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Musica

Nel 2025 sarà PalaJova, i colleghi esultano

Lorenzo Jovanotti ha utilizzato i suoi account per dare la lieta novella: torna ai live nei palazzetti, annunciando il PalaJova per il 2025

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    Come al solito, quando hai qualcosa da dire… che fai? Lo annunci sui social. Anche Lorenzo Jovanotti, 56enne digitale ante-litteram (fu uno dei primi, tanti anni fa, a mettere sul mercato un suo cd-rom interattivo), non sfugge a questa regola. Utilizzando i suoi account per dare la lieta novella: torna ai live nei palazzetti, annunciando il PalaJova per il 2025! Quindi sta per tornare sul palco dopo la brutta caduta dalla bicicletta a Santo Domingo lo scorso anno che l’aveva costretto ad uno stop forzato.

    Fratture multiple nel 2023

    Il 15 luglio 2023, durante una delle sue escursione in bici, non ha notato un dissuasore di velocità ed è finito a terra, fratturandosi clavicola e femore in ben tre punti. «Ho trovato un ortopedico qui a Santo Domingo e domani, forse, mi operano, mi devono mettere un chiodo di titanio», aveva annunciato a fan e follower.

    Io penso positivo / perchè son vivo…

    Successivamente era rientrato in Italia, affrontando la fisioterapia e, lo scorso gennaio, un ulteriore operazione. Intervento necessario «per ricostruire il femore che non era allineato correttamente» dopo la prima operazione subita nel Paese caraibico. Da uomo che pensa positivo… aveva poi rassicurato il suo pubblico: «Da oggi stesso riprendiamo il viaggio verso il recupero, ci vorrà ancora il tempo necessario di fisioterapia e allenamento ma la direzione è verso il recupero di tutte le funzioni». Intanto però, per passare il tempo, «scrivo canzoni». Finalmente il momento di tornare all’azione sembra essere arrivato.

    Gli hashtag del ritorno nel 2025

    I suoi hashtag del momento, #palajova, #2025, #oracominciamo, #palajova2025, sintetizzano le novità imminenti. Jovanotti torna ai live e lo farà il prossimo anno. Per ore nessun dettaglio su luoghi e date… ma la notizia ha fatto subito il giro del web, accolta con grande felicità dal cosiddetto “popolo della Rete”.

    L’amica e collega Elisa gli risponde

    La collega Elisa è la prima a gioire digitalmente: «Eeeee andiaaamooo» ha scritto su Instagram commentando il post sul PalaJova 2025. «Let’s goooo», «Queste sono le big news che svoltano la giornata», «Olè», «Evviva» qualcuno commenta.

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      Musica

      Madonna canta in italiano e incanta: la nuova era firmata Dolce & Gabbana

      Tra moda, musica e memoria collettiva, Madonna sceglie un classico del 1968 come manifesto di libertà femminile, rinnovando il sodalizio artistico con Domenico Dolce e Stefano Gabbana.

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      Madonna

        Madonna torna a sorprendere il pubblico globale, ma questa volta lo fa scegliendo una strada inaspettata: cantare interamente in italiano. La pop star è il volto – e la voce – della nuova campagna di Dolce & Gabbana per il profumo The One, lanciata l’8 gennaio, e interpreta una versione inedita di La Bambola, storico brano portato al successo da Patty Pravo nel 1968. Una scelta che unisce nostalgia, audacia e un messaggio ancora attualissimo di emancipazione femminile.

        Il brano è stato registrato appositamente per la campagna e accompagna un video dal forte impatto cinematografico, diretto dal fotografo e regista Mert Alas. Accanto a Madonna compare l’attore Alberto Guerra, in un racconto visivo che mescola seduzione, forza e controllo, elementi da sempre centrali nell’immaginario della cantante. La musica diventa così parte integrante della narrazione, non un semplice sottofondo, ma la chiave emotiva dell’intero progetto.

        La scelta di La Bambola non è casuale. Come ha raccontato Madonna in un’intervista al Corriere della Sera, quel brano l’aveva accompagnata già da bambina. Riascoltarlo oggi le è sembrato naturale, quasi necessario: una canzone capace di rappresentare una donna che rifiuta ruoli imposti e rivendica la propria autonomia. Un messaggio che dialoga perfettamente con il percorso artistico della pop star, da sempre simbolo di indipendenza e rottura delle convenzioni.

        Per Dolce & Gabbana, la collaborazione nasce da un legame che va oltre il lavoro. Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno descritto il progetto come una decisione condivisa, maturata in modo spontaneo. Quando si è parlato di rilanciare The One, il pensiero è andato subito a Madonna, considerata dagli stilisti l’ultima vera icona pop, capace di attraversare le epoche senza perdere forza né identità.

