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Spettacolo

«Rossella Brescia e Luciano Cannito si sono lasciati dopo 18 anni», gli indizi social

Rossella Brescia e Luciano Cannito hanno messo fine a una storia d’amore lunga più di 18 anni. La notizia della loro separazione è stata svelata durante una puntata di Gente di Mare, sconvolgendo i fan che avevano seguito la loro relazione solida e riservata. Scopri i dettagli di come questa coppia celebre ha gestito la crisi e cosa riserva il futuro per entrambi

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    “Rossella Brescia e Luciano Cannito, dopo più di 18 anni insieme, hanno annunciato la fine della loro lunga relazione, un evento che ha sorpreso molti, simile alla recente separazione di Clio MakeUp e suo marito. Durante una puntata di Gente di Mare, l’esperta di gossip Deianira ha rivelato la notizia, sottolineando la rottura tra la famosa conduttrice e il rinomato coreografo.

    Nonostante non ci siano conferme dirette al momento, la coppia sembrava essere in crisi già da qualche settimana, come suggerito dalle enigmatiche storie Instagram di Rossella Brescia. La situazione è diventata evidente quando ha pubblicato una storia con uno sfondo nero e la canzone “Quando finisce un amore” di Riccardo Cocciante. Questo gesto ha fatto pensare ai suoi follower che stesse alludendo alla fine della loro storia d’amore, che sembrava solida fino a poco tempo fa.

    Rossella Brescia e Luciano Cannito hanno sempre mantenuto la loro privacy, quindi il motivo esatto della separazione non è stato chiarito pubblicamente. Dopo l’annuncio, entrambi si sono concentrati sul lavoro e continuano a condividere le loro attività sui social media. Mentre Rossella ha recentemente assistito allo spettacolo teatrale di Eleonora Abbagnato alle Terme di Caracalla, Luciano è coinvolto nel nuovo musical di Rocky, con Pierpaolo Pretelli nel ruolo principale.”

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      Speciale Sanremo 2026

      Rita Pavone punge Sanremo: “Si cantano solo le canzoni di 30 anni fa”. Ma i successi recenti la smentiscono

      Rita Pavone attacca il Festival di Sanremo: “La gente canta solo le canzoni di 30 o 40 anni fa”. Una stoccata che riapre il dibattito sulla memoria musicale della kermesse. Eppure brani recenti come “Innocenti Giovani” di Achille Lauro e “La Cura per Te” di Giorgia dimostrano che anche le nuove edizioni lasciano il segno.

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        A volte, nel dubbio, forse sarebbe meglio tacere. O quantomeno informarsi. Rita Pavone ha scelto invece di affondare il colpo contro il Festival di Festival di Sanremo con una riflessione che suona come una sentenza: “Tutti cantano Sanremo sì, ma inevitabilmente la gente canta solo i brani dei Sanremo di allora. Ricorda a memoria quelli di 30/40 anni fa, e non quelli dello scorso anno. I più recenti risalgono al 1997. Fatevi una domanda e datevi una risposta”.

        Una frase che ha il sapore dell’amarcord polemico, ma che rischia di scivolare nella semplificazione. È vero: nello spot ufficiale della kermesse compaiono molte canzoni “datate”, inni generazionali che fanno parte del Dna collettivo. Ma ridurre il presente a un vuoto creativo è un’altra storia.

        Il peso della nostalgia

        Sanremo vive di memoria. È inevitabile. Le edizioni degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta hanno prodotto brani entrati nell’immaginario nazionale. Quelle canzoni sono diventate rituali familiari, colonne sonore di epoche precise. È naturale che vengano riproposte negli spot: funzionano, evocano, uniscono.

        Ma la nostalgia non è la prova di un declino. È una leva emotiva. E la televisione, si sa, lavora di memoria condivisa. Questo non significa che le edizioni più recenti non abbiano lasciato tracce profonde.

