Connect with us

Cucina

Taormina accende i riflettori sull’alta cucina: chef stellati e giovani talenti per la Festa d’Autunno di ItaliaSquisita all’Atlantis Bay

ItaliaSquisita e VRetreats Atlantis Bay presentano una serata d’autore: degustazioni, vini pregiati, mixology e grandi nomi della cucina. L’intero ricavato sarà devoluto all’Associazione Penelope di Taormina, attiva da quasi trent’anni sul fronte dell’accoglienza e dell’inclusione.

Avatar photo

Pubblicato

il

    La cucina italiana si veste di gala e sceglie Taormina come palcoscenico. In una cornice unica, affacciata direttamente sulla Baia delle Sirene, ItaliaSquisita e Atlantis Bay – parte della collezione VRetreats di VOIhotels – firmano una serata dedicata all’eccellenza gastronomica, dove l’arte culinaria incontra la solidarietà.

    L’appuntamento, presentato come “Festa d’Autunno”, si distingue non solo per la qualità della proposta enogastronomica, ma anche per la capacità di trasformare un evento mondano in un’occasione di sostegno concreto alla comunità. L’intero incasso verrà infatti devoluto all’Associazione Penelope, attiva dal 1996 sul territorio di Taormina, impegnata nell’accoglienza e nell’inclusione sociale delle persone più fragili: senza dimora, donne vittime di violenza, migranti e soggetti in condizioni di marginalità.

    Sul piano gastronomico la serata promette un viaggio sensoriale che attraversa il meglio della cucina d’autore. In scena non solo chef stellati Michelin, ma anche maestri della pasticceria, professionisti della panificazione e giovani talenti emergenti, pronti a misurarsi con un pubblico raffinato e curioso. A completare il percorso, la mixology contemporanea e una selezione di vini di alto profilo.

    Gli ospiti saranno guidati in un itinerario che parte dall’aperitivo e arriva al dessert, passando per diverse “isole del gusto” allestite sul deck dell’hotel. Ogni postazione sarà presidiata dagli stessi chef, pronti a raccontare le proprie creazioni e a dialogare con chi degusta. Non soltanto assaggi, quindi, ma un’esperienza diretta, costruita sul rapporto tra chi cucina e chi assapora.

    A firmare l’organizzazione c’è anche ADV Maiora Comunicazione Integrata, agenzia con esperienza consolidata nel settore enogastronomico. Il loro contributo non si limita alla logistica, ma si estende a strategie di comunicazione, marketing e valorizzazione territoriale. Una sinergia che mira a dare continuità e spessore agli eventi ItaliaSquisita, integrandoli con progetti editoriali e contenuti digitali capaci di raccontare la cucina come patrimonio culturale e sociale.

    L’idea è quella di costruire relazioni stabili con i partner, garantendo qualità e coerenza. Un percorso che unisce la celebrazione del gusto alla creazione di valore condiviso.

    L’atmosfera promessa è quella di un incontro elegante ma non distante, esclusivo senza diventare elitario. Un equilibrio che riflette lo spirito della Sicilia, terra di contrasti e di accoglienza, e che fa di Taormina il luogo perfetto per coniugare il fascino della tradizione con l’innovazione dell’alta cucina contemporanea.

    In fondo, è proprio questo il senso dell’evento: dimostrare che il cibo non è solo piacere, ma anche linguaggio, incontro, responsabilità sociale. Che un piatto può raccontare un territorio e che un gesto di solidarietà può dare valore aggiunto a una cena indimenticabile.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Cucina

      La verzata, la zuppa di verze che profuma d’inverno: storia e ricetta del grande classico contadino

      Pochi ingredienti e lunga cottura per un piatto nutriente e sostenibile. Dalle campagne della Bassa alle cucine moderne, ecco come preparare la ricetta autentica secondo la tradizione lombarda.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      verzata

        È uno dei piatti più rappresentativi della cucina povera del Nord Italia e, nonostante la semplicità, continua a essere protagonista delle tavole invernali: la verzata – o minestra di verze – è una zuppa robusta che affonda le sue radici nella tradizione rurale lombarda. Diffusa soprattutto nelle province di Milano, Pavia, Lodi e Bergamo, nasce come pietanza di recupero, quando nelle case contadine si combinavano verdure dell’orto, legumi e pezzi di carne poco pregiati per ottenere un pasto nutriente e caldo.