        Sul set, raccontano i due designer, Madonna ha confermato la sua fama di artista rigorosa e consapevole. Nulla è stato lasciato al caso: abiti, inquadrature, atmosfera. Ogni dettaglio è stato discusso e voluto. Una precisione che non nasce dal controllo fine a se stesso, ma da una visione chiara del racconto da costruire. Ed è proprio questa sicurezza, spiegano, che rende il lavoro con lei così naturale.

        La collaborazione tra Madonna e Dolce & Gabbana affonda le radici negli anni Ottanta e si è sviluppata nel tempo attraverso sfilate, eventi e campagne rimaste nella memoria collettiva. Un rapporto fatto di stima reciproca, ma anche di una certa soggezione dichiarata dagli stilisti, che non nascondono di considerarla ancora oggi un mito assoluto.

        Con questa campagna, Madonna non si limita a prestare il volto a un profumo: reinterpreta un classico della musica italiana, lo fa suo e lo restituisce al presente, dimostrando ancora una volta come moda, musica e identità possano fondersi in un unico linguaggio potente e universale.

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          Musica

          Max Pezzali ospite fisso di Sanremo, Mauro Repetto apre (con ironia) alla reunion degli 883: “Sono a disposizione in tutte le birrerie della città”

          Max Pezzali si avvia a diventare un volto ricorrente del Festival di Sanremo, tra ospitate, citazioni e nostalgia pop anni Novanta. E mentre il pubblico sogna, Mauro Repetto — l’altra metà storica degli 883 — riapre alla possibilità di una reunion, ovviamente a modo suo: con una battuta che profuma di birrerie liguri e ironia disarmante.

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            C’è chi a Sanremo ci torna per rilanciarsi e chi, invece, rischia di diventare un’istituzione parallela. Max Pezzali sembra appartenere sempre più alla seconda categoria. Negli ultimi anni, il suo nome è tornato ciclicamente a orbitare intorno al Festival, tra ospitate, citazioni, omaggi espliciti e impliciti. E ora, l’idea che Pezzali possa essere una sorta di “ospite fisso” dell’Ariston non suona più come una provocazione, ma come una possibilità concreta.

            Il pubblico c’è, la nostalgia pure. Gli anni Novanta sono diventati patrimonio emotivo nazionale e Pezzali ne è, nel bene e nel male, il principale custode. Ogni sua apparizione sanremese viene accolta come un rito collettivo: cori, meme, revival, generazioni che si sovrappongono. Sanremo lo sa e, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di rinunciare a questo capitale emotivo.

            L’ombra lunga degli 883

            Ma quando si parla di Max Pezzali, prima o poi si torna sempre lì: agli 883. A quell’alchimia irripetibile che ha segnato un’epoca e che, ufficialmente, non esiste più da decenni. Eppure, come tutte le grandi storie pop, non smette mai di tornare.

            A riaccendere la miccia è stato Mauro Repetto, l’ex sodale, l’altra metà del mito, oggi figura quasi leggendaria per la sua traiettoria fuori dagli schemi. Alla domanda su una possibile reunion sanremese, Repetto non ha chiuso la porta. Anzi, l’ha lasciata socchiusa con una battuta che è già diventata virale: “Sono a disposizione in tutte le birrerie di Sanremo”.

            Una frase che è, insieme, una presa in giro del sistema, un omaggio allo spirito originario degli 883 e un modo elegantissimo per non dire né sì né no.

            Ironia, distanza e affetto mai rinnegato

            Chi conosce Mauro Repetto sa che il suo rapporto con il passato non è mai stato rancoroso, ma nemmeno nostalgico in senso tradizionale. Repetto non vive di revival, li osserva da lontano, li commenta, li smonta con ironia. E proprio per questo, quando apre — anche solo scherzando — a una reunion, il gesto pesa più di mille dichiarazioni solenni.

            Il punto è che una reunion degli 883 a Sanremo sarebbe molto più di un’operazione musicale. Sarebbe un evento simbolico, una chiusura del cerchio, un cortocircuito emotivo per almeno tre generazioni. Ed è forse proprio per questo che nessuno ha fretta di renderla reale.

            Pezzali e Sanremo: una relazione ormai stabile

            Nel frattempo, Max Pezzali continua il suo percorso solido, rassicurante, quasi istituzionale. I suoi concerti riempiono stadi, le sue canzoni vivono di una seconda giovinezza e Sanremo rappresenta il luogo perfetto per ribadire tutto questo senza rischi.

            Un’eventuale presenza fissa al Festival, come ospite ricorrente o figura “di casa”, rientrerebbe perfettamente nella logica di un Sanremo sempre più attento alla memoria collettiva. Pezzali non divide, non provoca, non spiazza: unisce. E questo, per il Festival, è oro puro.