        I successi recenti che riempiono le piazze

        Basta uscire dai social e guardare cosa accade nei concerti, nelle radio, nelle playlist. “Innocenti Giovani” di Achille Lauro e “La Cura per Te” di Giorgia, solo per citare due esempi dello scorso anno, vengono cantate a squarciagola dal pubblico. Non sono reliquie del 1997. Sono attualità.

        E non si tratta di casi isolati. Negli ultimi dieci anni il Festival ha prodotto brani che hanno dominato streaming e classifiche, diventando hit radiofoniche e tormentoni estivi. La memoria musicale oggi non si misura più solo con il passaparola, ma con numeri digitali, visualizzazioni, condivisioni.

        Sanremo cambia, il pubblico pure

        Il punto forse è un altro: il modo in cui si consuma la musica è cambiato radicalmente. Trent’anni fa una canzone aveva mesi per sedimentare. Oggi vive in un ecosistema veloce, dove tutto corre. Ma questo non significa che non venga ricordata. Significa che viene ricordata in modo diverso.

        Dire che “i più recenti risalgono al 1997” è una provocazione che fa discutere, certo. Ma rischia di ignorare una generazione che associa il proprio immaginario musicale a edizioni molto più vicine nel tempo.

        Sanremo resta uno specchio dell’Italia musicale. Con le sue nostalgie, i suoi picchi creativi, le sue polemiche cicliche. E forse la vera domanda non è se il pubblico canti solo il passato, ma perché ogni anno, nonostante tutto, continui a cantare Sanremo.

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          Speciale Sanremo 2026

          Fedez e Marco Masini saltano la foto di gruppo a Sanremo: controfigure, fotomontaggio e il caso degli “occhi spariti”

          Fedez e Marco Masini non partecipano alla foto di gruppo dei Big in gara. Al loro posto due controfigure, poi rimosse con un fotomontaggio, come racconta Aldo Vitali di Sorrisi. Intanto una cantante arriva in ritardo e nella foto “corretta” Masini sembra senza occhi sotto gli occhiali: un dettaglio che accende l’ironia social.

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            Sanremo è il regno della canzone, ma anche il trionfo dell’immagine. E quando l’immagine si inceppa, la notizia è servita. Stavolta il corto circuito riguarda Fedez e Marco Masini, assenti al momento della tradizionale foto di gruppo dei Big in gara.

            A raccontare il retroscena è Aldo Vitali, direttore di Sorrisi e Canzoni, che con disarmante sincerità spiega l’operazione: “Al posto loro c’erano due controfigure al momento degli scatti, così le abbiamo tolte e con un fotomontaggio abbiamo messo loro”. Tradotto: prima le sagome sostitutive, poi la chirurgia digitale.

            Le controfigure e il fotomontaggio

            La scena sembra uscita da una commedia. I fotografi pronti, i cantanti schierati, e due “sosia” a occupare lo spazio dei grandi assenti. Una soluzione tampone che però non ha retto alla prova della realtà: via le controfigure, dentro il fotoritocco.

            In un’epoca in cui ogni pixel viene analizzato al microscopio, l’operazione non poteva passare inosservata. Il Festival vive anche di questi dettagli: chi c’era, chi mancava, chi ha scelto di non esserci. L’assenza, a Sanremo, è sempre una dichiarazione.

            Il ritardo e l’ironia sul look

            Come se non bastasse, una cantante – un tempo icona di stile impeccabile e oggi amica di uno dei due Big – si sarebbe presentata con un quarto d’ora di ritardo. Nulla di drammatico, ma abbastanza per alimentare il chiacchiericcio da corridoio.

            E poi c’è il dettaglio più surreale: nella foto “taroccata”, Marco Masini sembrava non avere gli occhi sotto gli occhiali. Li aveva, certo. Ma l’effetto ottico, complice il ritocco e la luce, ha generato una serie di commenti ironici. Bastava forse un controllo in più prima di consegnare l’immagine alla rete.

