Sport
Sinner si è rotto… ma ha una nuova fidanzata!
I social e i fans che seguono il riservatissimo tennista altoatesino Sinner mormorano che Jannik stia frequentando la collega Anna Kalinskaya, 25enne di Mosca e numero 26 al mondo del ranking Wta.

Ma Sinner ha una nuova fidanzata? Sì, no, forse. Vuoi vedere che come è successo a Berrettini quando era fidanzato con la Satta, anche il nostro caro Jannik ha iniziato a farsi male da quando nel suo cuore altoatesino è entrata una nuova lei? Solo illazioni… ? Forse, ma qualche indizio c’è. Lui è considerato uno stakanovista sul suo lavoro. Uno senza distrazioni che si impegna dalla mattina alla sera. Ma la notte…?




Coincidenze sotto rete
I social e i fans che seguono il riservatissimo tennista altoatesino mormorano. Tanto basta per fare delle semplici illazioni quasi una certezza. Sembrerebbe che Jannik stia frequentando la collega Anna Kalinskaya, 25enne di Mosca e numero 26 al mondo del ranking Wta. La russa tennisticamente parlando non sta attraversando un buon momento. E’ stata battuta anche dall’amatissima atleta lucchese Jasmine Paolini in finale a Dubai. Ma comunque reduce dalla sconfitta la giocatrice sarebbe stata vista a Torino, dove guarda caso Sinner sta curando l’infortunio all’anca destra per provare a partecipare al Roland Garros.







Una battuta d’arresto con la fidanzata ufficiale?
Un caso? Non è chiaro. Che ci fa Anna proprio a Torino? Finora paparazzate non ce ne sono state. Non circolano immagini dei due insieme. Lui viene ritratto ancora con la sua fidanzata storica Maria Braccini. Anche lei una gran bella ragazza. Insieme si sono visti poche volte in giro. Una delle ultime li ritrae insieme allo stadio Meazza di Milano, per assistere alla partita di Champions League dell’Inter contro il Borussia Dortmund. Comunque si sa che l'”ossessione” di Jannik si chiama tennis e solo quello. Ma è un giovane ragazzo e non è impermeabile a una certa bellezza femminile. Soprattutto se quella bellezza se la ritrova accanto nei tornei. Anche se ora sembra più concentrato a raggiungere la vetta del ranking mondiale.
E della Kalinskaya che si sa?
Le ultime immagini di lei risalgono a Miami dove, guarda caso, ancora una volta l’azzurro aveva vinto il Masters 1000. Anche questo è un caso, dai. Ma se così fosse, sarebbero già due i casi. Quanto basta per attivare e scatenare i social che non vedono l’ora di fare illazioni e qualche volée.
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Sport
Mattarella in tram apre i Giochi di Milano Cortina: San Siro in piedi per il presidente “tra la gente”
Dall’omaggio ai grandi compositori a Volare cantata da Mariah Carey, fino all’inno con Laura Pausini: la cerimonia di Milano Cortina sceglie identità e sobrietà. Il momento più applaudito è l’arrivo di Mattarella in tram
La cerimonia inaugurale di Milano Cortina prende subito una direzione chiara: raccontare l’Italia per ciò che è, senza maschere e senza effetti forzati. L’apertura è affidata a un omaggio ai grandi compositori italiani, un viaggio musicale che mette al centro la tradizione culturale del Paese e che inquadra i Giochi dentro una storia riconoscibile nel mondo.
L’omaggio alla musica italiana
Il primo grande momento pop arriva quando Volare risuona a San Siro cantata da Mariah Carey. Una scelta pensata per il pubblico globale ma radicata nell’identità italiana. Lo stadio accompagna, batte le mani, si accende. È uno di quei passaggi che uniscono generazioni diverse davanti allo stesso simbolo.
