scrittura con lo spy-thriller Evasione

      Ospite del programma Radio2 Social Club, il celebre attore francese Jean Reno si è raccontato ai microfoni di Luca Barbarossa ed Ema Stokholma. Tra aneddoti personali e retroscena sulla sua carriera cinematografica, l’interprete ha rivelato di aver imparato l’italiano grazie a Roberto Benigni durante le riprese del film La tigre e la neve.

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      L'inedita confessione di Jean Reno: dal ricordo del set con Benigni al debutto nella scrittura con lo spy-thriller Evasione

        Un legame profondo con l’Italia e un’incessante voglia di esplorare nuovi linguaggi artistici. L’attore francese Jean Reno, indimenticabile protagonista di cult cinematografici internazionali, ha ripercorso la propria carriera e svelato le ultime tappe del suo percorso creativo durante un’intervista rilasciata al programma Radio2 Social Club.

        Nel corso del collegamento con i conduttori Luca Barbarossa ed Ema Stokholma, l’artista ha riservato un affettuoso tributo al collega Roberto Benigni, con cui ha condiviso il set del film La tigre e la neve: «L’italiano me lo ha insegnato Roberto Benigni».

        La nascita del romanzo Evasione e il ritratto della protagonista

        La scrittura ha rappresentato per l’interprete un’occupazione fondamentale durante le restrizioni sanitarie vissute nel meridione francese. «Non mi vedo come scrittore. Ho scritto questo libro durante il Covid. Quando sono rimasto qui, nel sud della Francia, in un piccolo villaggio, ho avuto voglia di scrivere perché non volevo rimanere tutta la giornata a non fare niente. Ma in fondo sono più un raccontatore di storie», ha spiegato l’attore parlando dell’opera intitolata Evasione.

        Al centro della trama figura un personaggio femminile d’invenzione: «È una donna che, per amore, diventerà una spia per la Francia. È un personaggio totalmente inventato, che è entrato nella mia testa. Parte come massaggiatrice e poi diventa una spia dei servizi segreti. L’incarico la porterà da Parigi a Mosca e poi tra i ghiacci della Siberia, sulle tracce di una prigione segreta e dei bambini ucraini deportati nei campi di rieducazione durante il conflitto». Un intreccio narrative che, come sottolineato dall’autore, «tocca l’attualità, perché sappiamo che ci sono molti bambini ucraini che sono stati portati in Russia per subire dei lavaggi del cervello».

        I successi al cinema e la tournée dello spettacolo Il Cammello

        La carriera di Jean Reno, costellata da ruoli iconici in pellicole come Léon, Mission: Impossible, Ronin e I visitatori, si arricchisce ora di un’esperienza teatrale itinerante intitolata Il Cammello. «Sì, io racconto la mia vita, dalla mia nascita a Casablanca, in Marocco, fino all’arrivo negli Stati Uniti – ha concluso l’attore – I miei incontri, perché sono uno da incontri, adoro gli incontri e ho imparato molto dagli altri. E quindi è uno spettacolo in cui recitiamo e cantiamo».

        Dopo il grande riscontro di pubblico ottenuto nelle tappe asiatiche durante la scorsa estate, con sale esaurite in tutto il Giappone, la produzione si appresta a debuttare sul suolo francese nel mese di dicembre, con l’auspicio espresso dallo stesso Reno di poter approdare presto nella capitale italiana con la pièce incentrata sul suo animale guida spirituale.

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          Cinema

          Jack Nicholson, che fine ha fatto la leggenda di Hollywood? Michael Douglas rompe il silenzio: «Sta bene, passeggia in pantofole vicino casa»

          A 89 anni, il tre volte premio Oscar vive lontano dai riflettori nella sua villa di Beverly Hills. L’amico Michael Douglas racconta come trascorre le giornate e rassicura sulle sue condizioni: «Capisco la sua decisione. Se lo merita».

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          Jack Nicholson, che fine ha fatto la leggenda di Hollywood? Michael Douglas rompe il silenzio: «Sta bene, passeggia in pantofole vicino casa»

            Jack Nicholson è scomparso da anni dalle scene, ma non dalla vita dei suoi amici. A raccontare che cosa sia successo a una delle più grandi leggende di Hollywood è Michael Douglas, che a 82 anni continua a frequentare il collega e rassicura sulle sue condizioni. Nicholson, 89 anni, ha scelto di ritirarsi nella sua villa di Beverly Hills, lontano dalle telecamere, dai set cinematografici e dalle apparizioni pubbliche. E oggi, secondo Douglas, trascorre le giornate passeggiando tranquillamente nei dintorni di casa, persino in pantofole. Un’immagine lontanissima da quella del divo irriverente e magnetico che ha segnato la storia del cinema.

            Michael Douglas racconta la nuova vita di Jack Nicholson

            Durante un incontro a Swansea, nel Regno Unito, Douglas ha parlato dell’amico e del suo progressivo allontanamento da Hollywood. «Mi sarebbe piaciuto recitare con Jack», ha confessato, prima di chiarire che quella possibilità appartiene ormai al passato: «Non lavora più. Sta bene. È scomparso dalla scena pubblica, questo lo so». Parole che confermano il ritiro di Nicholson, ma che allo stesso tempo ridimensionano le preoccupazioni legate alla sua prolungata assenza. Douglas, infatti, continua a incontrarlo e descrive una quotidianità semplice, lontana dai ritmi frenetici dell’industria cinematografica.

