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Spettacolo

“M. Il figlio del secolo”: serie TV su Mussolini bloccata negli USA, il regista Wright: “È antifascista, ecco perché è controversa”

Il regista Joe Wright attribuisce la riluttanza delle piattaforme di streaming statunitensi alla natura antifascista della serie.

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    La serie TVM. Il figlio del secolo“, diretta da Joe Wright e basata sul romanzo di Antonio Scurati, sta generando un acceso dibattito, soprattutto negli Stati Uniti. La miniserie, che vede Luca Marinelli interpretare Benito Mussolini, ha riscosso un notevole successo in Italia, ma sta incontrando difficoltà a essere distribuita oltreoceano. Come mai?

    Le ragioni della controversia secondo Wright

    Secondo Joe Wright, intervistato dal Financial Times, la riluttanza delle piattaforme di streaming statunitensi sarebbe dovuta alla natura “antifascista” della serie, considerata troppo controversa. Wright si è detto sorpreso da questa reazione, chiedendosi come l’antifascismo possa essere diventato un tema controverso. Un ulteriore elemento di controversia è rappresentato dai parallelismi tra Mussolini e Donald Trump, evidenziati dalla serie. In particolare, la frase “Make Italy Great Again“, pronunciata da Mussolini nella fiction, richiama lo slogan elettorale di Trump.

    La difficoltà di vendere la serie all’estero

    Nils Hartmann, vice presidente esecutivo di Sky Studios Italia, ha confermato le difficoltà nel vendere la serie all’estero, sottolineando come questo sia un problema comune per molte produzioni italiane di successo. Ma nonostante le difficoltà di distribuzione negli Stati Uniti, “M. Il figlio del secolo” ha ottenuto un grande successo in Italia, diventando un vero e proprio evento mediatico e culturale. Hartmann si è detto ottimista riguardo alla realizzazione di una seconda stagione.

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      Speciale Sanremo 2026

      Andrea Bocelli incanta Sanremo: ingresso a cavallo bianco e ovazione all’Ariston

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      Andrea Bocelli incanta Sanremo: ingresso a cavallo bianco e ovazione all’Ariston

        La finale del Festival di Sanremo si è concessa un momento di autentico spettacolo quando Andrea Bocelli ha fatto il suo ingresso davanti al Teatro Ariston in modo decisamente fuori dall’ordinario.

        Il tenore è arrivato a Palazzo dell’Ariston in sella a un cavallo bianco, regalando al pubblico e ai fotografi un’immagine d’altri tempi, quasi cinematografica. Un’entrata che ha immediatamente catturato l’attenzione e alzato l’asticella dell’attesa per la sua esibizione.

        L’arrivo da fiaba davanti all’Ariston

        L’apparizione di Bocelli, elegante e misurata come da tradizione, è stata accompagnata da applausi e curiosità. La scelta del cavallo bianco ha aggiunto un tocco simbolico e scenografico alla serata conclusiva, trasformando il red carpet in una sequenza da grande evento internazionale.

        Un ingresso che non ha avuto bisogno di parole: è bastata la presenza del maestro per richiamare l’attenzione su uno dei momenti più attesi della finale.


        La scaletta dell’esibizione

        Una volta salito sul palco dell’Ariston, Bocelli ha riportato il Festival alle sue radici più profonde, quelle legate alla grande melodia italiana.

        Scaletta dell’esibizione:

        1. “Il mare calmo della sera” – Il brano con cui vinse tra le Nuove Proposte nel 1994, segnando l’inizio di una carriera internazionale.
        2. “Con te partirò” – La canzone che lo ha consacrato nel mondo, diventata uno dei simboli della musica italiana all’estero.

        Un ritorno alle origini

        Le prime note de “Il mare calmo della sera” hanno riportato il pubblico indietro nel tempo, agli esordi sanremesi del tenore. Un’interpretazione intensa, pulita, capace di riempire il teatro con naturalezza.

        Con “Con te partirò”, invece, l’Ariston si è trasformato in un unico coro emozionato. Un brano che non appartiene più soltanto alla storia del Festival, ma a quella della musica mondiale.

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          Speciale Sanremo 2026

          Sanremo 2026, la Finale accende l’Ariston: una maratona di stelle verso l’ultimo verdetto

          Non una semplice serata, ma l’atto conclusivo del Festival: musica, ospiti e momenti simbolici accompagnano il pubblico fino alla proclamazione.