Poi le luci si abbassano di nuovo e la cerimonia cambia tono. Sul maxischermo compare Sergio Mattarella seduto su un tram, in mezzo a cittadini e atleti. Un mezzo pubblico, nessuna auto blu, nessuna distanza. Il filmato, registrato nei giorni precedenti, mostra il presidente come un passeggero qualunque. Alla guida c’è Valentino Rossi. Quando le immagini scorrono, San Siro capisce e reagisce: ottantamila persone in piedi, applausi lunghi, spontanei.
Il presidente “tra la gente”
L’ingresso allo stadio avviene subito dopo. Mattarella non forza la scena, la attraversa. La scelta del tram diventa il simbolo più forte della serata: istituzioni vicine, rappresentanza senza distanza, sobrietà come cifra. In un evento globale dominato spesso dallo spettacolo, la semplicità diventa messaggio.
L’inno che unisce lo stadio
Il momento più solenne arriva con l’inno nazionale cantato da Laura Pausini in mondovisione. San Siro ascolta in silenzio, poi esplode in un applauso che chiude il cerchio emotivo della serata. La cerimonia continua, ma l’immagine che resta è già chiara: un’Italia che sceglie misura, cultura e simboli condivisi per presentarsi al mondo.
Milano Cortina parte così, con uno stile riconoscibile. Niente gigantismi, niente forzature. Solo la capacità di raccontarsi attraverso ciò che la rende unica: la musica, lo sport, le istituzioni che sanno ancora parlare la lingua dei cittadini.
Calcio
Corona contro Spalletti: “È un uomo che fa schifo”. Al Peppy Night l’attacco sull’inchiesta scommesse e l’elogio di Conte
Dal palco del Peppy Night Corona definisce Spalletti “uno sciacallo”, lo accusa di ipocrisia sulla gestione dei giocatori coinvolti nelle scommesse e lo liquida con una battuta sugli spot pubblicitari. Intanto emergono ambiguità sulla partnership con Betsson citata nei video di “Falsissimo”.
Fabrizio Corona torna a far rumore. E lo fa dal palco del Peppy Night al Teatro Troisi di Napoli, scegliendo come bersaglio Luciano Spalletti, ex commissario tecnico della Nazionale e oggi allenatore della Juventus. Le parole sono quelle che non lasciano spazio a interpretazioni: “Spalletti è un uomo che fa schifo”. Un’espressione pronunciata parlando delle accuse di calcioscommesse e della gestione del caso da parte del tecnico.
Corona reagisce così a una frase attribuita a Spalletti, che senza nominarlo avrebbe parlato di “gente che diventa famosa andando a spiare”, definendolo di fatto uno sciacallo. La replica, dal palco napoletano, è frontale e senza filtri: “Si deve vergognare”.
Le accuse sulla gestione dell’inchiesta scommesse
Nel suo intervento, Corona entra nel merito del tema che da mesi agita il calcio italiano. “Quando c’è un’inchiesta e ci sono tre giocatori che scommettono, lui dovrebbe dire: ‘Bene, questi tre qua non ci mettono più piede’”, sostiene, accusando Spalletti di non aver avuto la fermezza necessaria. Un giudizio netto, che non concede attenuanti né distinguo e che alimenta lo scontro tra due visioni opposte: quella dell’allenatore istituzionale e quella del personaggio che fa della denuncia spettacolare la propria cifra.
Totti, lo spot e la stilettata finale
Nel mirino di Corona finisce anche Francesco Totti, tirato in ballo insieme a Spalletti per uno spot pubblicitario sul whisky: “Spalletti può fare solo lo spot con Totti: due rincoglioniti che fanno quella roba lì del whisky”. Un attacco che sposta il discorso dal piano sportivo a quello dell’immagine pubblica, mescolando calcio, pubblicità e disprezzo personale.
Il confronto diventa ancora più esplicito quando Corona chiama in causa Antonio Conte, indicandolo come “il più grande allenatore italiano”. Un paragone secco, usato come clava per ridimensionare Spalletti e rafforzare la propria narrazione.