            «Passeggia in pantofole»: la scelta di vivere lontano da Hollywood

            «Lo vedo ancora, ma sta bene. Se ne sta nei dintorni di casa sua e passeggia in pantofole», ha raccontato Douglas, offrendo un ritratto quasi domestico dell’interprete di Shining. Nessuna nostalgia ostentata per i riflettori, almeno nel racconto dell’amico, ma la decisione di vivere senza gli obblighi e le pressioni che accompagnano una carriera cinematografica di quella portata. «Succede. Se lo merita. Capisco la sua decisione. È qualche anno più grande di me, ma lo capisco», ha aggiunto Douglas, mostrando pieno rispetto per la scelta del collega.

            Jack Nicholson, tre Oscar e una vita lontana dai riflettori

            Per il pubblico, Nicholson rimane il volto indimenticabile di Shining, l’attore capace di passare dal dramma alla commedia con un talento che gli ha regalato tre premi Oscar e un posto nella storia del cinema. Douglas, protagonista di film come Wall Street e Basic Instinct, conosce bene il peso della celebrità e sembra comprendere il desiderio dell’amico di sottrarsi definitivamente all’attenzione pubblica. La sua testimonianza restituisce così un’immagine diversa dal mito hollywoodiano: non più il divo che dominava lo schermo con il suo sorriso beffardo, ma un uomo di 89 anni che preferisce la tranquillità della propria casa. E che, secondo chi continua a frequentarlo, sta bene.

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              Cinema

              Bud Spencer a dieci anni dalla scomparsa: il ritratto inedito del figlio Giuseppe tra record nel nuoto e cinema

              Attraverso i ricordi del figlio primogenito Giuseppe, emersi in un’intensa intervista al quotidiano Il Foglio, viene tracciato un ritratto intimo di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer.

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              Bud Spencer a dieci anni dalla scomparsa: il ritratto inedito del figlio Giuseppe tra record nel nuoto e cinema

                Esiste un modo particolare di custodire la memoria di Bud Spencer, ed è quello di farlo con un sorriso. Carlo Pedersoli, celebre in tutto il mondo come il gigante buono del grande schermo, ha lasciato in eredità un’idea dell’esistenza basata su leggerezza, coraggio e autoironia. Tale insegnamento traspare con forza dalle dichiarazioni del primogenito Giuseppe, il quale ha svelato al quotidiano Il Foglio gli aspetti più inediti e familiari di un genitore straordinario.

                Celebrare il decennale della sua scomparsa significa anche rispolverare la sua filosofia di fronte al tempo che passa e alla morte stessa, affrontata persino con una battuta spiritosa in occasione di un compleanno. Affrontare il mondo senza timori e con una fiducia contagiosa ha caratterizzato ogni singolo giorno della sua vita.

                L’esordio casuale sul set e il sodalizio artistico con Terence Hill

                Nessuna scuola di recitazione figurava nel percorso iniziale di Carlo Pedersoli, approdato al cinema quasi per caso grazie all’intuizione del regista Giuseppe Colizzi. Quest’ultimo, nel 1967, gli affidò una parte in Dio perdona… io no! unicamente per via della sua corporatura imponente, dando vita al leggendario sodalizio artistico con Mario Girotti, l’indimenticabile Terence Hill.

                Spinto esclusivamente dall’istinto e refrattario ai metodi rigidi, l’attore preferiva puntare sulla spontaneità. Film immediati, personaggi vicini alla gente e un’inconfondibile simpatia gli permisero di conquistare immediatamente il pubblico, dai più grandi fino ai bambini.

                Il passato da campione di nuoto e l’insegnamento delle sconfitte

                Prima di trionfare sul set, Pedersoli scrisse pagine memorabili nello sport italiano, conquistando la qualificazione a due Olimpiadi e stabilendo il primato nazionale nei cento metri stile libero sotto il minuto. Per lui quei traguardi agonistici valevano più di qualsiasi pellicola, poiché nel nuoto contavano unicamente l’impegno personale e la preparazione atletica.

                Affrontare i rovesci della sorte con dignità rappresentava un altro grande lascito dello sport, sintetizzato perfettamente nel motto “futtetenne”. Lungi dall’essere indifferenza, l’espressione indicava la capacità di ridimensionare le piccole contrarietà quotidiane separandole dai veri dolori.

                Le radici napoletane, la musica e l’esperienza al fianco di Sergio Leone

                Tra le mura domestiche, l’artista si rivelava persino più estroso dei figli, vivendo un rapporto complice e passionale con la moglie Maria Amato tra partenze improvvise e avventure rocambolesche.

                Appassionato di buona cucina e della musica di poeti moderni come Lucio Dalla e Pino Daniele, Pedersoli non dimenticò mai le proprie origini partenopee, amando definirsi un «brasiliano felice» in ricordo dell’infanzia trascorsa in Sudamerica. A completare un percorso irripetibile fu anche l’esperienza giovanile sul set di C’era una volta in America al fianco di Sergio Leone, voluta proprio dal padre per formare il giovane Giuseppe.

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