            Quando la foto diventa notizia

            Il punto non è solo tecnico. La foto di gruppo dei Big è un rito, quasi un atto istituzionale del Festival. Parteciparvi significa dichiararsi dentro il gioco fino in fondo. Saltarla, per scelta o per imprevisto, cambia la narrazione.

            Fedez e Masini hanno deciso di non esserci al momento dello scatto. Legittimo. Ma il tentativo di colmare l’assenza con un artificio digitale ha trasformato un semplice forfait in un piccolo caso mediatico.

            A Sanremo, si sa, tutto diventa spettacolo. Anche una foto. E se gli occhi sotto gli occhiali finiscono per scomparire, la rete è pronta a rimetterli a fuoco.

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              Speciale Sanremo 2026

              Fiorello lancia la profezia su Sanremo: “Vincono Fedez e Masini”. E poi chiama Celentano: “Il Paese ha bisogno di te”

              Fiorello si diverte a prevedere il podio di Sanremo: “Vinceranno Fedez e Masini, Ditonellapiaga seconda, Serena Brancale terza. Se succede, qua ci arrestano tutti”. Tra una battuta e l’altra, lancia anche un messaggio ad Adriano Celentano: “Il Paese ha bisogno di te, vuole il tuo punto di vista”.

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                Fiorello fa quello che gli riesce meglio: mescolare ironia, provocazione e senso dello spettacolo. E quando si parla di Festival di Sanremo, l’asticella si alza. Stavolta lo showman ha azzardato una profezia che suona come una bomba a orologeria.

                “Vinceranno Fedez e Masini. Ditonellapiaga seconda, Serena Brancale terza. Se succede, qua ci arrestano tutti”. Una classifica lanciata con il sorriso, ma con quella capacità tipicamente sua di trasformare un gioco in un titolo.

                La classifica che accende i social

                Mettere insieme Fedez e Marco Masini in cima al podio significa evocare mondi diversi, pubblici diversi, sensibilità diverse. Una previsione che, nel giro di pochi minuti, diventa materiale da dibattito.

                E poi Ditonellapiaga e Serena Brancale, due artiste che rappresentano percorsi originali nel panorama musicale italiano. Fiorello non spiega i criteri, non entra nel merito tecnico. Si limita a lanciare la miccia. E a prendersi la responsabilità della battuta: “Se succede, ci arrestano”.

                Nel linguaggio da palcoscenico è un modo per dire: sto giocando, ma intanto vi sto facendo immaginare uno scenario.

                L’appello ad Adriano Celentano

                Ma la parte più significativa arriva dopo. Fiorello cambia tono e si rivolge direttamente ad Adriano Celentano: “Il Paese ha bisogno di te. La gente ti vuole e vuole sapere il tuo punto di vista su certe cose che stanno accadendo…”.

                Non è la prima volta che lo showman chiama in causa il Molleggiato. Celentano, che negli ultimi anni ha centellinato le apparizioni pubbliche limitandosi a interventi sporadici sui social, resta una figura simbolica capace di catalizzare attenzione e dibattito.

                L’invito di Fiorello è quasi un appello civile, oltre che televisivo: tornare a parlare, a prendere posizione, a offrire uno sguardo.

                Tra gioco e desiderio di voce

                Fiorello resta nel suo registro: leggero ma mai superficiale. La profezia su Sanremo è un fuoco d’artificio. L’appello a Celentano, invece, è un segnale più profondo.

                Il Festival è spettacolo, classifica, pronostico. Ma è anche il luogo dove l’Italia si specchia. E quando uno come Fiorello invoca il ritorno di Celentano, non sta solo cercando un ospite: sta evocando un’idea di voce autorevole, capace di dire qualcosa che vada oltre la canzone.

                Poi, certo, se davvero dovessero vincere Fedez e Masini, lui è pronto a farsi arrestare. In diretta, naturalmente.

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