            Reunion sì, reunion no: il bello dell’attesa

            Per ora, la reunion resta sospesa tra sogno e battuta. Nessun annuncio, nessun progetto concreto, solo una frase buttata lì — tra una birra immaginaria e un sorriso — che basta però a rimettere tutto in moto. Fan, social, titoli, ipotesi. Sanremo compreso.

            Forse è proprio questo il segreto degli 883: continuare a esistere anche senza tornare davvero. Lasciare che l’idea di una reunion sia più potente dell’evento stesso. E intanto, Max Pezzali può continuare a frequentare l’Ariston come un vecchio amico di famiglia, mentre Mauro Repetto osserva la scena da lontano, pronto — almeno a parole — a farsi trovare.

            Magari non sul palco. Ma di sicuro, in qualche birreria.

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              Musica

              Il no di Emma a Carlo Conti: “L’amore non mi basta” torna virale e lei rifiuta Sanremo 2026 nel momento della sua rinascita

              Con “L’amore non mi basta” riscoperta dal popolo di TikTok e un autunno da protagonista, Emma Marrone ha declinato l’invito di Carlo Conti a tornare in gara a Sanremo 2026. Una scelta ponderata, arrivata dopo una breve riflessione, che racconta un’artista consapevole del proprio tempo e del proprio percorso, più interessata a proteggere un momento favorevole che a rincorrere l’ennesima consacrazione sul palco dell’Ariston.

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                C’è un momento, nella carriera di un’artista, in cui dire “no” pesa quanto – se non più – dire “sì”. Emma Marrone lo sa bene e, a quanto filtra, lo ha dimostrato ancora una volta declinando l’invito di Carlo Conti a tornare in gara a Sanremo 2026.

                L’invito non è arrivato a freddo. Anzi. Emma sta vivendo uno dei suoi momenti più luminosi degli ultimi anni: merito di una strana, potentissima alchimia che si chiama TikTok. Grazie al cosiddetto “TikTok calcio”, il suo brano L’amore non mi basta, pubblicato nel 2013, è tornato a circolare in modo massiccio, entrando nelle playlist, nei reel, negli stadi virtuali e reali. Risultato: classifiche che risalgono, streaming che esplodono e una nuova generazione che scopre – o riscopre – Emma senza filtri e senza nostalgia.

                Il momento d’oro e la telefonata che pesa

                È in questo contesto che, già in autunno, Carlo Conti avrebbe provato a convincerla a rimettersi in gioco all’Ariston. Un ritorno che, sulla carta, avrebbe avuto una sua logica: Emma è una vincitrice di Sanremo, una figura riconoscibile, un’artista che sa stare sul palco e reggere la pressione del Festival come poche altre.

                Ma proprio perché il momento è così favorevole, la cantante avrebbe scelto di fermarsi, riflettere e poi dire no. Non un rifiuto impulsivo, non una chiusura polemica. Piuttosto una decisione lucida, maturata in poco tempo, ma con idee molto chiare.

                Sanremo non è sempre la risposta

                Per un’artista come Emma, Sanremo è un capitolo già scritto più volte. Tornarci “per forza” rischia di trasformare un’opportunità in una trappola narrativa: l’ennesimo ritorno, l’ennesimo confronto con se stessa, l’ennesima aspettativa da soddisfare. Dire no, invece, significa sottrarsi a un copione già visto e scegliere di capitalizzare un successo nato in modo spontaneo, fuori dai meccanismi tradizionali.

                Il paradosso è tutto qui: mentre Sanremo resta il centro simbolico della musica italiana, Emma oggi è forte proprio perché non ne ha bisogno. Il pubblico l’ha riportata al centro senza passare dall’Ariston, e lei sembra intenzionata a rispettare quel segnale.

                Da Amici a oggi, una carriera senza scorciatoie

                Dagli esordi ad Amici a oggi, Emma ha costruito una carriera fatta di scelte spesso controcorrente, di cadute pubbliche e risalite lente, mai scontate. Il rifiuto a Sanremo 2026 si inserisce perfettamente in questa traiettoria: non una fuga, ma una presa di posizione.

                In un’industria che spinge sempre a esserci, a non mancare l’appuntamento, a occupare lo spazio prima che lo faccia qualcun altro, Emma sceglie di aspettare. O, semplicemente, di andare altrove.

                Un no che suona come una conferma

                Il “no” a Carlo Conti non chiude porte, non brucia ponti e non spegne i riflettori. Al contrario, racconta un’artista che sa leggere il presente e che preferisce proteggere un momento autentico piuttosto che sovraesporlo. Sanremo può attendere. O forse non serve affatto.

                Per ora, a Emma basta quello che ha: una canzone tornata viva, un pubblico trasversale e la libertà – rara, preziosa – di poter scegliere.

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