        La sua storia segue il ritmo delle stagioni. La verza, infatti, dà il meglio di sé proprio nei mesi freddi: le gelate invernali ammorbidiscono le foglie e ne addolciscono il sapore, rendendola ideale per zuppe a lunga cottura. E la verzata è esattamente questo: un piatto che richiede tempo e pazienza, qualità tipiche delle ricette nate attorno a un focolare domestico.

        Nel corso degli anni sono nate molte varianti locali, ma la struttura della ricetta tradizionale è rimasta sostanzialmente invariata. La verzata classica prevede verza, fagioli – spesso borlotti –, patate e una base aromatica di cipolla, sedano e carota. In alcune zone si aggiunge pancetta o cotenna di maiale, mentre altrove si mantiene una versione totalmente vegetale. La presenza dei legumi assicura un buon apporto proteico, mentre la verza e le patate garantiscono fibra e consistenza, rendendo la zuppa un pasto equilibrato.

        La ricetta tradizionale

        Per preparare una verzata autentica servono:
        – 1 verza grande, preferibilmente raccolta dopo la prima gelata;
        – 200 g di fagioli borlotti, ammollati per una notte se secchi;
        – 2 patate;
        – 1 cipolla;
        – 1 gambo di sedano e 1 carota;
        – 1 osso di prosciutto o un pezzo di pancetta (facoltativi);
        – olio extravergine d’oliva;
        – sale e pepe.

        Si inizia facendo rosolare il trito di verdure in una casseruola capiente. Se si vuole seguire la versione più ricca, si aggiunge la pancetta a dadini o una cotenna ben raschiata. Quando il soffritto è fragrante, si uniscono la verza tagliata a strisce e le patate a cubetti. Dopo pochi minuti si aggiungono i fagioli e si copre tutto con acqua o brodo leggero. La cottura deve essere lenta e prolungata: almeno un’ora e mezza, il tempo necessario affinché la verza si sfaldi e la zuppa diventi cremosa. Una spolverata di pepe e un filo d’olio a crudo completano il piatto.

        Un simbolo di sostenibilità

        Oggi la verzata viene riscoperta anche come ricetta sostenibile: utilizza ingredienti stagionali, facilmente disponibili e a basso impatto ambientale. Le sue varianti vegetariane rispecchiano inoltre le attuali tendenze verso una cucina più leggera e consapevole.

        Nonostante la sua semplicità, la verzata rimane un piatto intramontabile, capace di evocare l’atmosfera delle cucine di una volta. Una zuppa che non segue mode ma stagioni, e che negli anni continua a raccontare la storia più autentica della tradizione lombarda.

          Continua a leggere

          Cucina

          Crumble di mele, cannella e noci: il dolce autunnale croccante fuori e morbido dentro che accompagna le sere più fredde

          Burro, zucchero, farina e frutta di stagione: pochi ingredienti per un dolce che profuma di casa e si prepara in pochi minuti. Il crumble di mele e noci conquista con il contrasto tra la superficie croccante e il ripieno morbido e speziato.

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

            Il dolce del tepore domestico

            C’è un momento, in autunno, in cui si riscopre il piacere delle ricette che scaldano lo spirito. Il crumble di mele, cannella e noci è uno di quei dolci che parlano di casa, di forno acceso, di stoviglie calde tra le mani. È un classico della tradizione anglosassone, ma da anni ha trovato una seconda patria anche sulle nostre tavole: semplice da preparare, goloso senza esagerare, perfetto dopo una cena o come merenda pomeridiana nelle giornate di pioggia.

            Ingredienti semplici, risultato straordinario

            Alla base c’è la mela, regina dell’autunno. Varietà croccanti e leggermente acidule — dalle Granny Smith alle Golden più profumate — sono l’ideale per ottenere una consistenza morbida ma non sfatta. A completare la farcia, un pizzico di cannella, zucchero di canna e una spruzzata di limone che esalta il gusto e mantiene vivo il colore. Il crumble vero e proprio è una sabbia dorata: farina, burro freddo, zucchero e noci tritate grossolanamente. La magia è tutta nel contrasto: morbido sotto, croccante sopra.

            Come si prepara

            Si pelano e tagliano le mele a cubetti, si mescolano con cannella, zucchero e limone, poi si adagiano sul fondo di una pirofila. In una ciotola si lavora velocemente la farina con il burro a pezzetti e lo zucchero, senza compattare troppo l’impasto: la consistenza deve rimanere granulosa, quasi briciolosa. Si aggiungono le noci spezzate a mano e si distribuisce tutto sulla frutta. Il forno farà il resto: temperatura moderata e circa mezz’ora, finché la superficie non diventa dorata e fragrante e il ripieno comincia a sobbollire ai bordi.