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            La finale del Festival di Sanremo 2026 rappresenta il momento più atteso dell’intera settimana. È la notte in cui si tirano le somme, si consolidano consensi e si consegna il titolo al vincitore. Il palco del Teatro Ariston diventa il centro della scena nazionale, tra performance decisive, ritorni iconici e spazi dedicati ai temi sociali.

            La scaletta, articolata e serrata, accompagna il pubblico dalle 20.45 fino oltre l’una di notte, alternando esibizioni in gara, super ospiti e interventi speciali. Di seguito l’ordine ufficiale delle uscite.

            20.45 Francesco Renga – “Il meglio di me”

            20.50 Chiello – “Ti penso sempre”

            20.58 Raf – “Ora e per sempre”

            21.09 Bambole di Pezza – “Resta con me”

            21.16 Leo Gassmann – “Naturale”

            21.22 Malika Ayane – “Animali notturni”

            21.28 Tommaso Paradiso – “I romantici”

            21.34 J-Ax – “Italia starter pack”

            21.44 LDA & Aka 7even – “Poesie clandestine”

            21.53 Serena Brancale – “Qui con me”

            22.03 Patty Pravo – “Opera”

            22.09 Sal Da Vinci – “Per sempre sì”

            22.39 Elettra Lamborghini – “Voilà”

            22.46 Dal Suzuki Stage Pooh – “Uomini soli”

            22.59 Ermal Meta – “Stella stellina”

            23.05 Ditonellapiaga – “Che fastidio!”

            23.13 Nayt – “Prima che”

            23.22 Arisa – “Magica favola”

            23.28 Sayf – “Tu mi piaci tanto”

            23.47 Levante – “Sei tu”

            23.53 Fedez & Masini – “Male necessario”

            00.01 Samurai Jay – “Ossessione”

            00.07 Michele Bravi – “Prima o poi”

            00.19 Fulminacci – “Stupida sfortuna”

            00.26 Luchè – “Labirinto”

            00.42 Tredici Pietro – “Uomo che cade”

            00.48 Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”

            00.59 Dargen D’Amico – “Ai ai”

            01.05 Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”

            01.10 Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta”

            01.16 Eddie Brock – “Avvoltoi”

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              Speciale Sanremo 2026

              Laura Pausini frena sull’ipotesi direzione artistica: “Non mi sento pronta, ma mai dire mai”

              “Non mi sento ancora all’altezza”, spiega, ricordando però di aver cambiato idea in passato sulla conduzione. E su Elisa: “Se lo desidera, sarebbe una scelta di valore”.

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              Laura Pausini frena sull’ipotesi direzione artistica: “Non mi sento pronta, ma mai dire mai”

                L’ipotesi di vedere Laura Pausini alla direzione artistica del Festival di Sanremo torna periodicamente nel dibattito legato al futuro della manifestazione. Durante un incontro con la stampa nella città ligure, l’artista ha affrontato l’argomento con sincerità, senza chiudere del tutto la porta ma neppure alimentare aspettative immediate.

                “Non credo di essere pronta per un incarico del genere”, ha spiegato la cantante, sottolineando come la guida artistica del Festival richieda competenze organizzative, visione e una forte capacità di gestione. Una dichiarazione prudente, mitigata però da un dettaglio significativo: “Dico ‘non ancora’ perché in passato sostenevo che non avrei mai condotto, e invece oggi lo farei senza esitazione”. Un modo per lasciare aperta la possibilità che, con il tempo e l’esperienza, anche questa prospettiva possa diventare concreta.

                Il tema della direzione artistica si intreccia inevitabilmente con il dibattito sulla presenza femminile ai vertici della manifestazione. Negli ultimi giorni è stato fatto anche il nome di Elisa, sostenuta pubblicamente da diverse colleghe. A questo proposito Pausini ha espresso una posizione chiara: se fosse un desiderio dell’artista friulana, si tratterebbe di una candidatura di peso. “È un ruolo molto complesso – ha ribadito – e a prescindere che sia una donna o un uomo, deve ricoprirlo una persona con le capacità adeguate”.

                Le parole di Pausini evidenziano la consapevolezza del peso specifico della direzione artistica, una funzione che va oltre la semplice scelta dei brani e degli ospiti. Significa definire l’identità culturale del Festival, interpretare il momento storico e dialogare con un pubblico trasversale, mantenendo equilibrio tra tradizione e innovazione.

                Per ora, dunque, nessuna candidatura ufficiale, ma una riflessione aperta sul futuro. E se c’è una certezza, è che nel percorso professionale di Laura Pausini le dichiarazioni definitive raramente restano tali nel tempo.

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