L’ombra della partnership con Betsson
A fare da sfondo, però, resta un altro nodo controverso. Corona ha parlato più volte della sua collaborazione “con il trucco” con Betsson, ma nei video di Falsissimo compare il marchio “Betsson Sport”, presentato come sito di infotainment e non come piattaforma di scommesse. Una distinzione che solleva interrogativi, soprattutto nel contesto di un dibattito acceso proprio sul tema delle scommesse e delle responsabilità comunicative.
Il confine tra informazione, intrattenimento e promozione resta sfumato, e aggiunge un ulteriore livello di ambiguità a un personaggio che da sempre gioca sul limite.
Lo scontro che alimenta il personaggio
L’uscita contro Spalletti non è un episodio isolato, ma si inserisce in una strategia comunicativa ormai collaudata: attaccare figure istituzionali, alzare il volume, occupare lo spazio mediatico. Il risultato è prevedibile: indignazione, applausi, rilanci social. E un nuovo capitolo in una guerra verbale che, ancora una volta, trasforma il calcio in terreno di scontro personale e spettacolare.
Calcio
David Beckham torna a Milano e riabbraccia il suo passato rossonero: tra ex compagni, vip e il successo del suo brand
Beckham ritrova Costacurta e Ambrosini, incontra amici e celebrity internazionali e ribadisce il legame con la città: “Milano è un posto che ho sempre amato”.
Milano, per David Beckham, non è mai stata solo una tappa di carriera. È un luogo dell’anima, un passaggio che torna ciclicamente a farsi sentire. L’ex numero 23 rossonero è tornato in città per presentare la sua linea di occhiali, ma il viaggio si è trasformato subito in qualcosa di più: un ritorno carico di memoria, abbracci e celebrazioni.
Appena arrivato, Beckham ha voluto rivedere alcuni dei suoi ex compagni di squadra del AC Milan, a partire da Billy Costacurta e Massimo Ambrosini. Incontri informali, sorrisi sinceri, fotografie che raccontano un legame rimasto intatto nonostante il tempo e le carriere che hanno preso strade diverse.
Il legame mai spezzato con il Milan
L’esperienza milanese di Beckham, seppur breve, ha lasciato un segno profondo. Non tanto per i numeri o per le statistiche, quanto per l’identità condivisa: quella di un calcio elegante, internazionale, profondamente legato allo stile della città. Non stupisce quindi che, ogni volta che torna, Beckham cerchi prima di tutto chi ha condiviso con lui quello spogliatoio.
Costacurta e Ambrosini rappresentano un’epoca, un Milan che Beckham continua a sentire suo. E Milano, in cambio, continua ad accoglierlo come uno di casa.
Trecento ospiti per celebrare il brand
Il viaggio è stato anche l’occasione per festeggiare il successo della sua linea di occhiali con un evento esclusivo che ha riunito circa trecento ospiti tra amici e volti noti. Una serata che ha mescolato moda, mondanità e networking internazionale, confermando Beckham come una figura capace di muoversi con naturalezza ben oltre il campo da calcio.
Tra i presenti spiccavano nomi come Olivia Palermo, Johannes Huebl, Paul Forman, Claudio Santamaria e Giacomo Giorgio. Un parterre eterogeneo, a metà tra star system e amicizie personali, che restituisce la dimensione globale del brand Beckham.
“Milano è un posto che ho sempre amato”
A suggellare il ritorno, le parole dello stesso Beckham: “È così bello tornare a Milano, un posto che ho sempre amato”. Una frase semplice, ma che suona come una dichiarazione di fedeltà. Perché se Londra è casa, Los Angeles è business e Miami è progetto sportivo, Milano resta il luogo dove calcio, moda e stile si sono intrecciati in modo naturale.
Un ritorno che non sa di nostalgia fine a se stessa, ma di continuità. Beckham passa, saluta, abbraccia, festeggia e riparte. Ma ogni volta lascia l’impressione che, da questa città, non se ne sia mai andato davvero.
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