            Servirlo è un rito

            Il crumble si gusta caldo, appena sfornato, con il suo aroma speziato che riempie la cucina. C’è chi lo ama da solo, chi lo accompagna con una cucchiaiata di panna semimontata, chi preferisce la freschezza di uno yogurt cremoso. I più golosi aggiungono una pallina di gelato alla vaniglia che si scioglie lentamente nella crema di mele. È un dolce che non richiede perfezione, solo cura. E che regala quella sensazione di benessere semplice, come una coperta morbida sulle spalle o una tazza fumante tra le dita.

              Continua a leggere

              Cucina

              Chiacchiere di Carnevale, il dolce simbolo della festa: la ricetta tradizionale passo dopo passo

              Dalle origini antiche alla preparazione casalinga, ecco come nascono le chiacchiere nella loro versione classica, con ingredienti semplici e una lavorazione che punta su sottilissime sfoglie fritte.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

              Chiacchiere di Carnevale

                Le chiacchiere di Carnevale sono uno dei dolci più rappresentativi della tradizione italiana, presenti sulle tavole di tutto il Paese con nomi diversi – frappe, bugie, crostoli, cenci – ma con una base comune che affonda le radici nella cucina popolare. Croccanti e leggere, vengono preparate nel periodo che precede la Quaresima, quando storicamente era concesso concedersi ingredienti più ricchi come zucchero, burro e frittura.

                Un dolce dalle origini antiche

                Le origini delle chiacchiere risalgono addirittura all’epoca romana. Gli storici dell’alimentazione fanno risalire questo dolce alle frictilia, strisce di pasta fritte nel grasso e distribuite durante le festività. Con il passare dei secoli la ricetta si è raffinata, mantenendo però l’elemento fondamentale: una sfoglia sottilissima, fritta rapidamente per ottenere una consistenza friabile e asciutta.

                Gli ingredienti della ricetta tradizionale

                Per ottenere chiacchiere fedeli alla tradizione servono pochi ingredienti, ma di buona qualità:

                • 300 g di farina 00
                • 50 g di zucchero
                • 40 g di burro morbido
                • 2 uova medie
                • 1 cucchiaio di liquore (grappa, rum o vino bianco secco)
                • scorza grattugiata di limone non trattato
                • un pizzico di sale
                • olio di semi di arachide per la frittura
                • zucchero a velo per decorare

                Il liquore, spesso presente nelle versioni regionali, aiuta a rendere l’impasto più fragrante e asciutto dopo la frittura.

                Il procedimento passo dopo passo

                Su una spianatoia si dispone la farina a fontana, aggiungendo al centro zucchero, uova, burro, sale, scorza di limone e liquore. Si impasta fino a ottenere un composto liscio ed elastico, che va lasciato riposare coperto per almeno 30 minuti: questo passaggio è fondamentale per stendere la pasta senza che si ritiri.

                Dopo il riposo, l’impasto viene diviso in porzioni e tirato molto sottile, preferibilmente con la macchina per la pasta, fino a ottenere una sfoglia quasi trasparente. Si ritagliano strisce o rettangoli, praticando un piccolo taglio centrale.

                Le chiacchiere vanno fritte poche alla volta in olio caldo (circa 170°C) per pochi secondi per lato, finché diventano dorate e si coprono di bolle. Una volta scolate su carta assorbente, si lasciano raffreddare completamente prima di essere spolverate con abbondante zucchero a velo.

                Croccantezza e leggerezza

                Il segreto delle chiacchiere perfette sta nello spessore sottilissimo e nella temperatura dell’olio: troppo bassa le rende unte, troppo alta le scurisce rapidamente. Ben eseguite, restano leggere, friabili e si conservano per diversi giorni in un contenitore ermetico.

                Simbolo di festa e convivialità, le chiacchiere continuano a raccontare, a ogni morso, una storia di tradizione condivisa e semplicità, rendendo il Carnevale una delle ricorrenze più dolci dell’anno.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie

                  Lacitymag.it - Tutti i colori della cronaca | DIEMMECOM® Società Editoriale Srl P. IVA 01737800795 R.O.C. 4049 – Reg. Trib MI n.61 del 17.04.2024 | Direttore responsabile: Luca Arnaù